Erri De Luca: la TAV, le grandi opere e il giornalismo in Italia

Il dissenso in questa società viene criminalizzato perché si fa una disinformazione e una diffamazione del dissenso, s’immagini per esempio che la linea Torino-Lione non arriva a Lione, ma si ferma a trenta chilometri fuori Lione, dopo bisogna prendere un bus o un taxi perché non c’è passaggio ferroviario, tutto il guadagno ridicolo di tempo di cui si parla sarebbe bruciato da questo intoppo, ma nessuno lo sa. Questo è informazione, la stampa è reticente persino su questo, fa informazione sbagliata e volontaria a favore di opere inutili, ma pubbliche e quindi ben remunerata” .

Erri De Luca, che abbiamo incontrato a Napoli, parla così, senza mezzi termini.

Scrittore di talento, riconosciuto a livello internazionale, affronta i temi più drammatici del nostro tempo. Nasce a Napoli e poi si trasferisce a Roma. Insegue il sogno di un mondo migliore e milita in Lotta continua. Quando il movimento si scioglie, affronta i mestieri più disparati in Italia e all’estero: operaio in fabbrica, muratore, volontario in Africa, Tanzania dove contrae la malaria, operaio di rampa in aeroporto a Catania. Durante la guerra della ex Jugoslavia va come autista a guidare convogli umanitari. Nel 1999 è a Belgrado durante il periodo dei bombardamenti della NATO. Si immerge nello studio di lingue come il russo, lo swahili, lo yiddish e l’ebraico antico alla ricerca della magia della parola che usa nei suoi versi. Il suo primo libro Non ora, non qui è una rievocazione dell’infanzia a Napoli e risale al 1989. Seguono molti lavori prestigiosi e riconoscimenti internazionali come il premio France Culture per Aceto, arcobaleno, il Premio Laure Bataillon per Tre cavalliil Prix Femina étranger per Montedidio, Il Premio Petrarca in Germania, Le Prix Europeen de la Literature a Strasburgo, il Premio Leteo in Spagna, il Premio Jean Monnet in Francia. Nel 2003 è stato chiamato a far parte della giuria della 56° Edizione del Festival di Cannes. Con la giornalista Chiara Sasso, Wu Ming 1, Ascanio Celestini, Claudio Calia, Simone Tufano e Zerocalcare, ha partecipato alla scrittura del libro Nemico pubblico. Oltre il tunnel dei media: una storia No Tav di cui ha scritto l’introduzione, testo a sostegno dei diritti degli abitanti del territorio della Val di Susa e delle loro istanze sostenute anche dal movimento No TAV. Nel 2013 per alcune frasi, rilasciate in un’intervista contro i cantieri della TAV è stato rinviato a giudizio per istigazione a delinquere. Il processo si è recentemente concluso con l’assoluzione. Oggi è prima linea per affermare la verità. Alla domanda cosa ne pensa del giornalismo in Italia risponde: “…le persone di questo paese non vengono regolarmente informate. Il nostro giornalismo oggi non è più il professionismo dell’informazione, ma l’impiegatizio di un’azienda e ci troviamo di fronte ad una stampa completamente asservita all’ordine del giorno dei partiti e dei poteri di turno, una situazione da Pravda…”Con altrettanta chiarezza, ritiene che “…le grandi opere sono spesso superflue come dimostra la TAV, il MOSE e il progetto della costruzione della Brescia-Verona che va a smantellare territori preziosissimi di vino per risparmiare 4 minuti sulla tratta. Una cosa indecente. Le grandi opere oggi non sono messe a favore dell’economia, ma a detrazione dell’economia. Messina, che è da 14 giorni senza acqua, cosa diavolo se ne fa del ponte se non funzionano gli acquedotti e se per attraversare la Sicilia da Messina a Palermo ci vogliono sei ore? …le grandi opere sono un distogliere denaro pubblico dalle urgenze di questo paese,  sono cialtroneria ben remunerata perché viene affidata per motivi di deroghe speciali alle solite ditte legate ai partiti, di questo sistema di corruzione con la fanfara della stampa che dice che sono grande opere utili”.

Ecco l’intervista video: 

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