Da Mosca: l’Europa, Hollande, Putin e la crisi Medio Orientale. Intervista al giornalsita russo Alexander Prokhorov di Daniele Ceccarini

Esteri/mondo

Ecco l’intervista al giornalista russo Alexander Prokhorov che ci ha rilasciato un’attenta analisi sull’intervento militare in corso in Siria, sulla posizione della Russia e le possibilità di collaborazione  tra Russia e Occidente sulle questioni Medio Orientali, sul futuro dei rapporti tra Turchia e Russia dopo la vittoria elettorale di Erdogan e delle relazioni economiche tra la Russia e l’Italia dopo le sanzioni introdotte dall’Italia le controsanzioni russe.

Alexander russia 1 L’intervento armato di Mosca, i fatti di Parigi, le dichiarazioni di Hollande, l’intervento armato della Francia e l’incontro in Turchia ha reso ancora più delicata la posizione di Ankara, che ha a lungo scommesso sulla rimozione del regime di Assad. Quale potrà essere  il futuro dei rapporti tra Turchia e Russia, dopo la vittoria elettorale di Erdogan? 

La risposta a questa domanda dipende da molti fattori rilevanti in evoluzione e prima di tutto dalla volontà del sultan Erdogan di cambiare le direttrici della sua linea politica che anche dopo le ultime elezioni continua a suscitare  domande serie di molti osservatori attenti. Ad esempio, il presidente siriano Bashar Assad in un’intervista con la rivista francese Valeurs Actuelles ha accusato la Turchia del pieno sostegno dei gruppi terroristici “Dzhebhat en- Nusra”, il cosiddetto “Stato islamico” e di altri gruppi armati. A sua detta, la Turchia, in confronto con l’Arabia Saudita e il Qatar ha svolto il ruolo più negativo nella crisi siriana. “Ciò è direttamente legato a Erdogan e Davutoglu. L’ideologia che portano nei loro cuori – è l’ideologia dei “Fratelli musulmani”, –  afferma Assad. Ha precisato che la Turchia sostiene i terroristi con finanze, uomini, armi e dati intelligence. Il capo della Siria ha sottolineato che alcuni paesi hanno sostenuto “Dzhebhat en Nusra”, altri hanno appoggiato lo “Stato islamico” mentre la Turchia supporta non solo questi gruppi ma anche altri. In particolare, stando alle parole di Assad, lo stato islamico venderebbe alla Turchia olio. Vediamo inoltre J’accuse di Putin nella fase finale del recente vertice G20 di Antalya. L’ISIS, ha detto il capo del Cremlino, riceve finanziamenti da 40 paesi, compresi i membri del G20. Inoltre, il leader russo ha detto che i membri del G20 hanno ricevuto le necessarie informazioni circa le fonti di finanziamento dello “Stato islamico”  ed alcune “immagini riprese dallo spazio che dimostrano l’entità  del commercio illegale di olio da parte dei terroristi.” Tra chi stava al tavolo rotondo di Antalia c’era il re dell’Arabia Saudita Salman che quasi non nascondeva di aver prestato svariati aiuti alle organizzazioni radicali islamiche. E lo fa anche il Qatar. La stampa russa ed internazionale  ha scritto di migliaia e migliaia di jihadisti che sono arrivati all’Isis dalla Turchia. I media abbondano di informazioni che  in Turchia vi sono campi in cui vengono addestrati ed armati i jihadisti. Ed è in Turchia che ai  feriti nei combattimenti viene fornita la necessaria assistenza medica. Non è poi un grande mistero che la Turchia svolga un ruolo importante nella commercializzazione illecita dell’olio fornito dall’ISIS. Si asserisce addirittura che lo stesso Erdogan e il suo seguito sarebbero coinvolti direttamente in questo business. In un rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite  è stato  notato che “l’ISIS  ha ricevuto armi attraverso la Turchia. ” Con tutto questo gli USA dopo i loro tentannamenti e perdite di tempo, a detta del capo della diplomazia russa Lavrov, si assomigliano a un gatto che vuole nello stesso tempo fare due cose: “mangiare un pesce e non bagnare le zampe”.

