Scende giù per Toledo. Intervista a Arturo Cirillo

Arturo Cirillo

Abbiamo incontrato Arturo Cirillo, tra gli artisti più interessanti della scena contemporanea che venerdì 20 e sabato 21 novembre ha portato in scena il suo ultimo lavoro dal titolo “Scende giù per Toledo”, dall’omonimo racconto lungo di Giuseppe Patroni Griffi pubblicato nel 1975, all’interno della stagione di teatro contemporaneo Fuori Luogo del Centro Giovanile Dialma Ruggiero.

Scritto nel 1975 da Giuseppe Patroni Griffi,Scende giù per Toledo” è un romanzo che racconta la vita, triste e divertente al tempo stesso, di Rosalinda Sprint, travestito napoletano alla continua ricerca di amore. La storia racconta i travestiti napoletani con echi che, come scrive Giovanni Dall’Orto, ricordano il teatro di Jean Genet. La protagonista è la “femmenella“ Rosalinda Sprint cacciata di casa quando “confessa d’essere un ricchione”, che si prostituisce. Tra le tante recensioni del romanzo di Patroni Griffi, forse è stato proprio Giovanni dall’Orto a scrivere con maggior rigore critico e senso dell’ironia che “l’opera è un delirio camp gay incrociato con il gusto iperbarocco di Napoli: una miscela fatale da cui risulta una protagonista, e un mondo, esagerati in quanto travestiti, ed esagerati al cubo in quanto travestiti e per di più napoletani”. Oggi a portarlo in scena alla Spezia è uno dei più interessanti attori e registi partenopei, Arturo Cirillo che è anche interprete del monologo. La recitazione di Cirillo è tutta particolare, bisogna viverla, quasi impossibile descriverla “tra straniamento ed immedesimazione” interpreta Rosalinda Sprint, realizzando un ritratto al tempo stesso toccante e divertente di questo personaggio alla ricerca di amori impossibili per “maschiacci napoletani” che la usano, la disprezzano e la derubano. In tutto, realizza un quadro drammatico e feroce di un’umanità che non trova pace e si tormenta alla ricerca disperata della propria identità, perché in fondo lo spettatore ha il dubbio di trovarsi di fronte ad una grande metafora che mette in discussione se stesso, Napoli e l’umanità.

Ecco l’intervista:

1 Qual è stata la difficoltà che hai incontrato nel portare in scena questo spettacolo?

IMG_8334-495x400E’ uno spettacolo molto crudo e ha un linguaggio molto duro. Oggi magari incontro un pubblico che non si aspetta un contenuto così violento. Anche il fatto di rappresentare dei travestiti, lo spettatore si aspetta qualcosa di pazzarello e divertente, e anche se a tratti lo è, fondamentalmente il tutto è un atto di violenza.

2 E’ tratto da un romanzo di Patroni Griffi pubblicato nel 1975, ma ancora molto attuale?

Sì, io mi rendo conto anche perché noi siamo abituati in questo paese che se si dice “cazzo” e “merda” per far ridere siamo tutti d’accordo, ma quando lo so dice non per far ridere, tutti quanti un po’ ci turbiamo. Dico questo perchè poi non è che tutto quello che ci circonda è meno volgare.

3 Cosa rappresenta questo personaggio?

Lei è alla ricerca dell’amore, forse il suo personaggio rappresenta proprio la domanda d’amore. Ad un incontro con gli studenti oggi ho spiegato come tutto il mio teatro rappresenta proprio la domanda d’amore, il chiedere d’essere amati. La protagonista è un personaggio che porta tante cose, maschili e femminili, tante polivalenze. E’ un personaggio che quando io lo recito cerco una serie di cose emotive che non dico mi possano riguardare, ma che possa io sentire di lei, poi lei è una metafora della città di Napoli, può essere anche una metafora della vita. Certo poi lei è un personaggio con delle caratteristiche molto sue, è abbastanza sottocultura come tipo di provenienza sociale ma anche geografica, le parti di Napoli da dove proviene come Santa Lucia e i Quartieri Spagnoli, zone che chi conosce Napoli capisce di più. Per esempio dire “prendo Santa Lucia e salgo” se uno conosce Napoli capisce subito che arriva in un quartiere super centrale, ma fortemente popolare o come quando dice “Montecalvario” s’intende i quartieri spagnoli. Nel romanzo ci sono dei riferimenti topografici molto precisi, Patroni Griffi non fa una narrazione naturalistica e io questa cosa cerco un po’ di riproporla, infatti uso una scena che da una parte è molto realistica, ma che al tempo stesso non lo è con elementi come una coperta pelosa, il lampadario e la vasca.

4 Perchè hai deciso di interpretare tutti i personaggi? 

Ho scelto di interpretare tutti i personaggi perché è per me come un flusso di pensiero, l’ho affrontato un po’ come una sorta di Molly Bloom partenopea, anche se penso che James Joyce sia più grande di Patroni Griffi. Tuttavia anche se questo testo non ha l’intensità di scrittura dell’Ulisse a tratti mi ricorda il grande scrittore irlandese. Infatti l’idea è nata da questo e per questo a volte è chiaramente pensiero, a volte ho inserito il doppiato con la voce registrata, a volte non è doppiato, ma è proprio come se pensassi e non mi è mai balenata l’idea  di mettere in scena proprio “le scopate“.

5 Che tipo di accoglienza ha avuto lo spettacolo tra le varie città? 

Non l’ho fatto moltissimo: l’ho rappresentato al Festival di Napoli e due volte a Milano che è una città molto teatrale e qui alla Spezia. Stiamo andando in giro e quindi è una domanda che dobbiamo riaggiornare.

 

 

 

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