Quartieri del Levante: pare che le Istituzioni non abbiano imparato nulla dal passato

LA SPEZIA- Sembra che le istituzioni che governano questa città e questo territorio (terra-costa-mare) non abbiano imparato nulla dagli innumerevoli errori del passato, ma continuino a prendere in considerazione uno sviluppo produttivo pieno di incognite pericolose per l’ambiente e, quindi, per la salute dei cittadini, solo per dare occupazione (che poi se uno muore che se ne fa dell’occupazione?).  Insomma, ancora una volta ci troviamo di fronte alla scelta tra l’aggravamento dei rischi ambientali e la creazione di un presidio per la demolizione di vecchie carrette militari all’interno dell’Arsenale.

Sarebbe già pensabile ad un procedere controllato della cosa se, in tutti questi anni, le istituzioni dedite ai controlli avessero fatto il loro dovere(vedi Arpal), ovvero avessero evitato qualche evento devastante nel nostro territorio.
Citiamo come esempi i seguenti casi:

  1. Enel di Vallegrande con il suo costante utilizzo del carbone, e i relativi carbonili a cielo aperto e le ricadute sul territorio (tante volte si sono fotografati enormi quantità di fumi salire in cielo).
  2. Il Porto e la sua attività, che è la maggior fonte di inquinamento marino, acustico ed atmosferico (PM10), fatto che ha naturalmente le più gravi ricadute sui quartieri del Levante sono adiacenti ad esso, ma non solo su di essi.
  3. Terminal GNL Italia di Panigallia (Snam) che è una vera e propria mina vagante  per la sicurezza di migliaia di cittadini seduti sopra di esso.
  4. Terminal Enel e le operazioni di carico e scarico di carbone e oli combustibili con un pontile di circa 30.000 Mq,scarico che avviene a fianco ad un asilo infantile sito tra Fossamastra e Pagliari
  5. Campo P.O.L.  con le relative Boe S.P.I. dell’Arcola Petrolifera per lo scarico dei carburanti, collegate ad un oleodotto marino di fronte alla perla di Porto Lotti. Preferiamo non pensare a ciò che potrebbe accadere e a che grosso rischio ambientale andremmo incontro in caso di dispersione.
  6. Numerose discariche sulle colline del Levante che negli anni hanno riservato non pochi problemi ai cittadini riservandone tutt’ora come si viene a sapere ogni giorno leggendo la stampa cittadina. E ancora rischiano di aumentare di almeno una unità(senza poi sapere quali e quante ve ne siano delle quali non si conosce neppure l’esistenza). Oltre ad esse si sono create altre attività a rischio che peggiorano di gran lunga una situazione già compromessa..

Insomma, inutile nascondersi dietro ad un dito: è necessaria una svolta, è necessario programmare uno sviluppo diversificato per non farci ricattare con la perdita dell’occupazione, come sentiamo dire ogni giorno dai sindacalisti (loro idee innovative non ne partoriscono però).

Ecco perché serve finalmente un progetto serio che coniughi finalmente le tre cose essenziali per ogni uomo: vita, ambiente e lavoro.

(Franco Arbasetti e Rita Casagrande, Coordinamento Quartieri del Levante)

Advertisements
Annunci
Annunci