Memorie delle Terre di Confine – tra le identità ancestrali dei luoghi di montagna con Mangia Trekking

Mentre è finita l’estate e si è conclusa la stagione dei funghi, in montagna la neve tarda ad arrivare.  L’appennino appare “deserto”, ma la passione per il territorio, per le memorie, le tradizioni e per la sua cultura profonda, porta tanti amici dell’associazione Mangia Trekking con i loro cani, a ritrovarsi spesso sulla  montagna appenninica, fra Sassalbo nell’alta Lunigiana, Valbona e Vallisnera nel comune di Collagna, nella montagna Emiliana. Insieme ripercorrono le vie e le storie di tante famiglie che nella prima metà del secolo scorso animarono quelle montagne. In un passato fatto di pastorizia, preparazione del carbone, di taglio dei boschi , e di cacciagione, dove la castagna rappresentava un alimento fondamentale e la povertà economica delle famiglie era forse la consuetudine. Così nei giorni scorsi l’associazione dell’alpinismo lento è salita sul monte Casarola ove un tempo si ritrovavano durante l’estate i pastori di Sassalbo ed i pastori di Valbona e tante  famiglie  di quei piccoli paesi, che si trasferivano nell’area del massiccio, per tagliare la legna e preparare il carbone per l’inverno. Una vita modesta in capanne improvvisate. Sul monte Casarola a quota mt 1979 slm ove lo scorso anno venne innalzata una croce dedicata a Don Angelo, che è stato parroco di Valbona. Il quale oltre 40 anni fa, fu l’artefice della posa di una prima croce, poi divelta dal maltempo. Una croce che oggi sembra anche essere l’accesa testimonianza di un dibattito avviato da coloro che vorrebbero le vette spoglie da simboli religiosi. Allora gli amici di Mangia Trekking hanno rivolto prima lo sguardo laggiù verso Valbona,  la Valle del Secchia, la Lunigiana e poi grazie alle condizioni di buona visibilità, dalla cima hanno  anche ammirato un panorama straordinario che dall’arco Alpino a nord, spaziava fin verso le Alpi Apuane, il golfo di La Spezia, la Corsica e l’Arcipelago Toscano a sud.

Ed è stata proprio la soddisfazione di rivivere la storia arcaica e semplice dei luoghi ed avere il conforto della loro grande bellezza che ha reso piacevole anche la fatica fatta per giungere in vetta, in un punto ove pareva di toccare l’infinito. Più tardi  gli amici dell’alpinismo lento malinconicamente costretti al rientro dall’avanzare della sera, mentre esprimevano l’intimo desiderio di non lasciare mai l’Appennino Tosco Emiliano, si proponevano di rivolgere a tutti gli amanti della natura e delle cose semplici ma genuine, l’invito  a venire ad osservare e  conoscere questo territorio incontaminato, ove si può apprezzare la buona cucina, che sa ancora raccontare storie antiche e donare emozioni.

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