Solidarietà alla giornalista Alessia Candito minacciata dalla ‘ndrangheta

REGGIO CALABRIA – Il giornalismo con la schiena dritta è raro. Altrettanto rara è la determinazione di puntare le luce dell’informazione (e dell’attenzione) su chi (e quanto) pretende di restare nell’ombra, intoccabile.

Alessia Candito, che è esempio di questo raro giornalismo e di questa rarissima determinazione, ha scelto di portare avanti il proprio lavoro a Reggio Calabria. Ha scelto di fare informazione sulle inchieste. E se le inchieste giudiziarie non sono tollerate dalla ‘ndrangheta e dalla sua ampia rete di cointeressenze e complicità con pezzi del “potere legale” (politico, istituzionale ed economico) e con gli ambienti massonici, la stessa intolleranza la subisce chi fa informazione libera e indipendente…

Scavare nelle carte delle inchieste, cercare le connessioni, indicarle, guardando e mostrando i fatti ed i nomi, senza reticenza, è quanto fa Alessia Candito, con il “Corriere della Calabria” (esplicativa l’immagine che spicca sulla testata con le tre scimmiette che dicono“vediamo, sentiamo e parliamo tantissimo”), ma anche come, ad esempio, autrice del libro «Chi comanda Milano». Non “giornalismo dello scoop” che compromette inchieste, bensì giornalismo che fa informazione e che quindi fornisce anche un contributo al lavoro degli inquirenti, oltre che fornire alla comunità quei dati essenziali per comprendere, scegliere e vivere.

Non solo, quindi, un lavoro svolto con correttezza e serietà, ma anche un coraggioso, quotidiano, impegno civile per tenere sveglie (e svegliare) coscienze che troppo spesso cadono nella disillusione e nella resa.

Per questo, ringraziando quanti hanno deciso, tempestivamente, di disporre le misure di protezione per garantirne la sicurezza, esprimiamo la totale solidarietà ad Alessia Candito, che non è e non sarà sola.

Uff. Pres. Casa della Legalità

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