Giornata della Memoria, le testimonianze della Regione Liguria

MoVimento 5 Stelle Liguria
Il 27 gennaio 1945 le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. E, oltre quel cancello, il mondo per la prima volta vide da vicino l’inferno dei campi di sterminio che provocò, in pochi anni, la morte di 15 milioni di persone, tra cui 6 milioni di ebrei. Oggi, nel Giorno della Memoria, siamo tutti uniti per ricordare quell’orrore indicibile e agire perché simili barbarie non si ripetano. Fortunatamente siamo abbastanza civili da commemorare una pagina di sangue, atrocità e discriminazione come è stata quella della Shoah. Possiamo solo sperare che l’umanità sappia imparare dalla Storia. Questa giornata è anche l’occasione per riflettere su tutti i genocidi e gli assassinii di massa che ancora oggi vengono perpetrati ai danni dei popoli, degli indifesi, delle minoranze, di chi non ha voce.

Sergio Rossetti, Vicepresidente del Consiglio regionale
«Quando una persona, uno stato, una nazione intera pensa di essere superiore e di prevaricare gli altri in virtù di questa supposta superiorità, non lavora per il bene di tutti, ma lavora per la distruzione». È questo il messaggio lanciato oggi dal vicepresidente del Consiglio regionale Sergio Rossetti agli studenti riuniti nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, a Genova, per assistere alla cerimonia ufficiale dedicata al Giorno della Memoria. «Nei campi di sterminio ebrei, dissidenti politici, omosessuali e disabili sono stati uccisi, torturati e privati della propria identità – ha aggiunto Rossetti –  in quanto considerati “diversi” e senza diritto di cittadinanza. Ora noi, in questa occasione, dobbiamo decidere se vogliamo impegnarci e riconoscere l’altro come persona con i nostri stessi diritti, se vogliamo prendere coscienza dell’importanza della cultura della differenza, diventandone i testimoni». Il vicepresidente, che ha partecipato alla manifestazione in rappresentanza della Regione Liguria, ha letto alcuni tratti del giuramento di Mauthausen che impegna tutti i popoli al “rispetto reciproco e alla collaborazione nella costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti”: «Siate degni custodi di questa eredità – ha concluso – che poggia sull’insopprimibile fiducia nell’umanità, che tenne viva la speranza dei deportati ed esorta ogni uomo in ogni tempo a scegliere sempre l’amicizia, la solidarietà e la pace».

Gianni Pastorino, Rete a Sinistra
Convocata questa (ieri, n.d.r.) mattina la seduta solenne del consiglio regionale in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria. «la Shoah è un crimine inestinguibile: quest’oggi la Regione ricorda tutte le persone imprigionate e trucidate dall’atrocità nazifascista – dichiara il consigliere di Rete a Sinistra Gianni Pastorino -; una giornata per non dimenticare, perché il crimine di settant’anni fa resti scolpito nella coscienza collettiva delle generazioni future». «Ricordare non è una scelta: è un impegno che risponde a un valore universale, affinché quanto accaduto non possa accadere di nuovo – prosegue Pastorino –; le sentinelle della politica devono dimostrarsi attrezzate: l’allerta non va smobilitata, nessuno in Europa o nel nostro Paese sia mai più vittima di regimi totalitari e dittatoriali». «Auschwitz, Dacau, Terezin, l’infinita lista dell’orrore: ritratto indelebile della barbarie nazista, dove la macchina del genocidio si è espressa ai più alti livelli di crudeltà, spazzando via intere generazioni di ebrei e oppositori che lottavano per la libertà – ricorda Pastorino -; bisogna ricordare che oltre agli ebrei furono sterminati zingari, omosessuali, malati di mente: l’abominio  accomuna tutti sotto la stessa bandiera». Ciò nonostante la storia si ripete, con implacabile diligenza: «le pulizie etniche di Vukovar e Srebrenica, i massacri fra Tutsi e Hutu in Ruanda, l’Ucraina sotto il giogo di Stalin, sono solo alcuni esempi – ricorda Pastorino –, perché il marchio dell’odio ha punteggiato tutta la storia del Novecento».    Rafforzare i processo di memoria collettiva, trovare le chiavi per la convivenza, lottare per conquistare una cultura condivisa: forse non è sufficiente, se non si va oltre la retorica; ma questa è l’unica via di salvezza. «Oggi più che mai, quando l’ombra lunga del terrore si allunga di nuovo sull’Europa, c’è bisogno che la Memoria si traduca in una potente condanna per tutti genocidi – conclude Pastorino – abbandonare i distinguo, ricucire le distanze politiche, sarebbe la miglior prova per dimostrare che abbiamo finalmente appreso la più terribile lezione del “Secolo Breve”».   

 

 

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