Salvatore Settis incanta l’Accademia di Pisa parlando di Bill Viola

Davanti a un pubblico di appassionati d’arte, di personalità del mondo civile e della politica e soprattutto davanti a molti studenti dell’Accademia, Salvatore Settis, già direttore della Normale Superiore, ha aperto oggi l’anno accademico alla Alma Artis di Pisa,la nuova Accademia di Belle Arte con una “mission” su arte e tecnologie, con una lezione sul videoartista Bill Viola da lui definito, per il riferimento diretto alle opere d’arte antica, “pittore”.

Pur specialista di arte antica e “post antica” (come lui stesso si è definito) Settis ha raccontato di aver deciso di fare un’incursione nella videoarte dopo aver conosciuto personalmente il genio di Bill Viola; è stato uno scambio di saperi che ha portato lo statunitense Bill Viola all’epoca della sua permanenza al Research Institute del Getty Museum dove Settis era direttore, a immaginare nuovi formati assai atipici per la videoarte e espressamente ispirati all’antichità (il riquadro a mezze figure poi definito “dramatic close up, le predelle, i trittici). Grazie all’incontro con Settis a Los Angeles, e grazie ai riferimenti classici suggeriti da Settis, Viola inizia a comporre il ciclo delle Passioni, che esplora la complessità delle emozioni umane, attualmente unico lavoro di videoarte al mondo ad essere inserito come opera permanente all’interno della National Gallery di Londra.

Bill Viola Emergence, 2002, Photo K. Perov
Bill Viola Emergence, 2002, Photo K. Perov

Settis racconta come Bill Viola all’epoca del suo anno di presenza al Getty, era spesso presente nella struttura di ricerca che all’epoca con i suoi 800.000 volumi (diventati oggi un milione) vantava la più importante biblioteca al mondo di storia dell’arte per studiare le opere classiche.

Tutta la lectio magistralis si è sviluppata su questa linea di memoria dell’antico nelle opere di Bill Viola, da Catherine’s room alla Visitazione a Emergence, rintracciando le fonti, le iconografie, i motivi.

E’ stata un’importantissima occasione per parlare di classicità e nuove tecnologie in un luogo di alta formazione artistica in cui si studiano le nuove forme tecnologiche del visivo che aprono a inedite prospettive narrative si spera, il più lontane possibile da una “spettacolarizzazione dell’immagine” e da una “estetica della superficie”.

Advertisements
Advertisements
Advertisements