Via del Forno invasa dal fango: la protesta dei residenti

Una vera e propria conferenza stampa itinerante indetta direttamente nel luogo dove hanno origine i motivi della protesta, per rendere più forte la denuncia da esprimere agli occhi dell’opinione pubblica e della politica: con questo obiettivo, ieri pomeriggio, il Comitato “Tutela Territorio Isola – Montalbano – Felettino”, accompagnato dal Consigliere comunale e Capogruppo della Lista Civica “Per la Nostra Città” Giulio Guerri, si è recato, insieme ai giornalisti, all’esterno del cantiere del Terzo Lotto della Variante Aurelia nei pressi dell’Ospedale del Felettino, per mostrare le problematiche che stanno affliggendo Via del Forno; rendendola sempre più difficoltosa da praticare e pericolosa. Basta parcheggiare e scendere dalla propria auto per rendersi subito conto dei disagi causati dal fango che proviene dal cantiere: poche gocce di pioggia, cadute anche a distanza di parecchi giorni, e la strada si trasforma letteralmente in una palude. A peggiorare lo scenario, il continuo ed inevitabile via vai di macchine e autocarri. E i mezzi per lo spazzamento stradale, che durante tutto l’orario di lavoro tentano, maldestramente, di ripulire la carreggiata, paradossalmente, aggravano la situazione, non rimuovendo ma bensì “spalmando” il limo che copre, come un manto, l’intero tratto. Al centro delle polemiche, una strada di cantiere alternativa, rimasta un progetto sulla carta e mai realizzata – da quanto si apprende – per un negato permesso di attraversamento di una proprietà. D’estate, il rovescio della medaglia, con il fango che si trasforma in polvere, rendendo l’aria irrespirabile, con conseguenze anche per la salute.

“Da quando il cantiere è stato avviato, nel settembre 2011, abbiamo richiesto un incontro con i vertici di Anas, per far presente la situazione e tentare di trovare una soluzione che possa risolvere o, quanto meno, arginare i disagi per i residenti e non solo. Ma ad oggi, questo incontro non è mai arrivato – spiega Pasquale Iodice, Presidente del Comitato cittadino – Anche nei due anni durante i quali il cantiere è stato sospeso le cose non sono cambiate, anzi: l’incuria ha favorito i problemi di cui oggi stiamo parlando e, a tutto questo, in quel periodo, si aggiunsero anche una serie di timori legati alla sicurezza, per via dei furti di materiale abbandonato e rischi per l’incolumità dei nostri bambini, che potevano facilmente introdursi nelle zona, rimasta accessibile ed incustodita.”
“Non si può andare avanti così – racconta Leonardo Nori, residente del civico 23 – sarebbe sufficiente un sistema di piccole canalizzazioni e griglie in prossimità dell’ingresso del cantiere, in modo da far convogliare l’acqua e il fango dentro di esse, impedendo così che raggiungano la strada. Lavare le ruote dei veicoli in uscita serve a ben poco, se poi questi, nell’immettersi su Via del Forno, si trovano a transitare nuovamente nei depositi fangosi che si creano. Oltretutto – conclude Norii mezzi per la pulizia del selciato sono obsoleti ed inadeguati: servono macchinari più idonei.”
A causa del fango viscido alcuni pedoni e motociclisti sono scivolati ed è una vera fortuna che non ci sia ancora scappato il morto – raccontano, con sdegno, altri due residenti – Tra l’altro, il bordo strada che costeggia il torrente Dorgia è sprovvisto di qualsiasi protezione: se un automobilista o un motociclista dovesse sbandare rischierebbe di precipitare nel burrone.

Sulla vicenda interviene anche Giulio Guerri, Capogruppo della Lista Civica “Per la Nostra Città”: “qui è evidente la mancanza di rispetto delle minime procedure di salvaguardia e tutela delle strade comunali, che presentano, tra gli altri problemi, anche diversi cedimenti causati dal passaggio dei camion. Ci sono problemi di decoro, agibilità e sicurezza che, nei giorni scorsi, mi sono personalmente incaricato di presentare in Consiglio comunale con un’apposita interrogazione, poiché qui vi è una situazione comune ad altre zone della città nelle quali sono aperti gli altri cantieri della Variante, come ad esempio alla Pieve, dove il quartiere è stato letteralmente invaso dal fango. La Giunta comunale – prosegue Guerriha delle chiare responsabilità in tutto questo: i cittadini hanno segnalato una carenza dell’illuminazione pubblica, che di notte rende questa strada poco sicura, ed hanno richiesto, in più occasioni, l’istituzione di una strada di cantiere, della quale non si vede l’ombra, e la cui proposta di realizzazione è stata formalmente accolta solo a parole dall’Amministrazione. Il Comune deve farsi carico della verifica e del monitoraggio riguardo il completo e corretto lavaggio delle ruote dei mezzi in uscita dal cantiere prima dell’accesso alla strada pubblica e vigilare che l’ente appaltatore, in questo caso Anas, svolga i lavori nel più totale rispetto del territorio comunale e delle sue infrastrutture.”

(Francesco Munari)

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