La striscia continua di Marcello Delfino

LA SPEZIA – La squadra cresce, i tempi per essere al meglio sembrano quelli giusti visto che mancano tredici partite alla fine del campionato, sette in trasferta e sei in casa.

Lontano dal Picco ci aspettano Avellino, Entella, Cagliari, Crotone, Vicenza, Latina e Como.

Nel nostro bunker arriveranno Modena, Trapani, Novara, Pescara, Brescia e Ascoli.

Ma noi , da veri masochisti, speriamo naturalmente di soffrire ancora oltre.

Come si vede partite facili non ce ne sono più, ammesso che ci siano mai state.

Fra chi lotta per non retrocedere, chi aspira alla promozione diretta, chi ambisce ai play off e chi cerca di evitare i play out, più o meno tutte le squadre hanno obiettivi da raggiungere.

Ma questo vale per tutti, anche i nostri competitori avranno gioco difficile ogni settimana.

E lo Spezia è in un momento di grande salute tecnica, fisica e mentale.

Il lavoro di Di Carlo e del suo staff ci hanno ridato una squadra che diverte e si diverte, concentrata, sicura dei propri mezzi, serena e determinata, pronta a reagire anche nei momenti più delicati, cinica ed anche capace di attirare e di sfruttare quel po’ di fortuna che è sempre necessaria perché tutte le ciambelle riescano col buco.

Silenziate le scomposte ed inopportune guasconate societarie, il campo è tornato ad essere l’ unico obiettivo su cui concentrare forze ed orientare entusiasmi.

Gli sportivi, quasi istintivamente, riconoscono al volo lo spirito di gruppo ritrovato e la voglia di vincere insieme in un mondo dove spesso prevalgono individualismi, egoismi, personalismi.

Il pubblico capisce, si immedesima, si fa dapprima trascinare e poi trascina e fa diventare il “Picco” uno stadio dove il fattore campo conta per davvero, lo stadio che applaude a scena aperta i suoi ragazzi anche quando escono senza i tre punti ma orgogliosi della loro fatica e degni comunque di gratitudine per avere profuso tutte le forze a disposizione.

Alla fine della partita col Cesena non si sentivano le ordinarie lamentele per non avere conquistato i tre punti che certo avrebbero regalato una classifica ancora più interessante, ma si esprimeva il generale apprezzamento per una partita giocata bene contro un avversario forte, che si era messa ingiustamente per il verso sbagliato e che in altre circostanze non avremmo certamente rimediato.

Sempre meglio gli innesti dei nuovi arrivati e dei vecchi riscoperti e rivitalizzati, la generosità di tutta la squadra nasconde i limiti di una difesa che continuo a ritenere insufficiente anche se i numeri attuali dimostrano il contrario.

Per essere ipercritici, meglio così, continua a convincermi poco la gestione dei nostri giovani.

Le prestazioni sul campo mi confermano nella convinzione che Acampora sia il più pronto dei tre – Ciurria, Vignali e appunto Acampora – e non credo che si faccia un buon servizio a Ciurria costringendolo a confronti per i quali non sembra ancora maturo.

Una perplessità che invece voglio esprimere senza velature è il problema che riguarda i segnalinee.

Difficile vedere, quest’anno, un assistente di linea che svolga il suo ruolo senza sbavature e con sufficiente professionalità.

Rincorrono il pallone come se guardassero la partita, gratis, e non riescono a trovarsi mai nella posizione corretta per poter giudicare il fuori gioco, sbandierano per quel che vedono alla fine dell’azione o a seconda delle sollecitazioni del pubblico. Insomma, non aiutano mai l’arbitro a fare la scelta giusta.

Penso che questo sia un handicap di non poco conto per i direttori di gara che non possono decidere tutto da soli e che ogni volta che vedono alzarsi la bandierina temono di fare una figuraccia.

Forse per fare fronte al gran numero di risorse impegnate in serie A – arbitro, guardalinee, assistenti dietro le porte, quarto uomo – si finisce per accontentarsi, in serie B, di personale di scarsa qualità.

Il tifo della gradinata, mi piace sempre chiamarla così, e della tribuna lato spogliatoi deve dunque svolgere appieno il suo ruolo di convincimento nei confronti dei segnalinee, naturalmente senza eccedere in performances fuori dalle regole.

Mi piace esprimere, in questo quadro certamente soddisfacente, un apprezzamento per il pubblico tutto, quello della curva che, oltre ad avere ritrovato motivazioni ed entusiasmo, dimostra di meritare la fiducia riposta con l’abbattimento della ingombrante rete di protezione, e quello della gradinata che lascia ormai solo pochi scimmioni ignoranti ad ululare verso i giocatori avversari di colore.

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