Onorevoli sconosciuti. Chi sono i parlamentari italiani a Bruxelles

Sono 73, ci rappresentano in Europa, ma (esclusi i pochi noti) nessuno sa chi sono. Eppure a Bruxelles e Strasburgo passano i dossier che ci riguardano da vicino. «In Italia parlate di argomenti che abbiamo già discusso tre mesi prima, ma nessuno se ne accorge».

Articolo di Marco Sarti su Linkiesta (4 febbraio 2016)

Sono una settantina, rappresentano l’Italia in Europa, ma salvo qualche eccezione non li conosce nessuno. È il triste destino dei parlamentari europei. Nella migliore delle ipotesi sono considerati onorevoli di serie B. Esclusi i pochi volti noti, sui giornali e in televisione si vedono poco e si sentono ancora meno. E anche quando le grandi polemiche con Bruxelles conquistano le prime pagine, del loro lavoro non resta traccia.

«Nessuno racconta il nostro impegno, l’attività legislativa, le lunghe giornate trascorse tra Strasburgo e Bruxelles….». Andrea Cozzolino è un europarlamentare del Partito democratico. Eletto con oltre 100mila preferenze, è alla sua seconda legislatura. Al telefono non nasconde la frustrazione: «L’informazione cancella l’agenda europea» racconta «Lei non può capire lo stupore quando leggiamo i giornali. In Italia si fanno grandi polemiche su argomenti che in Europa abbiamo discusso due o tre mesi prima. Ma nessuno se ne accorge». È solo una questione mediatica? Certo, l’informazione ha le sue colpe. I cronisti che lavorano a Bruxelles confermano, in Italia non tutti hanno ancora capito l’importanza del Parlamento Europeo. Nel migliore dei casi viene considerato un’istituzione simbolica, senza alcun vero ruolo. Ma da qualche tempo le cose non sono più così. Nel 2009 il trattato di Lisbona ha esteso i suoi poteri legislativi. «È stato posto alla pari con il Consiglio dei ministri nel decidere i compiti dell’Ue e in che modo spendere i soldi» spiega il sito ufficiale del Parlamento europeo. Senza dimenticare i nuovi poteri di ratifica sui trattati internazionali.

«Lei non può capire lo stupore quando leggiamo i giornali. In Italia si fanno grandi polemiche su argomenti che in Europa abbiamo discusso due o tre mesi prima. Ma nessuno se ne accorge».

E allora perché i nostri europarlamentari non se li fila nessuno? Qualcuno punta il dito verso l’oggetto del loro lavoro. Direttive e dossier troppo tecnici per conquistare l’interesse del grande pubblico. Inaccessibili ai non addetti ai lavori. Eppure gli argomenti trattati sono tutt’altro che irrilevanti. Spesso hanno enormi ripercussioni sulle realtà nazionali. Senza dimenticare che quello che accade in Europa influenza, e non poco, l’attività legislativa di Camera e Senato.

Intanto i riflettori sugli europarlamentari italiani restano spenti. Neppure i Cinque stelle sono riusciti a invertire la tendenza: due anni fa sono stati eletti a Strasburgo 17 grillini. Dei loro colleghi a Roma sappiamo tutto: nomi, storie, iniziative, persino gossip. Di loro quasi nulla. E quanti sono gli italiani che hanno sentito parlare di Brando Benifei? Giovane europarlamentare spezzino del Partito democratico, qualche giorno fa la rivista Forbes l’ha inserito nella lista dei giovani politici più influenti d’Europa. Ovviamente nella variegata delegazione italiana non mancano politici più noti. Il leader leghista Matteo Salvini su tutti. Ci sono le renziane Simona Bonafè e Pina Picierno, l’ex ministra dem Kyenge. Hanno conquistato un seggio in Europa la pasionaria berlusconiana Alessandra Mussolini e il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. E politici di primo piano sono Antonio Tajani, Gianni Pittella, David Sassoli, Roberto Gualtieri. Ma anche Raffaele Fitto, Elisabetta Gardini e l’ex sindacalista Sergio Cofferati. Ma a spulciare la lista dei nostri rappresentanti sono molti di più gli illustri sconosciuti.

