“Cielo tagliato” del Gruppo Teatrale “Lo Scantinato” giovedì 10 alla Dialma Ruggiero

LA SPEZIA- L’Associazione Culturale  “ Le Metamorfosi dell’Acqua ” – attiva sul territorio ligure dal 1997 con laboratori teatrali, stage, seminari e produzione spettacoli a sfondo prevalentemente sociale – ed il  Gruppo Teatrale “Lo Scantinato”, diretto da Alessandro Albertini, in occasione delle iniziative legate alla festa della donna, mette in scena lo spettacolo “Cielo tagliato” alla Dialma Ruggiero, giovedì 10 marzo alle ore 21:15.

Un luogo diviso a metà.
Quattro donne.
Due Etnie.
Due punti di vista.
Due realtà.
Una linea rossa divide lo spazio in due nuclei famigliari.
Da una parte abbiamo l’appartamento di Rebecca, un’insegnante israeliana che, dopo aver perso   l’udito in un attentato dentro un supermercato, vive insieme alla sorella maggiore, Rachele.  
Dall’altra parte possiamo vedere un luogo di preghiera dove Fatima, una giovane ragazza araba, incontra l’anima della sorella morta, Amina, una martire di Allah.
Rebecca, malgrado abbia perso l’udito in un attentato, cerca di capire le ragioni del perché si possa essere arrivati a quel punto e che cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione e vivere, finalmente, in pace. Rachele, invece è spaventata e, malgrado non abbia nessuna fiducia nel futuro e negli  “Altri”,  per nulla al mondo abbandonerebbe la sua casa e la sua terra. 
Fatima è molto giovane e, anche se è vero che in certe realtà si cresce prima che in altre, certe cose non le capisce, non ancora, non sa darle un peso… come è giusto che sia… per questo chiede alla sorella Amina  di spiegarle il perché del suo gesto e che cosa ha sentito, che cosa ha provato…
Amina non ha incertezze, ha avuto quello che voleva… essere una martire di Allah, essere una guerriera che risplende di luce…così cerca di far capire a Fatima il perché, con un’analisi dei fatti, fredda, precisa, senza giri di parole.
E il susseguirsi delle parole, dei dialoghi, sia in un luogo che nell’altro, tessono un manto di dolore che tutte e quattro sono costrette ad indossare, per continuare a vivere e, forse, sperare nel futuro.   

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