Caccia di selezione, botta e risposta tra animalisti e selettori

LA SPEZIA– Giovedì 25 febbraio abbiamo pubblicato questo articolo (Caccia di selezione, animalisti esasperati), al quale, su un’altra testata, aveva risposto Domenico Agosto, referente provinciale dell’Ambito territoriale caccia e per la gestione e il controllo dei cinghiali in tutta la bassa Val di Magra (Controllo dei cinghiali, è scontro tra animalisti e selettori). Gli animalisti hanno mandato la loro controreplica, che inizia citando la recente legge regionale scempio Remaschi, un piano straordinario che prevede l’abbattimento di di qualcosa come 250.000ungulati per i prossimi tre anni, tra cinghiali e caprioli.
Contro questa epocale carneficina si sono levate numerose voci tra intellettuali, scrittori e naturalisti (tra cui antropologi, medici, veterinari, esperti faunistici) e personaggi di spicco e di rilievo del calibro di, tanto per citarne alcuni, Dacia Maraini, Franco Battiato, Gianni Tamino; numerosi anche i firmatari di una petizione per fermare il massacro (www.restiamoanimali.it).
Citando le parole di alcuni firmatari, si evidenzia in particolare il pensiero del Prof. Luigi Lombardi Vallauri:
[..] Manca uno studio imparziale che quantifichi e qualifichi in modo oggettivamente controllabile dalla cittadinanza e dalle associazioni il presunto danno causato dagli animali condannati a morte. Una volta accertato accuratamente il danno vedrei, primariamente, una politica non di sterminio ma di propiziazione della convivenza uomo-ungulati-ambiente, analoga per esempio a quella prevista, per le valli piemontesi delle mie origini, dalla normativa sul rapporto con il lupo. E solo sussidiariamente, qualora il danno risultasse non altrimenti prevenibile, vedrei un esame attento delle possibilità tecniche di riduzione del numero dei cinghiali e dei caprioli – un’eventualità comunque antiestetica e dolorosa – non attraverso l’uccisione seguita dalla vendita delle carni degli animali uccisi, ma attraverso la sterilizzazione, meglio se non chirurgica, di un numero – il minimo possibile – di esemplari. Ovviamente andrebbe reso rigoroso ed effettivo il divieto ai cacciatori dell’introduzione di cinghiali – come è avvenuto purtroppo finora – a scopo venatorio. Bisogna anche dire che i cacciatori con i loro cani a volte molestano i non cacciatori, in particolare i frequentatori dei boschi, non meno delle loro prede.[…]

Ancora, ci sembrano di particolare rilievo le dichiarazioni del giornalista Lorenzo Guadagnucci, che afferma:
“[…] è vero che l’assessore invoca la copertura dell’Ispra, ente pubblico preposto alla protezione dell’ambiente, ma non risultano censimenti veri e indipendenti, condotti senza la collaborazione degli stessi cacciatori.
Anche la valutazione secondo la quale gli animali “sono troppi” è diventata una verità che si autoafferma, senza discussione pubblica e senza un’analisi scientifica dei dati. Quanto al piano di abbattimento, non sono stati presi in considerazione i numerosi studi scientifici che dimostrano l’inefficacia di simili stragi: la popolazione di cinghiali tende a riformarsi rapidamente, perché lo scompiglio creato dalle uccisioni di massa accresce la fertilità delle femmine e perché i massacri non cambiano le condizioni ambientali […]
Infatti , secondo gli studiosi, la morte dei maschi dominanti (che nessun cacciatore è in grado di individuare e riconoscere) comporta il collasso della struttura del branco, anticipando l’estro nelle femmine, incrementando i tassi di natalità e spingendo i branchi a colonizzare nuovi spazi.
Ci piacerebbe sapere se il Sig. Domenico Agosto reputi tutti questi personaggi, un “branco” (per restare in tema) di incapaci privi di lungimiranza e buonsenso.

Concludiamo infine, testimoniando l’attendibilità delle foto che documentavano la presenza di capanni, postazioni di caccia, recinti, gabbie nelle aree protette del Parco di Montemarcello e limitrofi e che il signore in questione ha messo in discussione attribuendole ad immagini prese “qua e là dal web”, come si evince dalle nuove foto in allegato scattate ieri dai nostri attivisti, tornati appositamente in loco con tanto di giornale che ne riporta la data.

Il Parco di Montemarcello è (o dovrebbe essere) un’area protetta: già, ma protetta da chi? Ci pare che istituzioni, Comune e Sindaco siano decisamente latitanti in questo senso, vista la presenza, lo rimarchiamo, addirittura di bombole e macchine del caffè che allietano e rinfrancano la presenza dei cacciatori tra una fucilata e l’altra.
Siamo davvero amareggiati ed indignati; cosa ci attendiamo? Chissà, forse la prossima volta vi troveremo tv e spillatori per la birra…

(Federica Furlan)

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