Sequestro Cantiere Valdettaro, parlano le Associazioni Ambientaliste

PORTO VENERE- Apprendiamo dalla stampa (LA NAZIONE ed IL SECOLO XIX) dell’avvenuto sequestro preventivo di parte del Cantiere Valdettaro, alle Grazie di Porto Venere.

Nell’ottobre 2015 avevamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica elencando le operazioni edilizio/urbanistiche in corso presso il Cantiere Valdettaro apparentemente senza le necessarie autorizzazioni, operazioni derivanti da un Protocollo di Intesa sottoscritto nel 2009 da Comune di Porto Venere, Autorità Portuale e Cantiere Valdettaro. A seguito degli accertamenti deI GIP e del PM si è addivenuti al sequestro preventivo dell’area interessata da tali interventi.
Subito, fin dal 2009 alla firma del Protocollo di Intesa, avevamo espresso la nostra contrarietà a tale “operazione urbanistica” dapprima attraverso la presentazione di osservazioni ed infine, inascoltati dall’allora Amministrazione Comunale, con la presentazione nel 2010 di un ricorso al TAR, tuttora pendente, ritenendo l’intera operazione in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti (PUC, PRP ecc.) e realizzata in danno alla collettività. Eludendo l’obbligo di Piano Particolareggiato previsto nel PUC, invece di essere restituita al paese un’area di 5100 mq ne veniva restituita una minima parte (1600 mq) a fronte della realizzazione di nuovi piazzali con riempimenti a mare (per oltre 2000 mq) non previsti dai piani urbanistici vigenti.

Dobbiamo purtroppo registrare un incomprensibile attendismo del Comune di Porto Venere che pur essendo a conoscenza della realizzazione di opere senza le dovute autorizzazioni almeno dall’aprile 2015 (come si evince dal verbale del Collegio di Vigilanza del 20/04/2015 sull’attuazione del Protocollo d’Intesa) non è praticamente intervenuto se non dopo il nostro esposto e le indagini della Procura della Repubblica. Da notare che le opere riguardanti la trasformazione delle tettoie in capannoni (e quindi in volumetria a tutti gli effetti) sono iniziate “sotto elezioni”, nella primavera 2013 a cavallo  tra l’Amministrazione Comunale Nardini e l’attuale Amministrazione Comunale e completate successivamente nell’estate in piena Amministrazione Cozzani; i piazzali invece sono stati realizzati sotto gli occhi di tutti tra aprile e giugno 2015.

Per quanto riguarda la parte idraulica relativa all’inedificabilità in area esondabile pare necessario chiarire che la stessa era gia’ determinata al momento della sottoscrizione del Protocollo (essendo stata definita dal Piano di Bacino della Provincia della Spezia ben prima del 2009);  appare quindi quantomeno superficiale sostenere che si possa sclassificare l’area esondabile con un solo intervento sul Canale Ria (così come è stato scritto anche nel Protocollo d’Intesa) dal momento che l’area risulta esondabile per la presenza di due canali: il fosso Baccioni e appunto il canale Ria; fra l’altro la problematica di difficile soluzione in relazione al Canale Ria è la presenza dell’edificio scolastico costruito proprio sopra il canale stesso, a monte dell’area del Cantiere Valdettaro.

Rimaniamo quindi perplessi di come gli Enti continuino imperterriti nella predisposizione di Conferenze di Servizi e di altri canali autorizzativi relativamente a singole opere previste dal Protocollo d’Intesa del 2009 che riteniamo fallace all’origine sia sotto gli aspetti idraulici (Piani di Bacino) che urbanistici (PUC e PRP) peraltro con giudizio ancora pendente al TAR LIGURIA.  Aggiungiamo anche che la procedura autorizzativa seguita, Intesa Stato Regione, è a nostro parere anomala per un intervento così limitato, è una procedura che si utilizza solitamente per interventi a carattere strategico nazionale.

Per quanto attiene alla risposta dell’azienda che lamenta problematiche a seguito del sequestro preventivo con ripercussioni in relazione all’attivita’ produttiva, riteniamo che il lavoro si difenda con il rispetto delle regole e non certo con lo snellimento quando non con l’inosservanza di norme e regolamenti e che gli Enti e le Amministrazioni abbiano il dovere di vigilare perché ciò accada.

Alla luce di quanto avvenuto e degli iter giudiziari in corso suggeriamo agli Enti, a qualsiasi titolo competenti nell’operazione di cui sopra, un ripensamento su quanto gia’ approvato, a partire dal Protocollo d’Intesa del 2009, annullando gli atti in autotutela e ripristinando le normali procedure pianificatorie ed autorizzative previste dagli strumenti urbanistici vigenti.

Comitato di Salvaguardia ambientale delle Grazie Fabio Carassale,  Associazione Posidonia  Gabriella Reboa,  Associazione VAS Verdi Ambiente e Società Franco Arbasetti

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