Grandi produttori dell’anima: Barry White

Un misterioso fil rouge sembra legare i destini delle persone di colore che hanno avuto successo nella vita. Un’infanzia difficile, un’adolescenza problematica, riformatori e ambienti degradati. La fame e la povertà, sono un propellente formidabile per alimentare la voglia di riscatto sociale e spesso stimolano l’estro, la creatività, l’arte. Troviamo quindi grandi atleti, grandi pugili, grandi musicisti, grandi attori, grandi cantanti che prosperano tutti dallo stesso humus. Non sfugge a questa regola Barry White, polistrumentista, cantante e produttore discografico di primo livello e star internazionale. Cresciuto in uno dei quartieri più malfamati di Los Angeles, senza un padre, con un fratello balordo che verrà ucciso da una banda rivale anni dopo e con la madre modesta attrice, Barry diventa uno sbandato e già a 15 anni viene arrestato. L’esperienza nel carcere minorile lo segna molto; immaginiamo un ragazzo nero, in una prigione americana alla fine degli anni ’50 quali vessazioni possa aver subito, uscito da quell’inferno si butta anima e corpo sulla musica e si dimostra un valido pianista. L’esordio era già avvenuto a soli 11 anni suonando il piano in un singolo di Jesse Belvin, “Goodnight my love”, si trattava quindi di riprendere il filo interrotto dalle turbolente vicende di cui sopra. Entra in diversi gruppi, anche come cantante sebbene preferisca suonare ma viene colpito dall’ambiente delle registrazioni e questo lo porterà ad interessarsi, nel tempo, a questa attività.

Barry White è in grado di suonare una grande quantità di strumenti, questa abilità fa sì che venga sempre più richiesta la sua collaborazione come ad esempio nel brano “Harlem Shuffle” del 1963. L’attività del giovane Barry prosegue frenetica, è già sposato e ha ben quattro figli da mantenere, una condizione di vita difficile per un ventenne qualsiasi, figuriamoci in uno Stato come gli USA che in quei tempi non agevola di certo chi ha la pelle nera. Il matrimonio naufraga e nel frattempo Barry White produce con successo alcuni singoli che entrano in classifica in patria ed in Inghilterra come “It may be winter outside”e “I feel love comin’ on”. Ma la svolta decisiva per la sua carriera avviene nel turbolento ’68  grazie all’incontro con tre giovani coriste talentuose, le Love Unlimited, per le quali nel 1972 produce un album che fa il botto di vendite. Una di queste cantanti, Glodean James, diventa la sua seconda moglie e da questo album in poi, l’ex scapestrato giovane dei ghetti di Los Angeles, scalerà le vette della fama mondiale. Infatti, nel 1974, esce “Rhapsody in White” che contiene un evergreen della storia della musica, la strumentale “Love’s Theme”, il tema dell’amore per eccellenza con le Love Unlimited che aggiungono il termine Orchestra al loro nome. Questo singolo raggiunge il primo posto della prestigiosa classifica Billboard Hot 100 e vince il disco d’oro. Barry White si cimenta anche come cantante consegnando alla storia brani memorabili come: “Can’t get enough of your love, Babe” : “…tesoro, non posso averne abbastanza del tuo amore, bambina…non lo so perché, non posso averne abbastanza…”. Per non parlare di “You’re the First, the Last, my Everything”: “…sei il mio sole, la mia luna, la mia stella guida…sei la prima, l’ultima, il mio tutto…”. La voce profonda ed intensa di Barry White aggiunge enfasi e pathos alle sue interpretazioni e diventa un marchio di fabbrica inconfondibile e vincente. Altro grandissimo successo cantato magistralmente è l’avvolgente “Let the Music Play”: “farò finta che lei sia qui con me, chiuderò i  miei occhi, vedrò il suo viso…lascia che la musica suoni, voglio ballare tutta notte…”. Gli anni d’oro di questo maestro del soul proseguono con canzoni che lasciano il segno, come un implacabile schiacciasassi. Un’altra di queste è sicuramente “You see the trouble with me” : “,,,io sono come un cieco che ha perso la sua strada, non riesco a vedere niente…percorro le strade solitario a tarda notte, freddo e solitario…”. Persino un brano di fama mondiale come “Just the way you are” di Billy Joel, ripreso da Barry White acquisì ulteriore valore ottenendo ottime vendite soprattutto nel Regno Unito : “Non ti ho lasciato nei momenti difficili, non saremmo potuti arrivare cosi’ lontano. Ho vissuto i bei giorni, vivrò anche i giorni cattivi. Ti amo semplicemente cosi’ come sei…”. Il concerto con Luciano Pavarotti a Central Park di New York del 1998, è stato il secondo evento musicale più visto della storia televisiva, superato solo da Elvis Presley. All’età di 58 anni nell’estate 2003, Barry White muore dopo lunga malattia ai reni e dopo aver combattuto per anni con il suo corpo sovrappeso.

Lascia in eredità una fondamentale impronta per la musica Soul, la musica dell’anima che, etimologicamente, è immortale.

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