“La Spezia città di mare e di terra, esempio tipico di rigetto da parte delle istituzioni della partecipazione democratica dei cittadini sulle scelte della massima importanza per la città ovvero sviluppo, occupazione e ambiente.”

LA SPEZIA- Nella nostra città, intesa come terra e mare, assistiamo, negli ultimi anni, a una specie di “balletto decisionista” sulle scelte dell’Autorità Portuale, del Comune e di tutte le altre Istituzioni che agiscono sul nostro territorio e prendono tutte le decisioni riguardanti la città e, di conseguenza, i cittadini senza alcun confronto con gli stessi e senza valorizzare in alcun modo la partecipazione democratica (posto che si sia ancora in democrazia)della comunità  nella quale viviamo.
Ed ecco di fronte a tutti noi il risultato: un mare  con un inquinamento  che va sempre aumentando a causa di insediamenti ad alta pericolosità ambientale,  soprattutto tenendo conto che il nostro è un piccolo Golfo che potrebbe essere meraviglioso, se avessero evitato di utilizzarlo come porto mercantile ma se avessero incrementando il turismo.
L’Autorità Portuale, campionessa di mancati confronti partecipativi, appiattita sugli interessi di imprese che col Porto si arricchiscono e che non vorrebbero cedere nemmeno un millimetro della zona a mare(magari anche a terra ove fosse possibile) per altri scopi,certamente meno invasivi per la città ma che tendono a cementificare più che possono per movimentare container. La cosa è però insostenibile, per la città, sia sulla costa che sul mare; il Comune, poco attento alla condizione di vita dei cittadini, si guarda bene dal cercare il confronto pur sapendo che spesso il rumore di notte è tale da tener svegli tutti (vedi la notte tra venerdì e sabato in cui da Ponente a Levante nessuno è riuscito a dormire per una mega portacontainer trainata  da rimorchiatori che entrava in rada e le telefonate sono state molteplici naturalmente senza alcun risultato).
In sostanza quello che loro decidono deve andar bene per tutti come se loro fossero i principi delle scelte positive (ne avessero fatta una) mentre in realtà hanno atteggiamenti che sfiorano prepotenza e presunzione, cioè cose che non portano da nessuna parte perché non hanno ampia condivisione cittadina.

No! Non è certo questo il modo di fare di una democrazia partecipata. Occorre discontinuità e maggior ascolto alla voce dei cittadini che da tempo ormai dicono loro  che sono stanchi di questo andazzo.

Per i Quartieri Del Levante

Franco Arbasetti e Rita Casagrande.

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