Il direttore d’orchestra Fabio Luisi incanta Genova e si prepara a dirigere il Maggio fiorentino

Un quarto d’ora di applausi per Fabio Luisi a Genova, al Carlo Felice per la direzione della monumentale sinfonia n. 2 in do minore di Gustav Mahler (nota come “La resurrezione”), evento molto atteso e che si univa alle mille manifestazioni della Notte di luci di Genova il 19 dicembre. Luisi, genovese d’hoc, attuale direttore principale del Metropolitan di New York e dell’Orchestra sinfonica nazionale danese, si prepara a dirigere il Maggio fiorentino ma non sostituirà Zubin Mehta che rimarrà direttore emerito a vita. La sua biografia è straordinariamente ricca di successi e di riconoscimenti e rimandiamo al suo sito per approfondimenti. Ci piace ricordare che oltre a dirigere grandi teatri e orchestre internazionali, Luisi è anche direttore musicale del Festival della Valle d’Itria e dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” a Martina Franca promossa e organizzata dalla Fondazione Paolo Grassi di cui è presidente il prof. Franco Punzi e direttore Rino Carrieri.

Luisi ha vinto recentemente un Grammy Award per la miglior opera registrata (il Wagner al Met); il suo repertorio è così ampio che attraversa tutto il teatro musicale, dalle sinfonie ai concerti al teatro d’opera fino ad arrivare alla musica contemporanea; ci rivela che è molto curioso e aperto alle proposte di musicisti, direttori d’orchestra e che forse solo il repertorio di musica slava è quello che in questi anni ha percorso di meno e che non predilige.

Lo abbiamo incontrato nello splendido foyer del Carlo Felice pochi giorni fa (mentre sul palcoscenico allestivano la Bohéme diretta da Ettore Scola) e gli abbiamo fatto alcune domande relative alla sua collaborazione con uno dei massimi registi teatrali contemporanei, Robert Lepage per la produzione del RING di Wagner del Metropolitan di New York. L’intervista sarà parte del documentario in corso di realizzazione sul teatro di Robert Lepage.

Si tratta di un allestimento poderoso sul piano della macchina scenica per il quale è stato addirittura rinforzato il palcoscenico del MET e che rimarrà tra le più originali regie contemporanee caratterizzata oltre che dalla altissima qualità musicale, dalla presenza in scena delle tecnologie più attuali (proiezioni 3D, videomapping interattivo) e addirittura di azioni quasi acrobatiche dei cantanti ( i quali sono stati aiutati a impadronirsi dello spazio scenico complesso e mobile dagli atleti del Cirque du soleil)

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Il Maestro Fabio Luisi nel foyer del Carlo Felice. Foto tratte dal documentario in corso di realizzazione su Robert Lepage

Anna Monteverdi: Lepage e Wagner, teatro, musica e tecnologia: quanto a suo avviso l’innovazione tecnologica può contribuire a far conoscere non solo l’opera musicale ma anche il messaggio di opera d’arte totale di Wagner? 

Fabio Luisi: L’opera lirica come del resto qualunque rappresentazione teatrale, è per definizione destinata a mutare nel tempo; questo cambiamento avviene normalmente durante la storia di questa opera d’arte che non è come un’opera d’arte figurativa a sé stante, chiusa nell’epoca in cui è stata concepita. Lepage è il testimone più congeniale di opera d’arte che muta nel tempo; in questo senso il suo approccio molto tecnologico alla tetralogia di Wagner è stato stimolante e interessante, e Wagner ne sarebbe stato piuttosto contento. 

Anna Monteverdi: Quale è stato il rapporto tra direzione musicale e direzione registica e quali sono stati i passaggi chiave di questa drammaturgia musicale?

Fabio Luisi: Lepage è una personalità straordinaria, sa esattamente come realizzare ciò che desidera e per me è stato molto educativo, lui è un uomo di teatro visionario con un accento su ciò che si deve vedere,  per noi musicisti l’aspetto visivo è secondario rispetto a quello musicale. Il suo modo di lavorare è estremamente rispettoso dei cantanti e della musica; non essendo musicista si è dovuto instaurare un dialogo tra noi e gli ho dato qualche suggerimento per quei momenti in cui bisognava sottolineare visivamente certi accenti come li abbiamo in musica e lui è stato comprensivo e ha accettato; tutto è stato condotto con una calma davvero inusuale nel nostro campo. 

I passaggi chiave sono stati quelli che richiedevano un colore e un carattere speciale reso visibile, in questo Lepage è stato straordinario, i cambiamenti di scena, i grandi “coup de théâtre” che ci sono anche in questa opera monumentale, sono stati risolti in maniera eccezionale e hanno provocato “pelle d’oca” a spettatori e anche agli esecutori. Lo sforzo tecnico è stato enorme, ed è stato una sfida per tutto il team della produzione perché non si erano mai trovati a mettere in pratica un’idea così tecnologica quale quella concepita da Lepage.

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