Alcuni osservatori autorevoli in Russia parlano della riuscita politica di ricatto che il sultan Erdogan strumentalizza nei riguardi dell’UE (vedi gli aiuti finanziari superiori a 3 miliardi di euro, la liberalizzazione dell’accesso in Europa per i turchi, più aperture alla politica turca nei confronti dei curdi ecc.). Si dice che proprio il successo di questa politica starebbe ad indicare i veri beneficiari degli orrendi attentati di Parigi con i passaporti “siriani” messi dai terroristi in vetrina. Mentre, stando ad alcuni analisti, i veri mandanti dell’attentato aereo contro i russi da oltre dieci anni (224 vittime, tra cui la bimba di 8 mesi), rivendicato dallo “Stato islamico” e’ da ricercare in realtà tra le alte gerarchie del Qatar. Vladimir Putin ha promesso di “trovare e punire” i responsabili di questo attentato in qualsiasi angolo del nostro pianeta senza limiti di tempo. I servizi segreti russi (Fsb) hanno promesso una ricompensa di 50 milioni di dollari a ogni persona che li aiuti a “identificare i terroristi”. Va da se’ che non si può trarre alcuna conclusione definitiva prima della fine dell’inchiesta. La cosa certa è che contro i due Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza sono stati attuati praticamente due atti di aggressione con le conseguenze che ne scaturiscono. A conti fatti potremo parlare in modo più dettagliato dei rapporti tra Turchia e Russia dopo la vittoria elettorale di Erdogan. Ma già oggi è evidente che con la situazione venutasi a creare la Turchia non può permettersi il lusso di essere isolata nella lotta globale contro il terrorismo e di andare avanti con la politica di confronto contro la Russia ritornata alla grande sul palcoscenico della politica mondiale. In ultima analisi oggettivamente la Turchia priva di risorse strategiche necessita più della Russia che la  Russia della Turchia.

2 Esiste oggi uno spazio di collaborazione  tra Russia e Occidente sulle questioni Medio Orientali?

Sì, direi, che questo spazio esiste. A conferma di questa asserzione vorrei attirare la vostra attenzione ad alcuni segnali positivi degli ultimi giorni. Il 16 novembre a Versailles, il presidente Francois Hollande  si e’ detto a favore della formazione di “una grande e unita coalizione” per combattere la “Stato islamico” in Siria. Quasi allo stesso tempo, durante la conferenza stampa finale al vertice del G20 a Antalya il presidente russo ha lanciato una iniziativa simile. “In primo luogo, con Barack Obama, e poi con Vladimir Putin, ho intenzione di discutere il necessario coordinamento delle nostre azioni per poter nel più breve tempo possibile e in modo più determinato raggiungere questo obiettivo “, – ha detto il presidente Hollande nel suo discorso ai sindaci delle città francesi incentrato sul tema della lotta contro lo stato islamico. “Abbiamo bisogno di formare un’ampia coalizione per sferrare colpi potenti, ma sferrarli proprio contro lo “Stato islamico.” – ha detto Hollande. Si prevede che il presidente Hollande si incontrerà con il presidente Putin a Mosca il 26 novembre, ma prima, avrà a Washington uno scambio di idee con il suo omologo americano Barack Obama il 24 novembre. “ Io mi rendo perfettamente conto che diversi paesi hanno anche gli interessi diversi, le diverse concezioni e a volte anche gli alleati diversi.  Ma in questo caso bisogna annientare l’armata che rappresenta pericoli per tutto il mondo anzichè per i paesi concreti”, ha aggiunto Hollande. Ai primi di novembre il ministro degli esteri Lavrov ha detto che la Russia, nonostante le azioni di altri paesi, non si incamminerà mai  lungo la strada di auto-isolamento  e di ricerca dei nemici. “Come più volte ha sottolineato il presidente Putin, nonostante tutte le azioni dei nostri colleghi, non  ci incammineremo’ mai lungo la strada di auto-isolamento e di ricerca dei nemici, siamo sempre pronti a collaborare con  chi  ci contraccambia con la reciprocità e chi nei fatti costruisce le relazioni su base di parità e di rispetto reciproco”, – ha detto il ministro. Ebbene, come vediamo,  uno spazio di collaborazione veramente esiste, ma a certe condizioni di cui ho parlato sopra.

