Acqua bene comune, atto terzo. Un commento di Mario Bonelli

Inutile dare segni di isterismo o di disperazione per la nuova stangata della bolletta dell’acqua, come oggi viene riportato dalla Nazione. Gli utenti del servizio idrico dei 26 Comuni della nostra Provincia, che hanno come gestore Acam Acque-società in house, devono mettersi l’anima in pace e aspettare nei futuri anni, ulteriori aumenti. La memoria a volte fa brutti scherzi, ma come ho già riportato nei precedenti articoli su “Acqua bene comune”, questi aumenti, è vero che possono essere stabiliti da norme dell’Autorità Garante, ma ci dobbiamo ricordare, che è in atto un Piano di ristrutturazione del debito di Acam (al fine di evitare un eventuale fallimento), e che basta andare ad analizzare alcune voci di bilancio dell’Azienda, anno 2014 per capire che i debiti verso Banche sono euro 140.943.661,00 e che i relativi interessi passivi iscritti sono euro 5.791.683,00, (dice la nota integrativa: “questi interessi passivi si riferiscono principalmente al debito oggetto di ristrutturazione per euro 5.753.088,00 – oggetto di copertura dal rischio di tasso con un contratto di Interest Rate Swap).
Inoltre si legge nella bozza del Piano di ristrutturazione che questi interessi impattano su Acam Acque fino al 2033. Gli utenti del servizio idrico, prima di disperarsi, si devono fare queste domande: chi ha creato questi enormi costi nei Comuni soci di Acam? Ma i responsabili di questi debiti e perdite in aziende in house, sono stati individuati e puniti, da parte della procura della Corte dei conti o altra Autorità competente?

Mario Bonelli Dottore commercialista e Revisore enti locali

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