Aree demaniali. Non si riscrive la storia. L’opinione di Massimo Nardini, ex Sindaco di Porto Venere

LA SPEZIA – Riceviamo e pubblichiamo dall’ex Sindaco di Porto Venere, Massimo Nardini:

“Ritengo opportuno intervenire in merito alla mancata acquisizione dei beni demaniali da parte del Comune di Porto Venere nell’anno 2006 al fine di ristabilire un minimo di verità storica ed amministrativa sulla vicenda.

Innanzi tutto valuto profondamente sbagliato ed ingiusto giudicare le decisioni assunte in allora, a prescindere dalla considerazione di tutta una serie di norme nella specifica materia sopravvenute solo in tempi successivi. Quelli che in oggi possono apparire, ad un’analisi superficiale, atti derivanti da cattiva gestione o da insipienza, furono invece, secondo la mia disamina, l’esito di decisioni corrette sotto il profilo amministrativo e politicamente più che condivisibili.

Ricordo perfettamente l’entusiasmo di quel Consiglio Comunale del 22 dicembre 2006 in cui il Sindaco Calcagnini spiegò come la cittadinanza si sarebbe riappropriata pienamente di ampie aree del proprio territorio, spezzando il giogo del Demanio e dell’Autorità Portuale. Infatti la decisione venne assunta all’unanimità, pur da schieramenti politici che in allora si fronteggiavano assai aspramente. Io stesso votai la deliberazione del tutto convinto di contribuire fattivamente al progresso della mia comunità.

L’immediato pagamento di 378.688,20 euro effettuato al Demanio il 29.12.2006 (con contrazione di apposito mutuo) costituiva una fase della prassi procedurale prevista: “prima si paga, poi si potrà perfezionare e chiudere il procedimento; se paghi entro il 31 dicembre eviti l’aumento annuo in misura dell’8%“ (calcolato in poco più di 30.000,00 euro).

L’intera istruttoria della pratica non venne svolta dal Comune, bensì dall’Agenzia del Demanio – Filiale di Genova e dalla Capitaneria di Porto della Spezia, le quali seguirono inoltre le successive pratiche di aggiornamento e frazionamento catastale, in assenza quindi di alcuna carenza o sottovalutazione da parte dell’apparato comunale.

Risulta facile scrivere oggi che quelle aree non potevano essere acquisite in quanto avrebbero dovuto essere prima sdemanializzate e che quindi il Comune ha proceduto al loro acquisto ignaro del fatto; peccato che tale puntualizzazione venne esplicitata in una circolare del Ministero dei Trasporti solo l’11 maggio 2007. Come avrebbe potuto il Consiglio Comunale essere a conoscenza nel dicembre 2006 di atti e/o fatti intervenuti nel maggio 2007?

Proseguendo nella sequenza storica degli eventi, a fine agosto 2007 cade la Giunta Calcagnini ed il Comune viene commissariato sino alle elezioni del maggio 2008. Dall’insediamento dell’Amministrazione da me diretta, la pratica è stata immediatamente presa in esame, ricercando la miglior soluzione possibile alla problematica.

Come risulta da atti assunti negli anni 2008, 2009, 2010 e 2011, il Comune ha tentato in ogni modo di evitare di essere danneggiato dalla situazione kafkiana prodotta dal succedersi delle norme e dal parere negativo dell’Autorità Portuale circa la sdemanializzazione delle aree in questione, decidendo quindi di acquisire, utilizzando la somma già versata al Demanio, altre aree di interesse nel territorio comunale, prima fra tutte l’area del parcheggio del Cavo, assolutamente strategica sotto il profilo  turistico.

In questo quadro si inserisce anche l’acquisizione, previo parere favorevole del Demanio di Genova e della Direzione Area Operativa dell’Agenzia del Demanio di Roma, della “ex casa cantoniera” del Pezzino, deliberata dal Consiglio Comunale il 28 febbraio 2011. Essendo prevista la valorizzazione del forte del Pezzino Alto con cambio d’uso da canile a struttura ricettiva, si ritenne utile acquisire, con parte della somma versata, l’immobile della “ex casa cantoniera” immediatamente prospiciente il forte stesso.

Anche in questo caso è elementare poter constatare oggi come il parcheggio del Cavo sia stato poi acquisito a titolo gratuito ed il progetto di valorizzazione del forte del Pezzino Alto sia naufragato.

Peccato che la norma che ha consentito l’acquisizione a titolo gratuito dell’area del Cavo sia di agosto 2013 e la rinuncia del Demanio alla valorizzazione del forte del Pezzino Alto sia di ottobre 2015. Un conto è essere amministratori, un altro essere indovini e saper prevedere nel 2011 cosa sarebbe accaduto nel 2013 e nel 2015.

Infine, vorrei stigmatizzare l’operato dell’Amministrazione Cozzani, che oggi strilla paventando illeciti amministrativi ed incapacità delle Giunte precedenti, asserendo che solo con la recente ricognizione del patrimonio immobiliare comunale, deposita il 4 dicembre 2015, ha avuto notizia della problematicità della questione.

Ma potrà mai qualcuno, dotato del ben minimo intelletto, credere veramente che, a metà mandato, l’Amministrazione Cozzani nulla avesse mai saputo in proposito? Non sarà invece che, dopo essersene colpevolmente disinteressata per ben 30 mesi, cerchi ora una tardiva “rivergination” non sapendo che pesci prendere?

Nei numerosissimi contatti intercorsi tra il Comune e l’Agenzia del Demanio per l’acquisizione dei beni demaniali nel periodo 2013-2015 e per la sottoscrizione del protocollo di valorizzazione della Palmaria è verosimile che non sia mai emersa la problematica del 2006?

Nella predisposizione dei bilanci 2013, 2014 e 2015 nessuno ha mai verificato la natura dei mutui in essere?

Ancorché assenti nel Consiglio Comunale del 28 febbraio 2011 che deliberò l’acquisizione della “ex casa cantoniera” gli allora consiglieri comunali, e tra essi il capogruppo, Cozzani e Di Pelino, gli stessi non lessero mai, né prima e né dopo il Consiglio, la relativa delibera che ricostruiva tutta la vicenda dal 2006 al 2011? Erano forse consiglieri comunali a loro insaputa?

Ma soprattutto, e siamo alla prova regina delle menzogne dell’Amministrazione, il consigliere Di Pelino fu proprio uno dei 15 consiglieri comunali che, nella seduta del 22 dicembre 2006, approvò la delibera di acquisizione dei beni demaniali oggetto del contendere. Come può quindi l’attuale Amministrazione Comunale, di cui Di Pelino è parte, sostenere di essere sempre stata all’oscuro di tutto? Perché prendere così per i fondelli i cittadini?

La cosa più sconvolgente è che Di Pelino votò quindi, a dicembre 2006, la delibera di acquisizione di quelle aree ed ora, a dicembre 2015, vota una delibera che definisce quell’atto, da lui stesso approvato, quale possibile illecito amministrativo.

Questo fantasmagorico paradosso chiarisce ancora una volta e senza ombra di dubbio come la posizione tenuta dell’Amministrazione Cozzani sia falsa come una banconota da quindici euro.

Sono i rischi di voler riscrivere la storia senza neppure premurarsi di averla ben studiata”.

Massimo Nardini

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