La Spezia-Lyon: viaggio teatrale per incontrare (e intervistare) il regista Robert Lepage

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Ammetto che dopo l’attentato di Parigi ho avuto diversi ripensamenti rispetto all’idea di raggiungere la Francia. Il grande regista e attore canadese Robert Lepage che avevo incontrato a RomaEuropa a settembre in occasione del debutto italiano del suo spettacolo “solo” dal titolo 887 che apriva il festival, mi aveva finalmente concesso un’intervista dandomi appuntamento a Lyon il 20 novembre. Intervista che sarebbe stato il cuore di un documentario su di lui a cui sto lavorando da qualche tempo. Un videomaker (Giuseppe Baresi) un secondo cameramen/fonico e una traduttrice, tutto organizzato. L’evento tragico di Parigi il 13 novembre mi ha fatto considerare la possibilità di rinunciare. Poi abbiamo deciso di partire lo stesso in macchina portandoci lo stretto necessario, tra lampade, stativi, microfoni e telecamere con ottiche. avevamo una lista di tutto quello che conteneva la macchina per evitare di perdere troppo tempo al confine ma a parte i controlli regolamentari, il viaggio è stato piuttosto veloce. La mattina eravamo già al teatro dei Celestini, nonostante avessimo appuntamento con Lepage nel tardo pomeriggio, per capire in anticipo se fare l’intervista nel foyer o nel teatro oppure nell’ufficio della direzione. E qua cominciamo a intuire che gli effetti dei fatti di Parigi si stavano facendo vedere un po’ ovunque e quindi anche a Lyon a teatro, cioè in un luogo affollato di persone per un paio d’ore di sera.

Decidiamo di arrivare molto prima per scaricare il materiale e anticipare eventuali controlli e il personale del teatro ci indica cosa possiamo fare e cosa no, dove dobbiamo andare e dove no. In questa situazione in cui le persone depositano migliaia di biglietti e lumini a Place Bellecour, andiamo a teatro non senza qualche preoccupazione. Lepage ci conferma di aver avuto dal palcoscenico la sensazione di timore del pubblico, che teneva il cellulare in mano e guardava continuamente le uscite di sicurezza. Lui il 13 novembre era andato in scena e ha saputo solo a spettacolo finito della tragedia di Parigi.

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Ma nonostante questo timore generale, il venerdì c’era stata così tanta richiesta di biglietti teatrali che l’attore aveva accettato di fare due repliche dello spettacolo in un solo giorno.  A Parigi si parla di “terremoto culturale” che sta portando a una crisi organizzatori e società del mondo dello spettacolo causata dalla paura di eventuali atti terroristici. I giornali parlano di  una vendita dei ’tickets de concert’ in Francia che è crollata dell’80% tanto che si parla di “allarme teatri”.

L’intervista che si è avvalsa della traduttrice Elisa Lombardi, ha spaziato dai fatti del 13 novembre ai temi del suo spettacolo più recente (887) dedicato alla memoria del Québec negli anni Settanta, epoca di violenza e attentati separatisti, al significato della tecnologia in scena, del suo rapporto con gli artisti per i quali ha firmato le scneografie come il Cirque du soleil e Peter Gabriel. Un’ora e mezzo di intervista che vedrò di distribuire in rete, e poi all’interno del documentario. Lepage mi chiede quando andrò a trovarlo in Québec e mi invita per la primavera. Continueremo la nostra intervista nel suo quartier generale la Caserne Dalhousie a Québec city davanti al fiume San Lorenzo. Intanto mi porterò avanti con il soggetto e una traccia di sceneggiatura.

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