Benvenuti nel misterioso Hotel California: Eagles

Ci sono fotogrammi che restano impressi nella memoria, come fissati sopra un filo con una molletta di legno, quelle di una volta. Pensi al lontano West e tornano in mente scene in bianco e nero di polvere sollevata dal vento che spira dalle Valley, facendo rotolare piccole balle di fieno e arbusti. Bar impregnati di fumo, sperduti in piccoli villaggi dove il tempo passa lento tra bicchieri di tequila e scazzottate. Come colonna sonora, un brano degli Eagles, con le loro atmosfere soft-country un po’ rurali un po’ da albergo di lusso con piscina.
La band californiana è una delle poche ad aver pubblicato più raccolte che album in studio, questi ultimi nemmeno tanti, solo sette, eppure godono di un seguito vastissimo ed eterogeneo. La loro carriera è singolare, partirono nel 1971 per fermarsi poi dall’80 al ’94 e riprendere l’attività come nulla fosse. Già il loro primo lavoro, l’omonimo “Eagles”, contiene uno dei loro classici “Take it easy”: “Non te la prendere, non lasciare che il suono delle tue stesse ruote ti faccia impazzire. Sii contento intanto che puoi, non cercare di capire…”. E’ bastato questo album d’esordio per far diventare gli Eagles un gruppo al quale ispirarsi nell’ambito della West-Coast anche se questa etichetta è più geografica che non aderente al loro stile musicale, un pop-country di classe. Tuttavia, il secondo lp “Desperado”, tradisce un po’ le attese forse perché piuttosto pretenzioso visto che si tratta di un concept sulla vita dei fuorilegge Doolin-Dalton. La title-track è la canzone che riscuote maggior successo: “Desperado, perché non usi la ragione? Scendi dalle tue posizioni, apri il cancello. Potrebbe piovere ma c’è un arcobaleno sopra di te. Faresti bene a lasciare che qualcuno ti ami prima che sia troppo tardi…”. Con il terzo album “On the border” ed un nuovo chitarrista, la band vira verso il rock, lasciando in parte l’impronta country degli esordi. Questo lavoro permette loro di arrivare in cima alle classifiche con il singolo “Best of my love” ma la fama mondiale è per il momento rimandata . Le tensioni interne sullo stile musicale da seguire portano a continui rimpasti nella formazione come nel seguente “One of these nights” il cui brano omonimo è un altro classico del gruppo: “Una di queste vecchie pazze notti, scopriremo cosa fa accendere le tue luci…la luna piena ci chiama, sale la febbre ed il forte vento sussurra e si lamenta. Tu hai i tuoi demoni, tu hai i tuoi desideri…”. Da ricordare anche la bella “Take it to the limit” ma avviene l’ennesimo cambio, decisivo, con l’entrata del bravo chitarrista Joe Walsh. Siamo nel 1976 e gli Eagles, da questo momento, diventeranno per sempre “quelli di Hotel California”.

Questo brano, tra i primi 50 nella classifica dei 500 migliori di sempre, oltre a far vendere in tutto il mondo decine di milioni di copie agli Eagles, è tuttora oggetto di discussioni sul vero significato. C’è chi nel testo vede la storia di un manicomio, chi di un bordello, chi di un luogo dove si svolgono riti satanici e chi lo interpreta come una metafora della dipendenza dalle droghe. Alcuni passaggi non chiariscono i dubbi: “…dovetti fermarmi per la notte. Lei stava sulla soglia ed io sentii un campanello d’allarme mentre pensavo tra me e me “potrebbe essere il paradiso, potrebbe essere l’inferno”…”. E ancora: “…si udivano voci nei corridoi e sembrava dicessero “benvenuto all’Hotel California, un posto cosi’ amabile…”. Specchi sul soffitto, champagne rosato con ghiaccio e lei diceva “siamo tutti prigionieri del nostro controllo e nella camera del padrone si sono riuniti per il banchetto” e infine: “tu puoi lasciare l’albergo quando vuoi ma non potrai mai abbandonarci…”. Questi stralci del testo non fanno altro che confutare le varie tesi esposte sopra e lasciano aperto il campo a tutte le ipotesi. Hotel California è il marchio indelebile della carriera degli Eagles i quali, già solo con questo album, possono vivere di rendita per sempre, economicamente parlando. In questo lp troviamo anche “Wasted Time” e “New Kid in Town”, la prima con atmosfere soft, la seconda più elettrica. Come ogni rock-band che si rispetti, il successo porta l’eccesso, i contrasti in seno al gruppo aumentano parallelamente al consumo di alcool e stupefacenti. Dopo una sofferta gestazione di tre anni, esce finalmente “The Long Run” un album poco esaltato dalla critica ma che contiene alcune gemme assolute come “I can’t Tell You Why”: “…ogni volta provo ad andarmene, qualcosa mi fa tornare indietro e restare e non ti posso dire il perché…” e la splendida, sinuosa, lenta ed ipnotica “King of Hollywood” con un lungo assolo di chitarra da brividi. Dopo una pausa di interminabili 14 anni, gli Eagles tornano sulle scene ed il DVD celebrativo della reunion è ancora oggi il piu venduto nella storia della musica. Una band che nel music-system non è mai stata amata dall’ambiente per la loro pigrizia artistica, ma soprattutto per il conto in banca. Alla fine, contano i fans e su questo versante, le aquile volano, ancora oggi, altissime…

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