Un tavolo di confronto sul futuro dell’area della centrale Enel della Spezia.

LA SPEZIA– “La programmata dismissione di Enel prevista per il 2021 impone– dice il Sindaco Federici- l’avvio di un confronto nella città per definire, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, scenari futuri condivisi e capaci di assicurare nuove forme di sviluppo per il nostro territorio”. Per questo ieri, venerdì 27,  il sindaco della Spezia ha chiamato a raccolta la truppa amministrativa (l’Assessore all’Ambiente Davide Natale, il vicesindaco Cristiano Ruggia) e quella dei notabili del PD (il senatore Massimo Caleo, il parlamentare europeo Brando Benifei, la consigliera regionale  Raffaella Paita) per aprire un confronto sul futuro, forse ancora troppo lontano e imprevedibile dell’area. Erano presenti anche tutti i vertici locali e nazionali dell’azienda elettrica, forse e stranamente i più trasparenti nell’esposizione degli scenari possibili. Al tavolo sedevano anche Legambiente con Stefano Sarti e il Comitato Via dal Carbone, con la portavoce Daniela Patrucco, che sono intervenuti nel dibattito.
Un tentativo di aprire un percorso di lavoro” – dicono Federici e Natale–  coinvolgendo le diverse istituzioni e le realtà interessate alla discussione sui progetti attuabili nell’area di oltre 70 ettari attualmente occupata dalla “Eugenio Montale”.
Quel che pare certo è che ENEL, per una sua precisa scelta aziendale, resterebbe in modo diretto presente sul territorio spezzino solo e unicamente se su quell’area si continuasse a produrre energia. Così come è apparso chiaro,  neppure leggendo troppo tra le righe dell’intervento dei vertici dell’azienda, che al momento, per produrre energia in quel sito, non paiono possibili, perché economicamente improponibili, né l’utilizzo di sistemi eolici, né future applicazioni fotovoltaiche.

E dunque, seppur tra la disapprovazione degli ambientalisti, le uniche tecniche possibili sarebbero quelle a combustione (biomasse o combustibili composti) CdR o CSS che dir si voglia. L’alternativa per una riconversione del sito vedrebbe tuttavia impegnata ENEL, ma solo per una ricerca estesa a livello mondiale di partner interessati ad investire sull’area sulla base di un qualche progetto al momento evidentemente ancora tutto da definire visti i tempi ancora troppo lontani per la dismissione.
Area retro portuale di stoccaggio? Area industriale produttiva?
Tutto al momento sembra possibile.
Contestati e discutibili, invece, gli interventi di alcuni esponenti sindacali, che bypassando in toto ogni logica ambientale, hanno voluto sottolineare la ricerca di un impegno di ENEL a rimanere presente sul territorio a qualunque costo, per il mantenimento dei livelli occupazionali attuali, peraltro non eccelsi ( 400 posti di lavoro, indotto incluso).
Pochini secondo gli ambientalisti, se rapportati alla superficie di territorio impiegata: 70 ettari sottratti alla città.
Si è parlato ovviamente anche di bonifica e di indagine epidemiologica per accertare intanto i danni prodotti da ENEL nel passato e attualmente.
Ma anche su questo versante le risposte sono state evasive e poco convincenti.
Tuttavia pare certo che la nuova tendenza in caso di riconversione di un sito, ha detto ENEL, è oggi quella non di riportare il medesimo allo stato vergine per poi ripartire, ma di riutilizzarlo limitandosi allo smantellamento e relativa bonifica delle aree incongrue ai nuovi obbiettivi aziendali.
Tradotto potrebbe non venir bonificato nulla se il nuovo progetto non lo richiede.
Sui danni prodotti invece in passato: notte fonda. Nessuno parla.
Né i sindacati, volti solo a salvare l’occupazione (ma la vita e il diritto alla salute ai cittadini e ai lavoratori chi li tutela?), né i politici presenti.
Evidentemente, qui alla Spezia si può inquinare impunemente, purché si presenti un progetto occupazionale di qualche tipo… anche di un lavoratore ogni 100 metri quadri.

(Massimo Baldino Caratozzolo)

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