La fatal Novara di Bjelica

LA SPEZIA – E venne la fatal Novara per Nenad Bjelica.
La decisione era nell’aria da tempo, in società erano forse stanchi della virtuosa diversità che aveva fatto dello Spezia quasi un corpo estraneo rispetto al malandato e scostumato mondo del calcio italiano.
Un consigliere ha avuto anche il discutibile gusto di scriverlo sulla stampa.
Paga Bjelica una situazione che è stata fatta precipitare nella testa dei giocatori con proclami irresponsabili ed aspettative che chi capisce di calcio sa bene quanto debbano fare i conti con il campo. E per campo si intende tutto ciò che accade in campo: infortuni, sfortune, arbitri.
Nenad Bjelica rimarrà nel cuore del tifo spezzino, come d’altronde è rimasto indimenticato Antonio Soda.
Personaggi paralleli, che si somigliano prima di tutto per la loro umiltà e la cultura del lavoro oltreché naturalmente per le qualità tecniche, magari basate su diversi orientamenti, che, nonostante tutto, nessuno può negare.
Bjelica rimarrà nel cuore dei tifosi e la sua figura non si diraderà tanto facilmente nel clima appassionato del Picco.
Solo risultati immediati e convincenti, che naturalmente tutti si augurano, potranno allontanare dagli occhi e dall’anima degli sportivi spezzini quel “sei uno di noi”, attestato che difficilmente gli abitanti del Picco riconoscono con superficialità.
Certo errori ne ha commessi Bjelica anche se non tali da giustificare la liquidazione di un progetto che andava, invece, difeso e rilanciato.
Il più significativo forse, soprattutto per uno come lui, è di essersi ritenuto all’altezza di fare tutto da solo, mister e manager, impersonificando quella figura che nel calcio italiano è ancora troppo rivoluzionaria e non può funzionare.
Angelozzi era un riferimento sicuro e per certi versi anche un ingombro allorché, grazie alla sua esperienza e profonda conoscenza del calcio italiano, magari frenava fughe in avanti che, come tali, riteneva troppo avventurose.
Ed è soprattutto in quella veste che il mister ha preso qualche cantonata, almeno fino a prova contraria.
La coppia centrale difensiva, fino ad oggi, ha fatto rimpiangere la partenza di Ceccarelli prima e di Bianchetti poi.
Se Postigo deve ancora farci capire se è all’altezza della Serie B, Terzi non pare affatto integrato in quello spirito particolare che finora ha coinvolto il resto della squadra.
A posteriori la fascia di capitano appare più come una sollecitazione a sentirsi fino in fondo parte di questo progetto piuttosto che un riconoscimento.
Errasti, fino ad oggi, è parso sempre più la seconda persona singolare, proprio tu, del passato remoto del verbo “errare”, sia che nel significato di vagabondare che in quello di sbagliare.
La coppia bassa della fascia destra si è dimostrata assolutamente insufficiente tanto da credere che, anche qualora si potesse fare un giocatore sommandone due, fra Martic e Milos potremmo fare Malos, buono più come antiacido gastrico che come calciatore.
In quanto a Calaiò ha alternato momenti di buon calcio, come certo sa fare, a preoccupanti assenze che ormai proverbialmente aggettiviamo con il nome di quache brutto ricordo del passato.
Ancora da scoprire fino in fondo il contributo che potrà dare.
Per ora, il suo cognome accentato mi ricorda simpaticamente la famosa Santa Lò cui la mia vecchia zia si rivolgeva riconoscendole quella miracolosa capacità per cui prima morì e poi si ammalò.
Al di là degli scherzi, il calcio deve comunque essere vissuto per quello che è cioè soprattutto un gioco, ci auguriamo che Di Carlo sappia chiedere ed ottenere dai ragazzi che ha a disposizione il meglio che possono dare senza scombussolare un impianto che ha già dato prova di essere all’altezza e speriamo già fin d’ora di non assistere, nel mercato di gennaio, alle note e già viste rivoluzioni che servono solo ad arricchire procuratori ed addetti ai lavori che, in questi due anni, con lo Spezia hanno fortunatamente fatto pochi affari.

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