Dopo il successo di Locarno, “Bella e perduta” regia di Pietro Marcello, montaggio Sara Fgaier dal 19 novembre al cinema

Esce nelle sale italiane dal 19 novembre l’atteso film Bella e perduta di Pietro Marcello, montaggio Sara Fgaier, primo Premio Giuria dei Giovani e Menzione speciale Giuria Ecumenica [Svizzera].

Dalle viscere del Vesuvio, Pulcinella, servo sciocco, viene inviato nella Campania dei giorni nostri per esaudire le ultime volontà di Tommaso, un semplice pastore: mettere in salvo un giovane bufalo di nome Sarchiapone.

Nella Reggia di Carditello, residenza borbonica abbandonata a se stessa nel cuore della terra dei fuochi, delle cui spoglie Tommaso si prendeva cura, Pulcinella trova il bufalotto e lo porta con sé verso nord. I due servi, uomo e animale, intraprendono un lungo viaggio in un’Italia bella e perduta, alla fine del quale non ci sarà quel che speravano di trovare.

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«Ho imparato a guardare l’Italia contemplando il suo paesaggio dai treni, riscoprendo di volta in volta la sua bellezza e la sua rovina. Spesso ho pensato di realizzare un film itinerante che attraversasse la provincia per provare a raccontare l’Italia: bella, sì, ma perduta. Anche Leopardi la descriveva come una donna che piange con la testa tra le mani per il peso della sua storia, per il male atavico di essere troppo bella.
Quando mi sono imbattuto nella Reggia di Carditello e nella favola – perché di favola si tratta – di Tommaso, “l’angelo di Carditello”, il pastore che con immensi sacrifici ha deciso di dedicare tanti anni della sua vita alla cura di un bene artistico abbandonato, ho visto una potente metafora di ciò che sentivo la necessità di raccontare: dopo la morte di Tommaso, prematura e improvvisa, Bella e perduta – nato inizialmente come un “viaggio in Italia” destinato a toccare altre tappe – è diventato un altro film, sposando fiaba e documentario, sogno e realtà.
Carditello è l’emblema della bellezza perduta e della lotta del singolo, dell’orfano che non si arrende a un meccanismo incancrenito di distruzione e disfacimento; e allo stesso tempo questa storia così radicata nella Storia del nostro Paese indaga un tema, quello del rapporto tra uomo e natura, mai così universale, a ogni latitudine» Dalle note dell’autore

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Pietro Marcello Nasce a Caserta nel 1976. Frequenta l’Accademia di Belle Arti dove studia pittura. Autodidatta, insegna in carcere nell’ambito del video partecipato e dal 1998 al 2003 lavora come organizzatore e programmatore della rassegna cinematografica Cinedamm presso il Damm di Montesanto, Napoli, di cui è stato uno dei fondatori.In quegli anni realizza il radiodocumentario Il tempo dei magliari e nel 2003 i suoi primi cortometraggi, Carta e Scampia. L’anno seguente porta a termine il documentario Il Cantiere con cui vince l’XI edizione del “Libero Bizzarri”. Nel 2005 realizza il documentario La Baracca, e collabora come volontario per una Ong in Costa d’Avorio per la realizzazione del documentario Grand Bassan.Con Il Passaggio della linea, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia – sezione Orizzonti nel 2007, si fa conoscere a livello internazionale e ottiene riconoscimenti e menzioni.Nel 2009, il suo primo lungometraggio La bocca del lupo, vince il primo premio e il premio Fipresci alla 27° edizione del Torino Film Festival, il Premio internazionale Scam al Cinéma du Réel di Parigi, il Premio Caligari e il Teddy Bear alla Berlinale, il Premio internazionale della giuria e il Premio Signis al BAFICI e molti altri.Nel 2011 gira Il silenzio di Pelešjan, presentato come evento speciale alla 68ma Mostra del Cinema di Venezia e in molti altri festival internazionali.

Sara Fgaier.Nasce a La Spezia nel 1982. Si laurea in Storia e Critica del Cinema presso l’Università di Bologna. Nel 2005 partecipa alla scuola di regia Fare Cinema diretta da Marco Bellocchio e inizia a collaborare con Pietro Marcello: aiuto regista del documentario Il passaggio della linea (2007); aiuto regista, ricercatrice delle immagini di repertorio e montatrice del film La bocca del lupo (2009), vincitore del Torino Film Festival, del Festival di Berlino e di numerosi altri premi internazionali; montatrice del documentario Il silenzio di Pelešjan (2011).Cura il montaggio del documentario Il Treno va a Mosca (2013) di Federico Ferrone e Michele Manzolini e collabora al montaggio del film Sacro Gra (2013) di Gianfranco Rosi, Leone d’Oro alla 70ma Mostra del cinema di Venezia.Nel 2012 vince la sezione Film dell’iniziativa internazionale Rolex “Mentor and Protégé Arts Initiative”, e lavora per un anno sotto la guida del montatore, sound designer e regista Walter Murch.

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