Acqua bene comune, atto secondo

Sarà un collegio di docenti universitari, esperti in economia industriale, a determinare la correttezza delle tariffe dell’acqua. È  quanto stabilito dal Consiglio di Stato per dipanare la intricata matassa del contenzioso tra cittadini utenti (associazioni di consumatori) e l’Autorità per l’Energia Elettrica e del Gas (AEEGSI) sul sistema di calcolo. Il compito di questo collegio è quello di approfondire i criteri tecnici con cui si forma la tariffa del Servizio Idrico. Ricordiamo che il referendum del 2011 ha escluso che l’acqua si possa erogare, ricavandone Profitto, e, in relazione ai costi del servizio idrico, ha eliminato la componente, cosiddetta “adeguatezza della remunerazione del capitale investito” escludendo che la tariffa debba remunerare in modo automatico questo capitale,  senza distinguere tra quello preso a prestito ( Banche o altri investitori) e quello proprio del gestore (Acam Acque Spa -Società in house).. La “remunerazione del capitale investito”  come è noto avviene con un parametro del 7%, che è identico sia per il capitale preso a prestito, sia per il capitale proprio.

Il tasso del 7% deriva dalla redditività dei titoli di Stato a dieci anni ed è funzionale ad agevolare gli investimenti, soprattutto privati,nel settore dei servizi idrici ai quali si garantisce una remunerazione prestabilita del capitale.  Le associazioni dei consumatori, hanno preso posizione, proprio su questo punto, ritenendolo illegittimo. Ora “la palla” passa  ai professori, che con calcoli e formule, dovranno verificare se la tariffa, che deve coprire i costi del capitale proprio investito dal gestore  sia calcolata con corretti parametri relativi sia al tasso di interesse sia alla componente di copertura del rischio. In attesa di tali determinazioni, faccio brevemente, riferimento ad un articolo precedentemente pubblicato, dove avevo rilevato, che il Bilancio di “Acam Acque Spa” al 31/12/2014,  evidenziava, nel conto Economico, la voce,  “interessi passivi” per  Euro 5.791.683,00 e nello Stato Patrimoniale, “debiti verso Banche” per euro 140.943.661,00, premesso questo, in riferimento, alle notevoli lamentale di cittadini utenti, che ricevono in questo periodo, bollette acqua di  importo elevato, e allo stato confusionario delle voci (conguaglio, recupero, partite pregresse),  mi sembra opportuno, fare una raccomandazione aperta, ai consiglieri di maggioranza e di minoranza, che sono i rappresentanti dei cittadini, nonché ai revisori dei conti dei Comuni ,soci di “Acam acque Spa”, di verificare e attuare un controllo attento, di come questi interessi passivi,  impattano nei bilanci comunalii, come tariffe, oppure come  altre voci, in quanto, questi costi per i cittadini, sia pure in diminuzione, saranno a loro carico, per un periodo piuttosto lungo, fino al 2034.

 Alcune locuzioni di chiarimento:

  • in House, significa che “Acam acque Spa” ha solo la veste di società per azioni, nella realtà è un ufficio del Comune, pertanto segue le sorti dell’ente e non può fallire(diritto comunitario, recepito anche in Italia).
  • T.O. Idrico, è formato dai sindaci dei Comuni.

Pertanto quando  un cittadino si lamenta con il suo Sindaco per l’aumento delle tariffe e questi, risponde (scarica barile) è colpa di Acam oppure dell’ A.T.O., non facciamoci prendere in giro.

Mario Bonelli, Dottore commercialista in La Spezia e Revisore dei Conti Enti locali.

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