Caccia di selezione, animalisti esasperati

LA SPEZIA– Ci scrive Federica Furlan, attivista animalista, per denunciare la questione della caccia cosiddetta di selezione. Allega alla sua lettera alcune foto scattate da un’attivista nel parco naturale di Zanego e che documentano il passaggio dei cacciatori: costruzioni, recinzioni, capanni con tanto di bombole per prepararsi caffè… in un parco naturale??? Scrive la Furlan. Oltre al danno paesaggistico, si paventa anche un’esplosione o un incendio, mettendo a rischio il bosco e l’incolumità degli animali che vi abitano. “La caccia” si legge ancora “rappresenta oggi un vero e proprio cancro che esasperati cittadini, ambientalisti ad animalisti non sanno più come fronteggiare… “Caccia di selezione per controllo faunistico”, “battute di contenimento” per ovviare ad un sovrappopolamento che è riconducibile poi esclusivamente alla mano dell’uomo. Agricoltori ed istituzioni infatti considerano la caccia come attività necessaria e risolutiva per far fronte al problema quando il disequilibrio esiste solo perché i cacciatori stessi contribuiscono artificiosamente all’accrescimento delle popolazioni di questi animali attraverso le immissioni sul territorio e la pasturazione durante l’inverno, in modo che continuino a riprodursi e aumentino di numero, per poi ritrovarsi golosi bottini da spartire tra loro e spacciare di frodo nei ristoranti! 
A dicembre si chiude la stagione ma puntualmente viene concessa una deroga in quanto il numero di capi abbattuti non è stato raggiunto”.
E, a dichiarare il numero dei capi abbattuti, sono i cacciatori.
Dovrebbe ormai essere chiaro che tali uccisioni non servono a ridurre il numero di animali, visto che vengono compiute ogni anno e non hanno mai risolto nulla. Inoltre la strage di esemplari non è risolutiva in quanto è stato dimostrato che più ne si uccidono più questi si riproducono per istinto conservativo della specie”. E “siamo nauseati” continua la lettera, da personaggi come il Sindaco di Lerici Paoletti e il senatore sarzanese Caleo. Il primo, in un incontro con gli attivisti, aveva dichiarato di voler fronteggiare il problema di sovrappopolamento dei cinghiali senza uccisioni, ma in un articolo dichiara di “mettersi nelle mani dei cacciatori” per ripulire il sito di Barbazzano. Il secondo, addirittura, definisce la caccia una “nobile tradizione” e sostiene l’uso dei richiami vivi in barba alle normative europee ed alla recente tirata d’orecchie all’italia da parte del’U.E proprio su sull’utilizzo di questi strumenti, considerati particolarmente crudeli e causa di indicibili sofferenze per gli animali.

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