Una lettera sul “Miro Luperi” di un insegnante di Educazione Fisica

SARZANA– Sono un insegnante di Educazione Fisica e Allenatore di Atletica Leggera, frequento lo stadio “Miro Luperi” da molti anni e vorrei presentare un’idea diversa di interpretare l’uso degli spazi dedicati all’educazione ed alla pratica dello sport.
Leggo da alcuni giorni nelle cronache locali (citazioni in corsivo) dei principali quotidiani notizie nuove e vecchie relative al progetto del Comune di Sarzana riguardante la progettata e discussa strada carrabile all’interno degli impianti sportivi della “Cittadella dello Sport”; e per ultimo leggo le “motivazioni contenute nella relazione tecnica illustrativa del progetto definitivo” ove si spiega che la strada viene realizzata con un : “Intervento sulla viabilità dell’abitato di via Paradiso per razionalizzare l’accessibilità dei singoli siti all’interno dell’impianto sportivo Miro Luperi per le attività sportive e ludiche che vi si svolgono”.

Ho seguito tutti i cambiamenti che dagli anni ’80 hanno modificato “il più bel parco sportivo della nostra terra e della Liguria” lo stadio “Miro Luperi” e le sue adiacenze. Ci ricordiamo in attività due campi da tennis in terra rossa (oggi un sogno per molti del settore) trasformati in discarica di sabbia ed erba; ci ricordiamo un percorso per la corsa amatoriale oggi scomparso per le numerose recinzioni di sicurezza, in un angolo si tirava anche di arco e frecce, quella zona oggi è ricolma di detriti e abbandonata; per fortuna e per le capacità di pochi appassionati rimangono in uso un campo di Pallavolo, oggi coperto; un campo di Pallacanestro all’aperto e ben tenuto; la pista di Atletica Leggera rimodernata negli anni ’90; il terreno di gioco principale per il calcio e un secondo campo di allenamento, il tutto circondato ancora da un poco di “verde”, cipressi compresi. Malgrado quelle importanti perdite subite negli anni l’impianto dimostra ancora a tutti le sue grandi potenzialità.

Non è bello e non è “umano” sentire tra le motivazioni che è necessaria una strada per consentire un miglior utilizzo delle strutture, oggi sono regolarmente utilizzate; anzi direi che dovrebbero essere rispettate le ordinanze per cui nella zona non dovrebbero aver accesso automobili private, se non unicamente i mezzi di soccorso. Non è bello perché non corrisponde ad una logica educativa, di comportamento e di rispetto che fa parte del nostro essere, ovvero garantire la miglior qualità di vita a tutti. Immaginiamo cosa potrebbe diventare questa zona ancora “verde” per alcuni aspetti,  inserendo una “mobilità alternativa realizzando un anello di scorrimento con la viabilità ordinaria (via Paradiso)”. Se “la creazione di questo nuovo percorso consente di rendere indipendente ogni attività che si svolga nell’area sportiva” immagino che ad ogni attività corrisponda un parcheggio, immagino che ogni attività si possa raggiungere in auto, immagino che tutti gli spazi liberi verrebbero ad essere intasati da automobili, immagino ragazzi correre a zig zag tra queste, immagino una portiera aprirsi all’improvviso mentre passa  un atleta, immagino i rumori e gli “odori” dei gas di scarico: immagino occorrerà una centralina per le analisi dell’aria… che facciamo? Oggi  chiudiamo per inquinamento!

Si chiama sempre in causa la sicurezza, ma di cosa stiamo parlando? E’ naturale che all’interno ci siano vie di accesso carrabili dedicate ai mezzi di soccorso, e ci sono già!! Soltanto che oggi sono spesso utilizzate per trasferimenti da e per gli impianti solo da automobili private che non hanno titolo ad entrare.

Non vorrei proprio e gli sportivi di Sarzana credo non desiderino che quel Parco si trasformi ulteriormente in un fastidioso ambiente degradato con traffico automobilistico. Fino ad oggi, un pò tutti, abbiamo alzato barriere, ora dobbiamo sinceraci che questo non avvenga più;  in questa bellissima zona hanno diritto di accesso tutti, e per tutti intendo si gli sportivi, gli atleti, ma anche gli anziani, i giovani non tesserati, le mamme con i piccoli, togliamo quelle recinzioni un poco ideologiche ed apriamo veramente lo Sport a tutti; consegnamo alla città ciò che Le spetta di diritto. Queste mie idee le avevo già presentate, anche con un tono più acceso, all’unica riunione fatta nel merito il 18 marzo 2014, presenti molti cittadini, il sindaco, il presidente della Consulta, alcuni presidenti di Società Sportive, da allora poco vedo di modificato e quindi ricordo che nei Parchi e nelle “Città dello Sport” per rispetto si va anche a piedi. Non trovo educativo transitare in aree protette con vetture, ricordo che in questa città di Sarzana è attivo il progetto “pedibus” per raggiungere le scuole a piedi; con gli impianti sportivi vogliamo promuovere un progetto “sport in bus”? mi pare veramente esagerato.

Grazie per l’attenzione Prof. Marco Fausti

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