Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) presenta una proposta di legge per la nomina di un garante dei diritti dei detenuti

LA SPEZIA– Un Garante regionale che tuteli i diritti dei detenuti e di tutte le persone che non possono godere di condizioni di piena libertà (migranti in strutture apposite di soggiorno, oppure persone sottoposte a TSO): ne chiede l’istituzione la proposta di legge presentata dal consigliere di Rete a Sinistra Gianni Pastorino: «la situazione delle carceri liguri è sempre più allarmante: stiamo assistendo a un’escalation di episodi violenti, tentati suicidi, decessi – denuncia Pastorino – con un sovraffollamento che oscilla fra il 117% e il 128% (picco massimo è a Imperia, con il 148%) è urgente affidare a una figura di garanzia, con competenze specifiche, il compito di vigilare sulle condizioni di vita dei detenuti e sul rispetto dei diritti fondamentali di chi non è nelle condizioni di potersi tutelare da solo».

Il documento legislativo sarà presentato domani 21 gennaio alle ore 17,30 presso l’Auditorium Montale del Carlo Felice. Il consigliere Pastorino ne discuterà in assieme a un gruppo di esperti provenienti da varie parti d’Italia: Patrizio Gonella, presidente associazione Antigone, Stefano Anastasia ricercatore Università di Perugia coautore del libro “Abolire il carcere”, Giovanni Maria Bellu presidente Carta di Roma e l’avvocato Alessandra Ballerini.

«La Liguria è una delle ultime regioni italiane a occuparsi di questo problema, visto che ben 15 regioni da nord a sud hanno già approvato una legge che istituisce la figura del Garante» aggiunge Pastorino. Nella proposta di Rete a Sinistra il Garante dovrebbe essere eletto da una maggioranza qualificata del consiglio regionale, in modo da svincolarlo da condizionamenti dei partiti.
«I dati dimostrano che la recidività dei reati commessi da ex detenuti crolla dal 75% al 10%, quando vengono organizzati programmi di recupero – osserva Pastorino -, a maggior ragione, la presenza di un Garante che contribuisca a migliorare le condizioni di vita nei penitenziari può contenere il disagio, quindi può limitare le “ricadute” nel mondo del crimine da parte di chi poi esce dal carcere».

 

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