3 L’Alleanza atlantica ha espresso “preoccupazione per l’azione militare in corso in Siria”. Per il segretario Stoltenberg “non stanno colpendo lo Stato islamico, ma oppositori di Assad e civili. Sono incursioni inaccettabili” stanno maturando i tempi di una nuova guerra fredda?

Ho avuto modo di parlare più volte a Bruxelles e anche a Mosca con vari alti rappresentanti della NATO e ho capito che dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia loro hanno un grosso problema ossia quello di ritrovare ad ogni costo per l’Alleanza la ragione d’essere. E’ per questo ovvio motivo che la NATO  continua ad essere ancorata al concetto di guerra fredda. Ma capire i motivi non vuol dire che Mosca sia pronta a dare spago agli approcci dell’epoca dei mammut. Altra cosa è collaborare in base ai temi d’attualità’ concreti. Così pochi giorni fa il presidente Putin ha ordinato alla Marina militare russa di cooperare con la Marina francese, specificando che “il contingente navale francese, guidato dalla portaerei (Charles de Gaulle) arriverà nell’area delle nostre attività a breve”, quindi il comandante dell’incrociatore Moskva, che si trova nel Mediterraneo, si coordini e lavori con i francesi “come alleati”. Ma dirò di più. Nel corso dell’incontro bilaterale del  titolare del Cremlino con il premier Matteo Renzi, tenutosi nel quadro del vertice G-20 di Antalya, si parlava anche del modello promettente di Pratica di Mare messo in esercizio da Silvio Berlusconi in tandem con i russi. Si tratta del vertice del 2002 in cui è stato formato il  Consiglio  Russia-NATO. Molti speravano allora di poter  porre fine alla guerra fredda. Putin ha giudicato la formazione del Consiglio come un momento positivo nel mettere a punto del partenariato a lungo termine tra la Russia e la NATO. Ma, purtroppo, ambedue le parti non sono riusciti a trarre il massimo profitto dall’accordo concluso in Italia. E perchè questo? Perchè l’accordo, a detta di Putin, non è stato seguito dagli appositi cambiamenti nella politica pratica. Ciò nonostante, dice Putin, “ noi non permetteremo a nessuno di coinvolgerci in una guerra fredda. Non permetteremo che questo accada.” L’idea è stata ribadita negli ultimi giorni dallo stesso ministro Lavrov che ha detto che Mosca non vuole e non permetterà l’inizio di una nuova guerra fredda, nonostante la linea di confronto ad opera di Washington e i suoi tentativi di esercitare pressioni sugli alleati. “Facendo scendere la cortina di ferro davanti alla Russia, i paesi occidentali rischiano di schiacciargli un qualcosa” , ha notato il ministro russo con un pizzico di ironia. E pare che i vertici dell’Occidente comincino a comprenderlo. Matteo Renzi, dopo Barack Obama, ha riconosciuto  la Russia di Vladimir Putinun alleato strategico nella lotta contro il terrorismo e non solo. ” Il presidente del Consiglio ha  ammesso che l’Occidente ha fatto  errore cercando di isolare la Russia. E che   “Contro l’ISIS  ci vuole una coalizione con la Russia, l’Unione europea e gli Stati Uniti“.

