Cos’è il “Bail in” e come funziona? Una nota di Mario Bonelli

Se una banca si trova in difficoltà economiche ed è a rischio di insolvenza  (fallimento), ciò potrebbe portare al cosiddetto  “Bail in”, da non confondere con  “bèlin” parola che si usa molto da noi in Liguria.
Il “bail in”  significa che alcune figure che gravitano nella banca, tipo gli azionisti, ma non solo, potranno essere resi partecipi delle perdite finanziarie della stessa.
È  una direttiva di Bruxelles che è stata introdotta in tutti i paesi membri UE per prevenire e gestire le crisi delle banche. Oltre agli azionisti, possono essere chiamati al salvataggio coloro che hanno investito in obbligazioni, e da ultimo i risparmiatori, correntisti, e depositanti  sopra i 100.000 euro, che dovranno subire un prelievo forzoso. Questo coinvolgimento dei cittadini per errori di altri è ormai una prassi molto usata, senza che i veri responsabili paghino di tasca propria, oppure che i cittadini abbiano almeno la soddisfazione di conoscere i nomi dei responsabili, e che venga imposto a questi, il divieto di  avere  incarichi di amministrazione dei beni pubblici. Per similitudine voglio estendere il “bail in” a casi della nostra provincia e non, (per similitudine intendo danni ai cittadini). Abbiamo il caso del fallimento dei Comuni di Calice al Cornoviglio  e del Comune di Riomaggiore, con cittadini ignari, colpevoli solo di aver votato questo o quel partito. Il crack di un Comune produce una serie di effetti a catena, che in un certo senso paralizzano la stessa vita del Comune, soprattutto in ambito economico-finanziario e sociale. Per questi  cittadini la legge impone le aliquote e tariffe innalzate alla misura massima.

Altro caso di “bail in” domestico è quello delle nostre partecipate del Comune della Spezia e Comuni soci, che hanno prodotto a carico dei cittadini quattrocento milioni  di euro di debiti, con interessi da pagare fino al 2030 e perdite da capogiro, senza che il cittadino abbia chiari i nomi dei responsabili, per i quali a breve scatterà  la prescrizione, salvandoli definitivamente. Altro caso: la sanzione di euro 424.830,00 operata “dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato” nei confronti dell’Atc Spa,  che nel 2007 ha avuto una perdita di euro 714.347,00  proprio a causa di questa sanzione inserita in Bilancio. Tale sanzione, come è noto a tutti i soci, cioè a tutti i sindaci e a tutti i consigli comunali non può essere iscritta in bilancio. Tale iscrizione ha comportato un danno a carico dei cittadini. La normativa prevede che tale sanzione debba essere pagata dagli amministratori direttamente, che con il loro operato hanno cagionato un danno ingiusto alla azienda. Va ricordato infatti ai cittadini, che tale somma deriva da un giudizio, dove l’ATC spa è risultata soccombente con sentenza passata in giudicato. Altro caso di “Bail in” riguarda tutti gli italiani:  il decreto salva bilanci delle Regioni. Esempio il Piemonte, il Bilancio 2014, ha certificato un deficit che sfiora i 6 miliardi di euro, la soluzione è quella di plasmare in 30 anni l’ammortamento del debito. Ma  i nostri figli, i nostri giovani, oltre a non raggiungere mai la pensione, avranno un giorno molti  debiti da pagare. Ritengo che il malcontento popolare si deve tradurre in continue manifestazioni pacifiche, con slogan che  possono portare alle dimissioni governi nazionali e locali. Nel caso dei danni provocati ai cittadini spezzini, dal disastro delle nostre partecipate, nulla è stato fatto.

Mario Bonelli dottore commercialista e Revisore dei conti enti locali.

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