Marcello Delfino: Spezia Calcio, la pioggia dell’inverno rischiara le idee.

Va in onda l’ennesima rivoluzione dell’”era Volpi”. Anche se, questa volta, sembra difficile attribuire responsabilità alla nota impazienza del patron nei confronti di chi non sappia dare risposte all’altezza delle sue aspettative.

Se siamo stati buoni osservatori, abbiamo capito come egli,  varato il consiglio di Amministrazione che ha affidato a Nanni Grazzini il ruolo di Presidente ed accortosi della non facile convivenza fra il neo Presidente ed il suo uomo di fiducia di sempre, Damir Miskovic, abbia pregato quest’ultimo di farsi un poco da parte per non interferire con chi dimostrava di non voler dividere la scena.

Il sacrificio, si fa per dire, di Miskovic ha così consentito continuità alle scelte societarie iniziali, mai messe in discussione da Volpi se è vero, come pare vero, che non  non abbia avuto alcuna partenell’abbandono imprevisto ed improvviso di Grazzini.

Comunque non tutto il male viene per nuocere, meno avanspettacolo e più serietà non guastano certo.

Il nuovo Presidente, al di là dei motivi di opportunità o meno che ne hanno fino all’ultimo resa incerta la nomina, rappresenta comunque una insolita e positiva continuità, avendo sempre saputo riservarsi il ruolo di dirigente e soprattutto di tifoso senza pretendere di assumere eccessive esposizioni a lui non consone.

Rappresenta, insomma, una lunga presenza spesso silenziosa ma non per questo meno attiva ed appassionata.

Altro esempio di buona continuità, anche se temporalmente meno importante, è quella di Luigi Micheli che, a quanto pare, sarà anche il nuovo Amministratore Delegato.

Lo Spezia torna agli uomini di calcio, alcuni consiglieri potranno tornare a dedicarsi a tempo pieno alle loro professioni e chissà che una tale riproposizione dello schema societario non favorisca il riavvicinamento di personaggi importanti che potrebbero avere ancora un ruolo nel presente e nel prossimo futuro dello Spezia.

Mi rifersico a Miskovic ed Angelozzi cui va parte rilevante del merito della bella stagione scorsa.

Intanto l’inverno è finalmente arrivato e con lui un po’ di pioggia che, se moderata ed accolta magari senza ombrello, può essere utile al fine di schiarire tante idee nella testa degli uomini.

In quelle teste di coloro che vogliono a tutti i costi, così almeno sembra, far fuori Juande per cercare magari alternative che non porterebbero alcun giovamento al nostro centrocampo e men che meno ai bilanci della società.

Da nostalgico quale sono, mi sono immaginato un centrocampo con Brezovec, Juande e Pulzetti, tre giocatori che, al meglio della forma fisica, fanno come si dice, la differenza.

Senza contare l’eventuale supporto, all’occorrenza, degli scalpitanti Acampora e Canadija, giovani e quasi pronti per il palcoscenico della cadetteria.

Ma forse Brezovec ricordava troppo Bjelica ed è stato sacrificato.

Mimmo Di Carlo ha fin qui dimostrato equilibrio e sobrietà anche se forse qualche goccia di pioggia sarà utile anche a lui, soprattutto quando si lamenta della predilezione per il “possesso palla” dei suoi centrocampisti, retaggio dell’infame passato.

Certo è che se il gioco verticale che intende  è quello per il quale gli attaccanti rincorrono i rinvii dei difensori, allora è forse meglio il tiki taka.

E per ritornare ai giovani, non sempre l’impiego costante aiuta la maturazione e l’acquisizione di certezze e sicurezza di sé.

Talora si ha, invece, l’effetto contrario. A quell’età i mugugni del pubblico, se non i fischi, fanno più male ed allora sarebbe forse meglio far crescere i ragazzi in categorie alla loro portata, come del resto è stato fatto per alcuni giovani che si stanno affermando e torneranno come sicuro patrimonio per il bene del futuro loro e della società.

E, per finire, l’ennesimo appello per il rafforzamento della difesa che, numeri alla mano, ha davvero bisogno di un rinforzo di esperienza e qualità.

Poi, se son rose, fioriranno.

(Marcello Delfino)

spezia

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