Il Duca Bianco in volo tra le stelle: David Bowie

C’era una volta un adolescente curioso, assorbiva tutto quello che gli orbitava intorno e lo metabolizzava per plasmarne la sostanza e restituirlo sotto forma di arte. Sentiva forte l’influsso delle nuove mode, delle tendenze che si manifestavano in posti vicini e lontani e sognava e si lasciava incantare scrutando le stelle. Quel giovane curioso che imitava e cercava di rubare qualcosa da chi era già famoso, sarà un giorno preso come modello da altri giovani curiosi come lui.
David Bowie ha segnato un’epoca nella storia della musica contemporanea  fungendo da camaleontico interprete di svariati stili musicali con una classe apparentemente glaciale. Da oltreoceano arrivavano gli echi della stagione del rock-‘n-roll, del blues, del grande jazz e Bowie si era prefissato di diventare l’Elvis Presley inglese. Lui, cosi’ etereo, efebico, dai lineamenti ambigui e le movenze quasi robotiche, un androgino androide ante-litteram. L’irrequieto e schizofrenico fratello acquisito, ebbe una notevole influenza sul giovane David che lo vedeva come un catalizzatore di nuove mode, una sorta di ricetrasmittente a portata di mano. La prima fase della carriera di David Bowie è incentrata, come sempre accade, sulla formazione di svariati gruppi esecutori di covers, di 45 giri venduti in poche copie, di un marasma di stili musicali ed interpretativi diversi tra loro. Importanti e formative le esperienze teatrali e le relative ambientazioni sonore, stroncate, tuttavia, dalla critica che non riusciva ad etichettare ed inquadrare l’eclettico stilema Bowiano. Il bisogno di sperimentare si riflette anche nella vita privata che si alterna tra amori etero e bisex alimentando la leggenda e l’alone di fascino e mistero attorno al suo nome. Altra leggenda, quella relativa ai suoi occhi; molti pensano che siano di due colori diversi, in realtà, Bowie fu colpito da un pugno dal suo amico George Underwood per questioni legate ad una ragazza procurandogli una dilatazione permanente della pupilla in assenza di luce. Il primo grande successo di David Bowie fu “Space Oddity”, Stranezze nello spazio, ed arrivò dopo una lunga ed infruttuosa gavetta: “Base Terra chiama Maggiore Tom…sto fluttuando in modo strano e le stelle oggi hanno un aspetto diverso. Sono seduto su una lattina, lontano, sopra il mondo. Il pianeta Terra è triste e non c’è niente che possa fare…”. Questo fondamentale brano per comprendere in parte Bowie, fu ispirato dal film di Kubrick  “2001 Odissea nello Spazio” ed è il 45 giri più venduto di sempre nella storia del Regno Unito. Venne usato come colonna sonora durante lo sbarco del primo uomo sulla Luna nel luglio ’69, è stato cantato sulla Stazione Spaziale Internazionale dal Colonnello Hadfield, ha fatto per due anni da apripista ai concerti degli U2, ha dato il titolo ad una collana per bambini con testo illustrato, lo hanno diffuso i Rolling Stones al concerto commemorativo per la morte di Brian Jones e via discorrendo. Si è parlato molto del significato del testo, lo stesso Bowie lo ha definito “un inno all’alienazione ed alla solitudine”, altri hanno trovato riferimenti al periodo in cui Bowie fece uso di eroina, altri ancora vi hanno trovato una metafora dell’uscita dal rassicurante grembo materno verso le incognite della vita. L’album in assoluto più significativo è quello del celebre personaggio Ziggy Stardust e l’amore di Bowie per la fantascienza raggiunse l’apice con l’immortale “Starman”, l’uomo delle stelle e con “Life on Mars”, vita su Marte. Una fase della lunga carriera di David è stata la trilogia berlinese con la collaborazione di Brian Eno e la sperimentazione d’avanguardia minimalista influenzata dai Kraftwerk ed in genere dal movimento tedesco del “Krautrock”. Fecero scalpore le sue dichiarazioni sulla propria diversità facendone un’icona gay e, nel periodo in cui portava in tour il personaggio del Duca Bianco, dichiarò le proprie simpatie per il nazismo salvo poi smentirle adducendole all’eccessivo uso di cocaina. Il brano simbolo del periodo berlinese è “Heroes”, uno dei piu famosi del suo vasto repertorio: “Io, io sarò Re e tu, tu sarai regina. Li possiamo battere, solo per un giorno. Possiamo essere eroi, anche solo per un giorno…”. David Bowie è stato interprete di numerosi film come Furyo ed Absolute Beginners, ha dipinto ed esposto quadri, recitato in teatro, collaborato con grandi artisti e promosso nuovi talenti. Quando si è cimentato in stili più commerciali ha venduto milioni di dischi con brani tipo “Let’s Dance”, “This is not America”, “Ashes to Ashes”. Lo scorso 8 Gennaio, giorno del suo ultimo compleanno, è uscito l’album Blackstar dove pare vi siano riferimenti alla malattia che lo ha portato via solo due giorni dopo e della quale erano a conoscenza solo pochi intimi. Il Duca Bianco lascia una traccia indelebile nel firmamento della musica mondiale.

Per un grande Artista che lascia la Terra per quelle stelle che tanto amava, permettetemi di ringraziare con riconoscenza il nostro Direttore Pierluigi Mele che lascia la nostra testata ed al quale auguriamo buona continuazione in altri lidi.

(Fabrizio Bordone)

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