La donna del mese: Chiara Insidioso Monda (e ogni donna vittima di violenza)

Mercoledì 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Di donne picchiate e maltrattate da compagni, mariti, ex, “corteggiatori” abbiamo già parlato, tutti ne hanno parlato e ne parlano in continuazione. Mai abbastanza, spesso a sproposito.
Vogliamo dedicare la rubrica “La donna del mese” a Chiara Insidioso Monda, perché di lei si è parlato molto, di recente. Chiara è stata picchiata selvaggiamente da colui che diceva di amarla: il fidanzato, l’uomo con il quale conviveva, l’uomo che probabilmente le aveva promesso amore e felicità, l’ha massacrata, letteralmente, con calci e pugni, fino a lasciarla a terra, priva di sensi, in un lago di sangue. Per gelosia, per un litigio, per “troppo amore”, cosa si usa dire.

Poi ha chiamato i vicini, dicendo che la ragazza “era caduta“. La “caduta“, avvenuta nel febbraio 2014, porterà Chiara a un coma di 11 mesi. Poi, il risveglio. Che risveglio? Chiara è un vegetale. Non parla, non si alimenta da sola, non cammina. Sta seduta immobile su una sedia a rotelle, lo sguardo nel vuoto. Non comunica, non interagisce. Non avrà la vita che sognava. E il carnefice? Maurizio, il suo quasi assassino, ora è in carcere. Ma si è pentito, ha chiesto scusa… e ha ottenuto uno sconto di pena, da 20 a 16 anni. Il padre della ragazza, al momento della lettura della sentenza, si è sentito male, è stato trasportato in ospedale e, qualche ora dopo, ha scritto un post su Facebook: “si parla tanto di violenza sulle donne, nei salotti tv, ma poi chi fa del male a una donna ne esce sempre meglio” .
Al post ha allegato la seguente foto, che ha fatto il giro del web in pochissime ore.

chiara

Si dice che le sentenze si accettino e non si discutano. Forse. Ma questa sentenza è stata una nuova violenza per Chiara, per la madre che ha dovuto lasciare il lavoro e si è ammalata, che ogni giorno compie lunghi viaggi per stare accanto alla sua bambina, per il padre, per tutti coloro che vogliono bene alla ragazza. E per tutte le donne vittime due volte: prima della violenza del compagno (o di uno sconosciuto), poi di una Giustizia che non è in grado di tutelarle.

 

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