Turismo, paesaggio e ambiente: servono buone idee e condivisione, non steccati. Di Vittorio Alessandro

Il turismo delle Cinque Terre deve essere governato dalle stesse Cinque Terre: Ente Parco, Amministratori e portatori di interesse.Ciò detto, sono infondate le preoccupazioni emerse in questi giorni (Riomaggiore, 18 Febbraio 2016).

Ha fatto rumore sentir parlare di numero chiuso, ma il Parco delle Cinque Terre non ha cancelli (anche volendone chiudere), e il suo territorio ha soltanto bisogno di sapere, in anticipo, e di poter governare entità e caratteristiche dei flussi turistici; la convenzione con l’Università di Venezia, che il Parco ha recentemente stipulato, mira proprio a questo obiettivo.

Ha colpito l’idea che si dovesse, fin da ora, prenotare la visita ai borghi ma, quella rivolta ai Sindaci e al territorio, è l’offerta di usare uno straordinario strumento esistente, la Cinque Terre Card, per qualificare e mirare l’accoglienza.

Si è parlato poi del rischio di allontanare i turisti dalla via dell’Amore, ma la via dell’Amore è chiusa da tre anni è mezzo, purtroppo lo resterà ancora per un po’.

Il sistema delle prenotazioni non deprime il turismo, piuttosto ne aumenta l’appeal e istituisce anzi un patto virtuoso fra visitatore ed ospite che eleva la qualità dell’accoglienza, rendendo il visitatore
più riconoscibile ed obbligando il residente a una maggiore attenzione verso il proprio territorio.

Non è vero che esso apra necessariamente la strada a chi ha più soldi o a chi arriva prima, perché con la gestione dei flussi si può selezionare, fra “i turismi”, il più stanziale, quello degli studenti, delle famiglie, il percorso più consapevole.

Il turismo non può e non deve essere subìto, non è una manna da mettere in tasca una volta per sempre. Le reazioni di questi giorni
segnalano anzi quanto esso sia umorale, esposto alle emozioni ancor più che la borsa.

Se si vuole davvero salvaguardarlo, non va accolto come una rendita
eterna, soprattutto in un territorio così piccolo e fragile come ilnostro.

Vanno dunque costruite e ben governate strutture che conservino nel tempo il patrimonio culturale e ambientale e insieme la qualità dell’accoglienza. Come ha sottolineato ieri il Sottosegretario Ilaria Borletti, bisogna saper valorizzare i territori (tutti, anch’essi,
irripetibili) collocati non lontano da quelli – Firenze, Venezia, le Cinque Terre – che hanno già conquistato un’immagine internazionale.

E infine, ma non per ultimi, gli aspetti che riguardano la sicurezza.
Durante la stagione estiva il Parco spende risorse per gestire al meglio l’accoglienza, rafforzando l’azione del Corpo Forestale, di Vigili del Fuoco, della Capitaneria di Porto e mettendo in campo volontari dell’Associazione Carabinieri, degli Alpini, della Pubblica assistenza, del Soccorso Alpino.

Ma tutto ciò può non bastare, se i flussi di massa sono incontrollati, e un eventuale incidente – oltre al dolore – produrrebbe effetti sul turismo, quelli sì, difficili da cancellare.

Troppo spesso si interviene con gli strumenti delle emergenze e della straordinarietà, a danno già inferto. C’è invece da intraprendere
il coraggio dell’ordinario, usare la forza della misura giusta al momento giusto e inventare, inventare. Qui c’è lavoro per tutti.

                                                                                Vittorio Alessandro

Presidente Parco Cinque Terre

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