4 Uno dei temi del vertice erano le relazioni bilaterali tra Italia e Russia, che, secondo Putin, “nonostante i problemi politici, economici ed altri continuano a svilupparsi, anche se a un ritmo più lento“, che tradotto dal linguaggio della diplomazia significa nonostante le sanzioni introdotte dall’Italia le controsanzioni russe. A titolo di esempio, come possiamo giudicare la partecipazione russa all’Esposizione Universale “Expo”?

Quattro milioni di visitatori del padiglione russo“.  Mica male. Un altro esempio promettente. “Nonostante il contesto negativo generalizzato, l’Italia si conferma anche per quest’anno il primo esportatore di prodotti vitivinicoli in Russia. Un dato che ci conforta, ma che deve soprattutto stimolare a fare meglio, sfruttando le defezioni dei concorrenti stranieri, occupando le loro quote e impegnandoci, come intende fare ICE in collaborazione con Vinitaly, in un’attenta e specializzata educazione del consumatore verso il prodotto vitivinicolo italiano» commenta così Paolo Celeste, presente alla 12esima edizione moscovita di Vinitaly Russia in qualità di direttore ICE di Mosca. «È una nota positiva che l’Italia abbia confermato la sua posizione di primo esportatore di vino nella Federazione Russa. Il vino è un’eccellenza della cultura italiana ed è quindi molto importante che il pubblico russo lo conosca e lo apprezzi sempre di più. Restare in vetta non è facile: dobbiamo fare ogni sforzo non solo per mantenere la posizione, ma anche per espanderla, ad esempio portando i nostri prodotti nelle Regioni russe» sottolinea Cesare Maria Ragaglini Ambasciatore d’Italia a Mosca. Il tono altro che quello della guerra fredda. Non vi pare?

5 Quale potrà essere il futuro di Assad  e della Siria? 

Sabato  si sono tenuti i colloqui multilaterali di Vienna sulla Siria che ha visto la partecipazione della Russia, , gli Stati Uniti, le Nazioni Unite, la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, l’Arabia Saudita, la Turchia, l’Iran e altri attori regionali, come pure i rappresentanti dell’UE, della Lega Araba e l’Organizzazione della cooperazione islamica. Il secondo incontro è stato dedicato alla ricerca di una soluzione politica del conflitto. I negoziatori si sono accordati su un certo numero di gruppi terroristici, tra cui  lo”stato islamico” e “Dzhebhat en- Nusra” includendo queste strutture nella lista delle organizzazioni terroristiche. Essi hanno inoltre deciso che i negoziati del governo e l’opposizione devono tenersi entro il 1 ° gennaio dell’anno successivo e che nell’arco dei 18 mesi nel paese devono svolgersi  le elezioni  in  base alla nuova costituzione. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, Barack Obama mercoledì a Manila a margine del vertice APEC, ha detto che la Russia “è stato un partner costruttivo a Vienna sul tema della transizione politica” in Siria. Tuttavia, ha ribadito che gli Stati Uniti e la Russia continuiamo a non essere d’accordo sul destino del presidente siriano Bashar al-Assad. In parallelo, il Cremlino ha sottolineato che, nonostante l’intensificarsi delle sue azioni la Russia come prima rimane pronta a collaborare con l’Occidente. “Se i nostri partner credono che sia giunto il momento di cambiare in qualche modo le nostre relazioni, noi lo sosterremo. Non abbiamo mai rifiutato di lavorare insieme e la porta non è chiusa, “- ha detto il presidente Putin. Di per sé, l’offerta di cooperazione non significa che la Russia non può far fronte  ai terroristi in Siria senza assistenza altrui”. Comunque sia, dopo gli attentati terroristici contro i due Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza non potremo stare più con le mani incrociate. Ne consegue che nel triangolo USA-Europa-Russia  e non solo siano inevitabili cambiamenti rilevanti. Penso che li vedremo a breve.

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