Crociere, serve un progetto generale sul Waterfront (un intervento di Giorgio Pagano)

1277992714992_waterfront_0LA SPEZIA– Lo scontro tra il Sindaco e il Presidente dell’Ap va ben oltre il merito della discussione e verte innanzitutto su “chi comanda in città”, in vista delle elezioni del 2017. Tuttavia c’è anche il merito: realizzare il nuovo molo per le crociere o accontentarsi del previsto allungamento del molo Garibaldi, da destinare per un lato alle navi portacontainer e per l’altro a quelle da crociera? Ho sempre manifestato seri dubbi sull’allungamento del Garibaldi, per il suo impatto paesaggistico e perché ha spostato nel tempo la consegna di Calata Paita alla città. Dal 2007 tutto è fermo, anche perché l’Ap ha presentato un masterplan sul waterfront insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, che il Comune ha troppo poco contrastato. Sul Garibaldi, però, si è deciso di andare avanti, e a questo punto è giusto interrogarsi. Serve davvero un nuovo molo, come propone l’Ap? Ma anche: che cosa comporta usare Calata Paita senza il molo quando approda una terza nave, come propone il Comune? La questione non può essere risolta con i bracci di ferro o con le mediazioni non trasparenti. C’è un unico modo: la partecipazione, all’insegna di un waterfront che non sia “per” la città ma “della” città. Esattamente ciò che è mancato in questi anni. Occorre tener conto del fatto che, nel corso del tempo, la Regione e il Ministero dell’Ambiente hanno varato prescrizioni paesaggistiche e ambientali, sulla circolazione delle acque e sull’inquinamento della rada, sull’elettrificazione delle banchine per evitare emissioni nocive, sull’impatto sul traffico urbano e sul paesaggio architettonico dell’area… Non si può, inoltre, procedere per stralci privi di una visione d’insieme: la questione delle crociere deve far parte di un progetto generale sul waterfront, un piano urbanistico di zona adottato dal Consiglio Comunale, con il percorso partecipato previsto dalla normativa, cioè la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e la relativa “inchiesta pubblica”. Le istituzioni non si chiudano a riccio, tra loro rancorose, ma si aprano alla città, in un quadro di regole e di tempi certi: è il solo modo per fare le scelte progettuali migliori e uscire da un impasse durato troppo a lungo. Con questo metodo potrebbe riaprirsi la via per realizzare un altro sogno affondato in questi anni dai contrasti tra le istituzioni: la spiaggia alla diga, cioè la spiaggia degli spezzini.

Giorgio Pagano

Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo

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