Chiuso un capitolo, se ne apre un altro

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LA SPEZIA – È stato definitivamente archiviato il progetto triennale che l’anno scorso la dirigenza croata aveva avviato. Questo è un dato certo da cui partire.
Se sia un bene o un male, lo vedremo.
Siamo ritornati nella non certo esaltante “normalità” di questo malato calcio italiano.
E’ comunque l’ennesima dimostrazione che il patron Volpi, che il cielo ce lo conservi a lungo, non regge programmi a medio o lungo termine, almeno che non diano risultati immediati.
Questa contraddizione è stata la chiave intorno alla quale gli attuali dirigenti della società hanno colto l’occasione per saltare al posto di guida di una vettura che li vedeva, a mio parere non a torto, solo passeggeri frustrati, anche se comunque sempre sorridenti.
Ed allora quando è stato il momento di stringersi attorno alla squadra e difendere quel progetto, che tante soddisfazioni aveva dato agli sportivi che vi si erano convintamente riconosciuti, si è preferito far saltare il banco.
Circostanza d’altronde ammessa anche dallo stesso Miskovic in una recentissima intervista riportata sulla stampa locale.
Questi anni felicemente trascorsi col patron Volpi, tuttavia, sono lì a dimostrare quanto la sua legge valga per tutti: Volpi è assolutamente equo, riserva uguali trattamenti di fronte ad eguali risultati.
Quindi, guardando avanti, noi che ci appassioniamo più al calcio giocato che alle mene da retrobottega, speriamo che le scelte che il sorridente Presidente in piena attività e la sua orchestra stanno facendo siano foriere di bel gioco e risultati utili.
Certo talora la irresistibile voglia di cambiare pagina può far fare scelte che non possono non lasciare perplessi.
Spiegare ad uno sportivo qualsiasi le motivazioni per cui si lascia andare via Josip Brezovec è davvero arduo.
Forse si è individuato in lui l’immagine dello Spezia di Bjelica, immagine da cancellare dalle menti e dai cuori degli sportivi.
Soprattutto in un contesto calcistico come quello italiano, dove i centrocampisti si di distinguono rigorosamente in due categorie – i muli e i professori – è davvero incomprensibile fare a meno di uno, fra i pochissimi, che riassume nel suo gioco sia la capacità agonistica che una buonissima tecnica, che insomma, come si direbbe oggi, sa conciliare la fase difensiva dell’interdizione con quella offensiva dell’impostazione e con quella della conclusione, sia col tiro da fuori che con i calci piazzati.
Se a questo si aggiunge il fatto, non irrilevante, che le pretese economiche di “Stijena” (roccia in croato) sono incommensurabilmente assai più modeste da quelle che si sentono per i nuovi arrivi, c’è davvero da toccarsi per capire se e dove viviamo.
Stesso discorso varrebbe per Juande ma forse ci si sta fermando in tempo.
Bjelica ha preteso molto da Brezovec e Juande, costringendoli spesso a giocare da soli in mezzo al campo, circondati da avversari sempre in superiorità numerica, e forse li ha anche oltremodo logorati fisicamente; motivo di più, allora, per avere pazienza e consentire loro un completo recupero atletico.
Anche perché chi viene a sostituire Brezovec, Pulzetti, è certamente un giocatore di esperienza e di valore, un mulo di qualità per ritornare agli stereotipi dei centrocampisti italiani, ma viene da una lunga assenza dal campo ed ha un’anzianità calcistica che pesa in particolar modo su quel tipo di giocatori.
Il ritorno di De Col è certamente una buona notizia visto il deficit che la squadra ha mostrato nel suo ruolo.
Speriamo che l’avvilimento della panchina cha ha dovuto fare a Cesena fino ad oggi gli abbia risvegliato propositi di rilancio e non l’abbia troppo intristito. E comunque, seppure meglio di quelli che quest’anno hanno frequentato quella parte del campo, non pare certo il giocatore che può fare la differenza come, per esempio, la fa Migliore dall’altra parte dello schieramento.
Piccolo, quello acquistato dalla Virtus Lanciano, a parte la fama di caratterino che si porta dietro, è comunque un giocatore di valore che potrà davvero essere utile.
Speriamo si integri velocemente.
Io credo che si debba intervenire per rafforzare la difesa, reparto che, partiti Ceccarelli e Bianchetti, manca dell’uomo guida, sia sul piano tecnico che su quello comportamentale.
Sarò controcorrente, ma ho la sensazione che gli inni di gloria riservati ad ogni prestazione di Terzi siano più dovuti a questioni societarie che non a veri meriti del campo.
Se andiamo a riesaminare i tanti gol subiti, da Cesena in poi, scopriremo che molti sono dovuti alle sue pause di riflessione o alle sue presenze silenti.
Speriamo che dalla ripresa, col Bari e con lo storico confronto di Coppa Italia, il buon tecnico Di Carlo trovi la quadratura per restituire alla squadra quelle certezze perdute ed anche quegli atteggiamenti tattici che Bjelica purtroppo sottovaluatava e che tanto gli sono e ci sono costati.

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