Non stupisce, così, se alcuni politici considerano l’impegno europeo come un ripiego. Spesso una poltrona in Regione vale più di un seggio a Strasburgo. Per candidarsi in Veneto e Liguria la dem Alessandra Moretti e il forzista Giovanni Toti si sono dimessi dal Parlamento Europeo dopo neanche un anno dall’elezione. Il record, però, spetta a Flavio Tosi, che eletto con quasi centomila preferenze ha lasciato Strasburgo dopo una settimana. Meglio fare il sindaco di Verona. «Il Parlamento europeo è un monumento allo spreco – ha spiegato il giorno delle dimissioni – Un’istituzione in cui si discute molto del sesso degli angeli, ma di cose concrete se ne fanno ben poche».

Neppure gli elettori italiani sembrano particolarmente affezionati ai propri europarlamentari. Alle Europee del 1989 andarono a votare l’81,66 per cento degli italiani. Dieci anni dopo, nel 1999, la percentuale era scesa al 70,8 per cento. Nel 2014, l’ultima volta, si è arrivati al 58,69 per cento. Un calo continuo. Nel 2014, l’ultima volta, si è arrivati al 58,69 per cento. Intendiamoci, non siamo gli unici. In alcuni paesi del Vecchio continente la mancanza di attenzione verso i propri europarlamentari è persino maggiore. Forse la questione è più profonda e riguarda la nostra idea di Europa. «Dopo una primo momento in cui l’Ue era vista come simbolo della modernizzazione, è iniziata una fase critica» racconta il presidente di SWG Maurizio Pessato. Bruxelles si è improvvisamente allontanata. «È diventata più un ufficio che un’istanza politica. E gli uffici sono il simbolo della burocrazia». Un problema di visione, insomma. Con evidenti ripercussioni in termini di affluenza al voto. «Gli elettori hanno la sensazione di un rapporto indiretto, si ha la percezione che votando non si avranno riscontri specifici. E questo crea un inevitabile distacco». Un fenomeno che riguarda anche i nostri rappresentanti. «Se nessuno parla del lavoro che svolgono, i cittadini non hanno motivo di conoscerli».

E dire che in Europa i nostri parlamentari sono anche apprezzati. Sono italiani due vicepresidenti del Parlamento, David Sassoli e Antonio Tajani. E italiano è il presidente dei Socialisti e democratici Gianni Pittella. Secondo votewatch, uno dei più autorevoli siti in materia, i nostri rappresentanti sono anche tra i più attivi. Una partecipazione da primato: in testa alla classifica europea c’è il dem Nicola Caputo. Ma tra i primi cinque onorevoli figurano anche la leghista Mara Bizzotto e il grillino Fabio Massimo Castaldo. E il forzista Massimiliano Salini è in ottava posizione.

«Però nei talk show non ci invitano mai – insiste CozzolinoSi preferisce chiamare un politico nazionale, magari più conosciuto, che però non sa neppure cosa succede in Europa». L’europarlamentare napoletano accusa il circuito mediatico italiano di provincialismo. «Tanti colleghi conoscono a fondo i dossier, potrebbero fare davvero informazione, arricchire il dibattito pubblico». Eppure Cozzolino non scambierebbe mai il suo seggio. «Non scherziamo. Io lavoro nel cuore della politica: ormai la fonte legislativa principale è il diritto comunitario. Perché dovrei venire a Roma e rinunciare a questo ruolo?». Poi ringrazia con cortesia e saluta, deve andare a votare. Oggi il Parlamento europeo discute di automobili ed emissioni di Co2. Non è un tema secondario: in Italia le polemiche sulle polveri sottili e l’inquinamento atmosferico tengono banco da diverse settimane. «Eppure non se n’è accorto nessuno» conclude amaro. «Dalla direttiva che voteremo ci saranno enormi effetti sul sistema produttivo europeo e sulla qualità dell’aria nelle nostre città. Vedrà, in Italia ne parleranno tra qualche mese….».

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