Una vita tutta d’un fiato: Louis Armstrong

Un pacioso omone nero, dai grandi occhi rotondi e dal sorriso contagioso, elegantissimo, con le guance gonfie a soffiare in una tromba. E quando cantava, la sua voce si riconosceva tra tutte le altre, inconfondibile ed unica, come un ruggito che però non metteva paura. Louis Armstrong, leggenda del jazz, prima trombettista poi anche cantante, nato nella città dei neri per antonomasia, New Orleans. Una città fondata dai colonizzatori francesi la nuova Orleans, divenuta la dimora degli schiavi, la capitale di inquietanti riti magici ma anche sinonimo di musica, povertà, emarginazione. Lo stesso Armstrong era nipote di schiavi, senza un padre fin dalla tenerissima età e con una madre dedita alla prostituzione che lo scaricò ai parenti. In questo degrado, tra cartoni da rivendere per racimolare qualche soldo e rimasugli di cibo, il giovane Louis diventa facile preda della propensione a delinquere. Le frequenti detenzioni nei riformatori tuttavia, faranno la sua fortuna, perché in questi ambienti sviluppa il proprio talento per gli strumenti a fiato grazie agli insegnamenti delle persone giuste. In breve tempo, il ragazzo sbandato diventa leader di ogni piccola band della quale entra a far parte, forte di un talento indiscutibile, di un bisogno di riscatto sociale. La vita movimentata di Armstrong, lo porta a sposarsi diciassettenne e ad adottare un bambino disabile, resterà vedovo dopo poco tempo e si trasferirà a Chicago, metropoli che in quel periodo (siamo negli anni venti) offriva tante opportunità a bianchi e neri. Da qui e da New York, inizia l’ascesa del talentuoso trombettista che comincia ad essere oggetto di attenzioni dal mondo musicale dell’epoca. La seconda dispotica moglie lo aiuterà a raggiungere il successo manovrandolo però come una marionetta. Separatosi, prosegue la carriera con i maggiori musicisti e produttori fino all’interpretazione, memorabile, di “Stardust”che nella sua versione riscuoterà grande successo. Ma la Grande Depressione del 1929 non risparmiò il mondo della musica e Louis Armstrong attraversò gli Usa coast to coast per stabilirsi a Los Angeles. Dopo una condanna, poi sospesa, per possesso di marijuana nella Città degli Angeli, Armstrong fa tappa nella natia e rimpianta New Orleans dove viene accolto come un eroe. In tempi cosi’ lontani, nell’America razzista, un uomo di colore che raggiungeva il successo era paragonabile ad un semidio e costituiva un importante riscatto simbolico per tutti i suoi fratelli di pelle. Louis Armstrong è passato alla storia con il soprannome di “Satchmo” termine che nasce dall’unione tra satchel e mouth, ovvero bocca a sacco, sia per le sue enormi labbra deformate dall’uso esagerato della tromba, sia per le guance gonfie nell’atto di soffiare nello strumento. Problemi proprio alle labbra e debiti causati dal manager, oltre ad altri due matrimoni, caratterizzarono gli anni a venire ma ci furono anche tourneè in Europa e trionfali serate in Patria. Nei trent’anni seguenti, Satchmo si esibì in oltre diecimila concerti, partecipò a diversi film ed ebbe l’onore della copertina del Time Magazine. Anche per i problemi fisici di cui si diceva, Armstrong diventò in prevalenza un cantante, sempre accompagnandosi con l’amata tromba e raggiunse anche qui grandissimi successi. Uno dei brani più famosi è senz’altro “Hello, Dolly!” che nel 1964 scalzò addirittura i Beatles dalla vetta della classifica. Ci sono alcuni lati della vita di Satchmo poco conosciuti, come ad esempio la sua appartenenza alla massoneria ed il grande sostegno economico al leader per i diritti dei neri, Martin Luther King. I suoi attacchi al Presidente Eisenhower ed altre dichiarazioni contro la segregazione razziale lo fecero finire in un dossier dell’FBI dove veniva sospettato di attività filo-comunista.
Tra le canzoni di successo, vale la pena ricordare la splendida “What a wonderful world” e “When the saints go marchin’in” che divenne un famoso inno negli stadi di calcio. In Italia viene ricordato per la partecipazione a Sanremo ’68 dove ebbe fortuna con “Mi va di cantare” e per altre apparizioni televisive. Louis Armstrong è stato uno dei più influenti ed importanti musicisti del ‘900 contribuendo come pochi alla diffusione popolare della musica jazz. Nella sua lunga carriera ha collaborato e duettato con altri grandissimi personaggi quali Ella Fitzgerald e Duke Ellington, solo per citare due nomi. Sia in vita che postumi, non si contano gli innumerevoli riconoscimenti musicali e culturali, le onorificenze, le mille iniziative per celebrarlo e ricordarlo. Un gigante della musica ma anche un gigante di generosità con le sue infinite donazioni ai bisognosi. Una vita travagliata ed intensa la sua, una vita tutta d’un fiato.

Louis Satchmo Armstrong si spense alla soglia dei settant’anni, nel 1971, ma la sua leggendaria tromba, gli occhioni rotondi, la voce inconfondibile e le sue guance gonfie, restano immortali.

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