Allarme difesa di Marcello Delfino

LA SPEZIA –

Rilevare le cose negative quando le vicende vertono al brutto è fin troppo semplice e soprattutto non è granché utile.

Sottolineare gli aspetti da rivedere quando la gran parte dei commentatori si spella le mani in plausi più o meno adulatori ti può far passare da antipatico ma rappresenta un onere dovuto da chi ritiene di poter portare un contributo concreto alla causa.

Ed allora come non ci interessavano gli eccessivi entusiasmi della prima ora, che infatti hanno portato a quelle pressioni largamente responsabili dell’inversione del buon trend iniziale, nè quelli eccessivamente pessimistici, che avevano principalmente l’obiettivo di cambiare la guida tecnica e non solo, oggi cerchiamo di guardare al momento attuale col giusto e necessario distacco.

Non dimentichiamo mai che la “palla è rotonda”, intendendo, con questo luogo comune, ribadire come il calcio non sia una scienza e nasconda sorprese, negative o positive, dietro ogni angolo.

Quelli che generalmente si chiamano episodi, un gol, magari fortunoso, un rigore sbagliato, cambiano la storia di una partita, di una stagione, il destino di un allenatore o di un team dirigenziale.

Le vittorie consecutive di Vercelli e contro la Salernitana sono state vitamine di grande efficacia sia per la classifica che per la serenità dell’ambiente.

Decisive dunque, visto che, a nostre spese, abbiamo verificato quanto sia fondamentale costruire un clima di tranquillità che protegga tecnici e giocatori da ansie eccessive ed assordanti richieste di risultati.

L’impegno, se profuso serenamente è proficuo, se intorbidato da troppa preoccupazione può risultare perfino vano.

Non è un caso se sentiamo rievocare nelle interviste degli allenatori che oggi vanno per la maggiore la necessità di creare quelle condizioni per le quali i ragazzi vadano in campo riuscendo a giocare con spensieratezza, addirittura con incoscienza, ma con la mente libera.

Certo sarebbe azzardato vedere in quelle gare, Pro Vercelli e Salernitana, l’imbocco di una strada sicuramente capace di risolvere tutti i problemi della squadra.

Più utile sottolineare le preoccupazioni che quelle partite hanno confermato e che il mercato invernale non ha purtroppo ridimensionato.

Il tassello che serviva più di ogni altro inserimento era rappresentato da un difensore centrale che sapesse essere l’alternativa credibile di Terzi, regista di una difesa che, anche per sue responsabilità personali, continua ad essere il reparto più fragile ed insufficiente.

Il calcio, dicevo, non è una scienza, ma i numeri stanno comunque lì a dimostrare verità incontrovertibili e quello dei gol subiti, 32 in 24 partite, dovrebbe essere un elemento da cui partire se si vogliono reclamizzare rincorse che ad oggi sembrano improbabili.

Siamo riusciti a prendere l’ennesimo gol di testa contro la Salerinitana, realizzato da Coda che nella sua elevazione ha potuto beneficiare della solita posizione approssimativa di Terzi, delle ovvie difficoltà di Migliore e del ritardo di De Col.

Con questo centrocampo a tre, con la generosità di Situm che si prodiga sempre più anche in fase difensiva, con gli attaccanti che, chiunque giochi, non disdegnano recuperi e rincorse all’indietro, non possiamo proprio dire che la difesa non sia sufficientemente protetta.

Visto che la società, con una scelta assolutamente ingiustificabile, ha ritenuto di non provvedere, non possiamo che sperare che, la “cantera” aquilotta sappia offrirci nuove opportunità.

Proprio sulla “cantera” mi sento di riprendere un tema che oggi può essere vissuto come impopolare e controcorrente ad ogni costo.

Continuo a pensare che i giovani siano una merce rara e delicata che va gestita con equilibrio.

Quando si insiste a fare partire titolare Ciurria non ci si rende conto che forse non lo si aiuta come si dovrebbe, ma si rischia di disturbarne la normale crescita.

Bene ha fatto la società a tenerlo stretto nonostante l’infortunio e di attendere la sua guarigione fra le mura di casa.

Forse bene avrebbe fatto in questo mercato invernale a mandarlo a giocare con continuità, magari in una serie dove avrebbe potuto completare il recupero senza troppe tensioni e preoccupazioni.

Per la stessa ragione non ho affatto apprezzato l’imprudenza con la quale si è rischiato il giovane Vignali, che fino al gol ha disputato un incontro tormentato dall’emozione che non gli ha consentito di dimostrare neanche un terzo del suo valore.

Poi il gol ha avuto l’effetto del farmaco che fa resuscitare i morti, ma se non avesse avuto la fortuna e la bravura di segnare, come sarebbe uscito dal campo?

Perugia sarà una tappa molto difficile, ci vuole tutto l’impegno e la spensieratezza necessarie per fare l’impresa.

Niente è escluso in partenza.

Dimenticavo, il sorriso di Nanni comincia già a mancarci un po’.

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