Ripa. Paita, Michelucci e Casabianca (PD): “La Regione ha impegnato tempo e risorse per ottenere la metà dei risultati”

VEZZANO LIGURE- La “questione Ripa”, tema di grande attualità nella nostra provincia, tiene banco anche nel dibattito politico del Partito Democratico spezzino, che ieri sera, presso il Centro Sociale “Auser” di Bottagna, ha organizzato un incontro pubblico per fare il punto sugli oltre cinque mesi di interdizione ai veicoli.
Una serata volutamente “disertata” dai due comitati cittadini “Salviamo la Ripa” e “Per la Ripa” – che da sempre sottolineano la loro estraneità alla politica – presieduta dai Consiglieri regionali di opposizione Raffaella Paita e Juri Michelucci, insieme al Segretario PD della Val di Vara Giorgio Casabianca, al Sindaco di Vezzano Ligure Fiorenzo Abruzzo e a Giuliano Giorgi, quest’ultimo, in rappresentanza della Segreteria del Circolo PD di Vezzano Ligure. Al centro della discussione le modalità con le quali l’affare Ripa è stato gestito dalla Regione, attualmente guidata dal centro-destra di Giovanni Toti.
Sotto accusa l’Assessore regionale alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone, ritenuto dai “dem” dedito solo a “slogan”, conferenze stampa e comparsate TV, dopo per aver impegnato tempo e risorse per ottenere la metà dei risultati che, in altrettanti cinque mesi, ottenne la precedente Giunta Burlando, riaprendo definitivamente il tratto di strada a doppio senso di marcia, dopo aver fronteggiato il travagliato periodo 2010-2011; durante il quale il maltempo, a più riprese, mise in ginocchio tutto il territorio.
All’epoca furono oltre 70 le frane che compromisero la viabilità provinciale. La sola Ripa ne contò più di una decina tra novembre e dicembre del 2010, una delle quali, l’8 dicembre dello stesso anno, uccise la Sovrintendente della Polizia Stradale Maria Teresa Marcocci. Ma allora, con un versante decisamente più compromesso, a parità di disagi per gli automobilisti, si riuscì tuttavia a ridare al traffico il via libera completo “al primo colpo” entro l’estate del 2011. Di lì a poco il disastro del 25 ottobre, che costò la vita a 13 persone.

L’esordio del Primo Cittadino è quindi un inevitabile “amarcord” di problematiche lungo sei anni, che termina con la speranza, oramai quasi certezza, di riaprire l’ultima settimana di questo mese (circolerebbero le date del 27 o 28 gennaio). Ma a finire sotto accusa oggi è proprio la tanto agognata riapertura a senso unico alternato, nel mirino di Giorgio Casabianca, ex Assessore provinciale alla Viabilità, che a suo tempo ben ebbe a che fare con le “gatte da pelare” della disgraziata arteria che collega Val di Vara e Val di Magra: “sono più di cinque mesi che cittadini e imprese patiscono pesanti disagi a causa di questa chiusura. E un senso unico alternato non farà che continuare a crearne, aggiungendone di nuovi anche a Fornola e Bottagna – spiega Casabiancama quello che più ci preoccupa è non sapere quanti mesi durerà questa situazione. Entro questo mese, la Regione avrebbe dovuto presentare il progetto sui lavori definitivi, ma in realtà sappiamo che questo slitterà a marzo e sarà finanziato a lotti, il che dilaterà i tempi di esecuzione.
A rincarare la dose anche Juri Michelucci: “la Provincia aveva richiesto oltre un milione di euro per riaprire subito a doppio senso, ma la Regione ha concesso solo la metà della cifra occorrente – ribatte il Consigliere regionale del PD – Chiediamo di investire le risorse mancanti e soprattutto di garantire la certezza di quelle utili alla realizzazione dei lavori definitivi. Quanto durerà la presenza dei semafori? Vogliamo chiarezza, lo chiediamo per il bene dei cittadini, ai quali non interessano le accuse verso la sinistra, che in tutto questo ha ben poche colpe e può andare a testa alta.” Altra questione spinosa la realizzazione della tanto discussa “bretella” Ceparana – Santo Stefano Magra, da sempre considerata alternativa “ufficiale” alla Ripa: “la Regione ha tolto gli otto milioni di fondi FAS necessari per quest’opera per destinarli ad altre province – incalza Michelucciè  questa la centralità che Spezia si attendeva con Toti? Con lui – prosegue invece Raffaella Paita – Genova è tornata ‘matrigna’. Come Partito Democratico, ci stiamo muovendo affinché il Ministro Graziano Delrio possa finanziare la ‘bretella’, mettendo di fatto il Governo in condizioni di dover ‘tappare’ i buchi economici creati dalla Regione. In tal senso – conclude la Capogruppo regionale del PD – abbiamo già presentato a Roma una richiesta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, correlata da migliaia di firme che abbiamo raccolto, e speriamo in una
risposta positiva.”

Ma l’assemblea di ieri sera, grazie anche agli interventi dei partecipanti, è stata anche l’occasione per tracciare un bilancio politico del centro-sinistra, che ama mettersi continuamente in discussione per portare avanti, anche a livello locale, quel cambiamento avviato dal leader Matteo Renzi attraverso il coraggio di riforme nazionali come il “Jobs Act” e “La Buona Scuola”, guardando con obiettivo senso critico alla sconfitta delle ultime regionali, punto dolente ma anche di svolta per un PD che, già all’indomani del 31 maggio, è ripartito dall’unità e dal forte senso di opposizione per vincere altre importanti sfide che nei prossimi mesi si giocheranno a Savona, Genova e La Spezia. “Dobbiamo guardare in alto – conclude la Paita, rivolgendosi ai presenti con un accorato “compagni” – sono orgogliosa di essere di sinistra, perché per me questo significa, prima di tutto, occuparmi dei problemi della gente.”

(Francesco Munari)

 

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