5 punti per fare chiarezza, di Federico Barli

Di fronte a chi distorce la storia politica per convenienze personali, ci sono due strade. La prima è arrendersi, la seconda è incaponirsi e provare a chiarire le cose, anche a rischio di sembrare ripetitivi. Ma è un rischio che affronto volentieri, soprattutto per rispetto dei cittadini e dei militanti Pd che hanno fiducia in me: ripetere una bugia mille volte con l’obiettivo di farla diventare verità è onestamente una tattica che non mi appartiene, né appartiene a una cultura democratica come la nostra. Vado dunque per punti, in omaggio alla chiarezza e alla brevità.

  1. Federica Pecunia e io abbiamo in comune il sostegno a Gianni Cuperlo durante il congresso nazionale del 2013 e quello a Giovanni Lunardon nel congresso ligure del 2014. Lei è stata eletta presidente dell’assemblea del partito e, dopo le dimissioni del segretario Michelucci, è stata chiamata a coordinare la cosiddetta Commissione dei 9 che dovrà garantire il percorso fino al prossimo congresso; io sono invece entrato a far parte della segreteria regionale, dove ho svolto il compito di responsabile della comunicazione fino al commissariamento.
  2. La mia storia politico-amministrativa parla da sola: non ho mai agito per interessi personali (per me, infatti, la politica è un servizio alla comunità, e per servire bene c’è bisogno di libertà e di autonomia), tanto meno per interessi di altre persone. Mi fa sorridere – e da un lato mi amareggia – la definizione di me, che leggo oggi su un giornale, come di un “valvassore di Andrea Orlando”: se la mia amicizia per il ministro e la mia stima personale nei suoi confronti sono note a tutti, dovrebbero esserlo anche le divergenze di opinioni e di scelte che nel corso degli anni abbiamo manifestato, in varie occasioni. Così non è, probabilmente per l’analisi frettolosa di chi si è abituato a credere che le carriere politiche si giochino tutte su momentanee appartenenze; da parte mia, invece, rivendico con orgoglio un’unica appartenenza politica: quella al Partito democratico, che oggi si è assunto la responsabilità non facile di portare l’Italia fuori dalla palude.
  3. Proprio il bene del Pd è stato, per me, una stella polare in tutto questo periodo, anche quando le lotte tra gli schieramenti interni si sono fatte più aspre. Penso, ad esempio, alle anomalie del tesseramento spezzino: di fronte a numeri in controtendenza con il dato nazionale, non ho avuto esitazioni nel chiedere le doverose verifiche, tuttora in corso; penso al mio impegno costante e continuo nei circoli, o a quello nel consiglio comunale di Pignone, dove proprio il Pd locale mi ha chiesto di portare il mio contributo e la mia esperienza.
  4. Dividere il mondo in renziani e antirenziani (chissà perché “feroci”, poi) dà l’idea di una strategia a tavolino per monetizzare posizioni politiche vecchie di due anni e mezzo. Se questi fossero i canoni per la scelta del nuovo segretario, potrei allora tirar fuori dall’armadio la mia divisa scintillante di renziano della preistoria, visto che partecipavo alla Leopolda con curiosità quando esserci era un atto di coraggio e non di conformismo. Ma siccome la distinzione non mi interessa, né credo che interessi ai nostri cittadini (che, per dirla con il presidente del Consiglio, non si appassionano ai problemi interni del Pd), chiederei l’onestà intellettuale di giudicare le persone in base a quello che hanno fatto e che continuano a fare per il partito, anziché in base alla maglietta che indossano per la stagione in corso.
  5. Una città come La Spezia presenta problematiche complesse, alcune delle quali (piazza Verdi, Saturnia, il porto, il quartiere umbertino, la dismissione Enel) sono ancora aperte e richiedono attenzione quotidiana: sarà forse per questo motivo che il sindaco ha perso il filo della narrazione politica, che gli auguro – per il bene dei cittadini – di recuperare in fretta. Su una cosa, però, non posso transigere: l’avere tolto le deleghe a un assessore valido come Andrea Stretti per mere ragioni di posizionamento interno, aprendo di fatto una crisi di fiducia dentro la giunta e causando l’uscita di altri assessori impegnati in deleghe strategiche. Tutto questo per il bene della città? A me non sembra, ma avremo comunque modo di discuterne apertamente e collegialmente giovedì 17, nella direzione dell’unione comunale del Pd fissata alle 21.

Tanto dovevo alla verità dei fatti e a tutte quelle persone che, con storie differenti, si sono trovate nelle ultime settimane a sostenere la mia candidatura a segretario provinciale, convinte che la mia storia personale e la mia coerenza politica possano essere un arricchimento per il partito e non un problema.

Federico Barli

Advertisements
Annunci
Annunci