Osservazioni sull’articolo di Paola Settimini sulla Palmaria.

Lusingato molto energicamente da una carissima amica, per non sembrare scortese mi trovo mio malgrado a dire la mia opinione sull’articolo di Paola Settimini sulla Palmaria, che me ne scusi la giornalista non mi pare tale da suscitare tante tempeste. A mio sommesso avviso, l’articolo parte da due presupposti completamente antitetici, ma anche complementari. Da un lato, solleva cartesianamente il dubbio sulla realtà. Operazione lecita soprattutto se fatta da un giornalista. Ora se l’Inquisizione non ha condannato Cartesio al rogo, non vedo perché accanirsi oggi su un articolo, che presta il fianco a molte critiche. Certo a Giordano Bruno è andata peggio, ma questa è un esito, che spero non si ripeta per la giornalista di LASPEZIAOGGI. Il secondo punto di vista, è l’uso della logica di Andreotti, penso che sia sua la citazione. E Andreotti non era certo un personaggetto, ma un politico, che in piena guerra fredda è riuscito a costruire una fabbrica in URSS, quindi uno, che, piaccia o no, ha molto da insegnare. Anche su questo punto non mi pare che sia il caso di mettere al rogo nessuno. Circa il merito dell’articolo, ho molte riserve, perché non si preoccupa di costruire un percorso positivo e di dare una prospettiva di lavoro. Da questo punto di vista, a difesa della giornalista si può osservare che costruire un percorso virtuoso è compito della politica e non di un giornale, il cui compito effettivamente oscilla tra i dubbi Cartesio e le perplessità di Andreotti, utilizzando i riferimenti della stessa giornalista. Circa mia opinione sulla partecipazione, l’ultima esperienza non è stata particolarmente fruttuosa, è stata, per quello che ne so, abbandonata. A mio parere, un progetto di partecipazione dovrebbe investire tutto il territorio: c’è la Torre di guardia di Fezzano, la Chiesa di S. Nicola, di cui Berghich ha scritto molto, la scuola elementare, le case del PEEP. Alle Grazie la questione delle aree demaniali, il rapporto col Cantiere Valdettaro, la questione dell’area Pittaluga. A Porto Venere le condizione delle costruzioni sotto il Castello, il S.Pietro e tante altre cose. Una partecipazione, secondo il mio modo di vedere, che non impongo a nessuno, deve investire tutto il territorio e non solo alcuni aspetti. Insomma una “partecipazione a singhiozzo” non mi pare sia vera partecipazione e le Commissioni, che spesso finiscono con manuale Cencelli, non mi convincono. Da ultimo, non mi convince neppure la tesi di Alessandra Ricci, perché le idee devono nascere tra le gente e non imposte dall’alto, come ormai è prassi.

di Vinicio Ceccarini 

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