Non toccate niente!

LA SPEZIA – Difficile commentare una settimana piena di soddisfazioni, dalla confortante ripresa di gioco e di punti in campionato alla storica impresa dell’Olimpico.
Difficile argomentare su commenti, sensazioni, emozioni, quelle che abbiamo vissuto e che con i moderni strumenti comunicativi ormai tutti hanno la possibilità di esternare in tempo reale.
Francamente ho grande difficoltà ad aggiungere qualcosa, anzi, si ha la sensazione che parole inutili annebbierebbero la limpida e straripante gioia che i tifosi anno pregustato e vissuto con pieno merito, soprattutto di coloro che non hanno rinunciato ad assistere in diretta ad un evento storico per la nostra squadra ma anche per la nostra città.
Che piaccia o no anche il calcio è cultura e non potrebbe essere diversamente di fronte ad accadimenti capaci di raccogliere le emozioni di migliaia di persone.
E nella nostra città, più che altrove, il calcio è anche identità.
Non riesco a individuare altri avvenimenti capaci di coinvolgere cuore e cervelli di migliaia di persone una volta ogni quindici giorni, a volte ad intervalli anche più brevi.
Per questo il successo di Roma non riguarda solo lo Spezia Calcio ma tutta una città che intorno allo Spezia Calcio trova passione e sentimenti che accomunano ed uniscono.
Per parlare di calcio, direi che l’Olimpico conferma le buone impressioni che si erano tratte in queste ultime gare.
La medicina che con un po’ di fortuna era stata assunta a Pescara – il risultato positivo anche se non proprio meritato – ha avuto il suo effetto ed ha agito sull’aspetto di maggior impatto della malattia che aveva colpito la squadra: la fiducia.
Sarebbe ingiusto non dare i meriti che spettano al nuovo mister che ha saputo muoversi con grande intelligenza sia sul piano psicologico che su quello tecnico.
Fuggendo alla suggestione di screditare chi lo ha preceduto ed il lavoro fino ad allora fatto, ha saputo cogliere gli aspetti positivi di quel lavoro ed apportare i giusti correttivi sul piano dei comportamenti e dell’atteggiamento tecnico-tattico.
Ha capito che Nenado Bjelica, e non solo lui, aveva messo insieme un gruppo di giovani e meno giovani dotati di forti valori tecnici e morali, un gruppo che stava bene insieme e disponibile ad anteporre, per quanto possibile, il risultato dell’insieme rispetto al successo del singolo.
Queste qualità, così rare nel calcio attuale, sono state captate al volo da un pubblico estremamente sensibile al lavoro, al sacrificio, all’attaccamento alla maglia.
Di Carlo ha ricomposto unità di intenti e voglia di solidarietà ed ha apportato qualche ritocco sul piano tecnico approfittando di qualche assenza per dare spazio a giovani risorse che forse erano state un poco trascurate, allargando così la rosa attraverso il coinvolgimento effettivo di nuove individualità.
Ed ha preteso, sul campo, atteggiamenti meno velleitari e più realistici, quelli necessari se si vuole tornare a guardare la classifica.
Avrà, credo, tutto il sostegno degli sportivi, innamorati di questa squadra, se pretenderà che il mercato di gennaio non disturbi i giusti equilibri che si sono ricreati.
Restituendo al migliore rendimento atletico Juande e Brezovec, recuperando gli infortunati lungodegenti De Las Cuevas e Kvrzic, la squadra potrebbe anche non aver bisogno di altro.
Se disponibilità ci sono, come pare, siano usate badando più alla qualità che alla quantità nel senso di spendere qualcosa in più per una o al massimo due acquisizione di qualità che rappresentino la panna su una torta che piace già.
Il nostro amabile Presidente, dunque, non prenoti stanze negli hotel milanesi, templi del calciomercato.
Si faccia dire due nomi e lavori o, meglio, faccia lavorare su quelli.
Il suo accattivante sorriso lo usi per continuare a portare fortuna alla squadra, come ha simpaticamente detto.
D’altronde ogni squadra ha la sua mascotte.

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