Il profeta del reggae e della pace: Bob Marley

Non un semplice cantante ma un autentico leader politico, un attivista per i diritti all’uguaglianza razziale e sociale, un filosofo moderno che ha divulgato le proprie convinzioni usando la musica. Bob Marley sta al reggae come Stradivari sta ai violini, impossibile pensare a questo particolare genere musicale e non abbinarlo all’artista giamaicano. Il termine “Reggae”, etimologicamente deriva da “ragga”, grezzo, sporco e nel tempo è stato storpiato attraverso vari passaggi. Tuttavia, è stato oggetto di varie tesi ed interpretazioni, lo stesso Marley sosteneva derivasse da una parola spagnola che significava “la musica del Re”.
Musicalmente, è una derivazione dello Ska e di altri sottogeneri locali e si caratterizza per il cosiddetto “ritmo a levare”, più lento e sincopato. Bob Marley, che in questi giorni compirebbe 71 anni, crebbe con la madre che era nativa dell’isola mentre il padre, un bianco Capitano di Marina inglese e responsabile delle piantagioni, sparì molto presto dalla scena. Bob ebbe sempre parole dure verso il genitore paragonandolo a “quegli uomini bianchi che prendono la schiava nera, la mettono incinta e se ne vanno”. Per via del suo sangue metà bianco e metà nero, Marley dovette subire umiliazioni e pregiudizi e contro quest’ultimi lotterà fino alla precoce fine dei suoi giorni. Cresciuto dai nonni e terminati i primi studi, raggiunse la madre a Kingston, la capitale della Giamaica, in uno dei sobborghi più degradati e malfamati al mondo, Trenchtown. In questo contesto di povertà, emarginazione e violenza, visto che parliamo di un ghetto di schiavi neri (la Giamaica era una colonia inglese…), il giovane Bob riuscì a non farsi trascinare dalle bande di rude boys che commettevano reati sia per sopravvivere che per protesta. Anni dopo, nelle sue canzoni, ebbe parole di biasimo verso questi comportamenti mentre al momento, come un piccolo Gandhi, cercava di dissuadere i coetanei inculcandogli la non-violenza. Un amico vicino di casa lo introdusse alla musica, inizialmente si trattava di canti di chiesa ma a 17 anni avvenne una svolta fondamentale, ossia l’avvicinamento alla religione e filosofia Rasta. Il Rastafarianesimo, è una dottrina ancora giovane, nata negli anni trenta quando in Etiopia salì al trono il Ras Tafari ovvero l’Imperatore Hailé Selassié, considerato dal suo popolo come il nuovo Gesù tornato sulla Terra. L’aspirazione dei Rasta, sarebbe di riunificare il popolo nero in un’unica nazione e di liberarlo dalle schiavitù e la stragrande maggioranza dei brani di Bob Marley parlano di queste tematiche. Con il suo gruppo, The Wailers, (wailer significa lamentoso, piagnone) del quale faceva parte agli inizi un giovane Peter Tosh e la propria moglie Rita Anderson, ha portato al successo brani memorabili. Il più popolare di tutti è sicuramente “No Woman No Cry”: “No, donna non piangere. Mi ricordo quando sedevamo nella corte del governo a Trenchtown ed osservavamo gli ipocriti mischiarsi alla brava gente…tutto filerà liscio, tutto filerà liscio…”. Da notare, come curiosità lessicale, che “no cry” viene tradotto in questo modo perché in lingua creola originale “nuh cry” equivale all’inglese “don’t”. Un altro brano molto famoso è decisamente “Jamming”: “Stiamo improvvisando. Voglio improvvisare con te. Adesso nessun proiettile ci può fermare. Non supplicheremo e non ci piegheremo. Non possono comprarci né venderci. Tutti noi difendiamo ciò che è giusto…”.  Altre canzoni importanti sono: I Shot the SheriffRedemption SongIs This Love, la prima fu mirabilmente ripresa e portata al successo da Eric Clapton che ne ha fatto la versione più famosa raggiungendo la vetta delle classifiche. Altri cantanti hanno contribuito a diffondere il reggae come il già citato Peter Tosh e Jimmy Cliff ma nessuno ha dato l’impulso di Bob Marley. Ha lasciato in eredità, oltre a ben 13 figli avuti da più donne, un patrimonio musicale ma soprattutto culturale e sociale immenso. Tra la fine dei settanta e l’inizio degli anni ottanta, molti gruppi e cantanti hanno abbracciato il reggae come ad esempio i Police, sebbene si trattasse di reggae bianco, in Italia Loredana Bertè, persino i Rolling Stones e molti altri ancora. A proposito del nostro Paese, non si può non ricordare il concerto di Milano dell’estate 1980 quando San Siro venne invasa da centomila giovani che trasformarono il tempio del calcio in un happening di musica ed erba, non quella del prato…

La moda dei dreadlocks, le tipiche treccine rasta, sono un altro retaggio della grande influenza avuta da Marley su molti ragazzi dell’epoca. Gran fumatore di marijuana, la leggenda vuole sia morto prematuramente per un cancro ai polmoni quando in realtà era malato da anni, sempre di tumore, al piede destro. L’ultimo successo che ci ha lasciato, è un inno all’amore universale, “Could You Be Loved” : “Potresti essere amato e amato. Il percorso della vita è arduo e anche tu potresti inciampare. Così, mentre punti l’indice accusatore, qualcun altro ti sta giudicando. Ama tuo fratello…”.

Un profeta, un filosofo della pace e della fratellanza. Al mondo, a questo nostro mondo, mancano uomini così…

(Fabrizio Bordone)

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