C’è da spostare un’edicola 2 (la vendetta). IL cinepanettone di Piazza Verdi

Non c’è pace sotto l’edicola di Polerà. Nonostante le rassicurazioni di Canneti al comitato che tutto procede al meglio e “nessuna variante al progetto Buren” è prevista, assistiamo quotidianamente a esilaranti e imbarazzanti rimpiazzi, allargamenti di corsie perché i bus non passano, aggiustamenti di tubature di gas accidentalmente rotte, tagli di pezzi di marciapiede, dislivelli tra le due parti della piazza, revisioni di corsie per ciechi che finiscono sul muro. L’ultima in ordine di tempo stamani: in una Piazza Verdi chiusa al traffico molto movimento intorno all’edicola del sindaco di Piazza Verdi” perché c’era da spostare l’edicola con una gigantesca gru. Nessuno aveva previsto (ma sarebbe bastato un righello o una scatola del “piccolo geometra”) che i bus non passavano e così tra l’idea di tagliare in due l’edicola e spostarla verso il marciapiede, si è preferito la seconda opzione.

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Opzione di gran lunga più interessante, infatti a parte il piccolo disagio dei pedoni di attraversare sulle strisce e poi deviare verso destra e camminare quasi rasente la Cassa di risparmio per poi agevolmente mettere la freccia a sinistra e ripercorrere il marciapiede facendo gimkana sugli stand delle botteghe, potranno però in un colpo solo comprare con la mano sinistra la Gazzetta e allungandosi un po’, con la destra fare un prelievo al bancomat. Vuoi mettere la novità altrimenti detta Preleva sotto gli occhi di tutti? E quella di fare lo scherzetto ai ciechi che seguendo il percorso zigrinato a loro dedicato, sbattono la faccia contro la saracinesca dell’edicola?

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Infine ci domandiamo questa volta seriamente, come mai gli amministratori di una città, gestori, progettisti, ingegneri e presunti tali, archistar, archetti star, vincitori di posti pubblici col Gratta e vinci, non pensano un po’ di più al bene pubblico, allo spazio urbano, al decoro, alla vivibilità, alla sostenibilità, alla felicità comune anziché stare dietro alla disperata ricerca della giustificazione a suon di rimpiazzi venuti male e pezze che fanno acqua. del loro cattivo operato e forse addirittura, del loro fallimento. Che tale rimane comunque, sotto gli occhi di tutti, qualunque cosa vengano a raccontarci pubblicamente, in commissione, in audizione,per strada o intervistati sul giornale o in TV.

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