Le destinazioni d’uso delle banchine portuali e le scelte ormai diffuse di operazioni a rischio ambientale non a favore, ma contro la salvaguardia dei cittadini.

LA SPEZIA- In una città con Enel-Porto-discariche, Snam di Panigallia, dragaggi, gli scarichi fognari e tutto ciò che inquina l’atmosfera, la terra e il mare del nostro Golfo ora si parla di demolizione di vecchie navi piene di amianto, ma siccome ancora era poco si doveva aggiungere altro ovvero le ceneri delle centrali termoelettriche site nel Meridione (da Civitavecchia in giù).  Nonostante i ripetuti richiami delle Associazioni ambientaliste e dei Comitati cittadini, in special modo quelli del Levante, siamo alle solite: invece di mitigare i rischi ambientali,che sono determinati da ciò che abbiamo detto sopra,si continua! Aggiungiamo in questo povero golfo autorizzazioni a forte rischio ambientale le quali  si vanno a sommare, nonostante da anni tutte le istituzioni di controllo (ovvero Autorità Portuale,  Comune, Provincia, Asl e Arpal) promettano di mitigare e ridurre le fonti di inquinamento a quelle già esistenti che ci sembrano già molte, anzi troppe.
Restiamo pertanto perplessi quando ci viene comunicato, dalla stampa e non da chi ha concesso le autorizzazioni, che le ceneri di alcune centrali a carbone, note a tutti, arriveranno e saranno sbarcate nel nostro porto per essere poi trasportate ad impianti particolari sul territorio nazionale (cementifici).

Ci pare necessario dire basta!

Abbiamo certo fatto la nostra  parte ed anche di più, e non siamo più disponibili a raccattare qualsiasi cosa che si potrebbe rivelare disastrosa e chiediamo che venga fatta una verifica ed un confronto con i cittadini. I cittadini non pensano di poter essere ancora una volta messi da parte e sopraffatti dalla volonta’ di chi ci amministra e dai poteri economici forti della città, perché hanno  già subito anche troppi danni che potrebbero divenire irreparabili.

Per i Quartieri del Levante
Rita Casagrande e Franco Arbasetti

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