Il delitto del conte di Neville recensione di Gaia Fabbri

Il delitto del conte Neville
di Amelie Nothomb
traduzione di Monica Capuani
design di Alberto Lecaldano
93 pagine 14,00 €
Voland 2016

Un altro bellissimo libro di Amelie Nothomb, un’autrice che non riesce a deludermi.
Dopo aver raccontato in tanti romanzi il Giappone, dove ha passato l’infanzia, la Nothomb torna al Belgio delle sue origini.
“Il delitto del conte di Neville” si ispira a un racconto di Oscar Wilde, Il delitto di Lord Arthur Savile, un romanzo poliziesco al contrario, nel quale si sa dal principio l’identità dell’assassino ma solo alla fine si scopre chi è la vittima.
Protagonista del romanzo è un aristocratico belga decaduto, costretto a vendere il suo castello, che decide di dare una lussuosissima festa di addio. Una veggente gli predice che ucciderà uno degli invitati. Il conte di Neville cerca disperatamente un modo per sfuggire al suo tragico destino.
Amelie Nothomb riesce come sempre ad affascinare e divertire il lettore anche in questa atmosfera noir, utilizzando un linguaggio ironico e trasportandoci nel suo universo surreale e irresistibile.

Amelie Nothomb nasce nel 1967 a Kobe, in Giappone, e, seguendo il padre diplomatico, trascorre l’infanzia in vari paesi dell’Asia e dell’America. Nel 1992 viene pubblicato in Francia da Albin Michel il suo primo romanzo, Igiene dell’assassino, che diventa il caso letterario dell’anno. Da quel momento pubblica un romanzo all’anno (in Italia con Voland).

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