Barbiere di Siviglia: operazione internazionale per il ritorno della grande lirica al Teatro Civico della Spezia

LA SPEZIA – Sabato 14 novembre, alle ore 20.45 si inaugura la Stagione d’Opera e Balletto del Teatro Civico della Spezia per l’organizzazione del Circolo Fantoni e Al.Ba. srl.

L’opera che aprirà il ricco cartellone sarà il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini che nella nostra città arriva con una produzione del Teatro di Milano e Lugano Theatre Ballet.

Il coro e l’orchestra del Teatro di Milano diretti dal M° Valter Bordin accompagneranno sulla scena un cast degno dei più importanti teatri lirici nazionali. Paolo Antognetti nei panni del Conte di Almaviva e Giorgio Valerio in quelli di Figaro. Una Rosina interpretata da Mirella Di Vita e Carlo Torriani nel ruolo di Bartolo. Pierluigi Dilengite e Stefania Del Santo nei ruoli di Basilio e di Berta ed ancora Angelo Lodetti e Alessandro Orlando. Il tutto per la sapiente regia di Massimo Pezzutti.

Un impegno gravoso quello preso dal Circolo Fantoni per riportare la lirica nel nostro teatro partendo, appunto, da una produzione internazionale ma cogliendo anche l’opportunità di portare sul palcoscenico della nostra città anche un tenore spezzino quale Paolo Antognetti, una voce importante nel panorama musicale italiano che ha lavorato con direttori e registi di fama internazionale tra i quali: Zubin Metha. Riccardo Muti, Daniel Oren, Marco Armiliato, Fabio Mastrangelo, Franco Zeffirelli, Pierluigi Pizzi, Enrico Stinchelli, Corrado Canessa.

Appuntamento quindi per sabato prossimo per questo importante debutto che ha suscitato un vivo interesse nei melomani spezzini e che si preannuncia come un importante evento per la città.

Alcuni biglietti ancora disponibili presso il botteghino del Teatro Civico, del Circolo Fantoni e dell’ufficio informazioni turistiche di Sarzana. Informazioni e prevendite: tel. 0187 716106 – 0187 757075.

 

NOTE DI REGIA

L’ Almaviva o l’inutile precauzione di Cesare Sterbini per la musica di Gioachino Rossini, debutta al Teatro Argentina di Roma nel 1816 ottenendo, come risaputo, un clamoroso “fiasco”.

Meno risaputi sono invece i reali motivi di questo insuccesso (che già dalla seconda replica si trasforma in un trionfo) e si preferisce accreditare una serie di aneddoti che colorano l’effettiva cronaca dell’evento.

Il gatto nero comparso in palcoscenico, la corda della chitarra del Conte che si spezza durante la serenata ed il naso sanguinante di Basilio, devono lasciare il posto ad altre più importanti ragioni che non trovano riscontro nemmeno nella ipotesi che i sostenitori di Paisiello (compositore, con grande successo, de Il Barbiere di Siviglia ovvero La Precauzione inutile nel 1782) avrebbero organizzato la pioggia di fischi (ma all’epoca era prassi, per i musicisti, servirsi di un soggetto già utilizzato da altri colleghi) o in quella di un boicottaggio da parte dei proprietari del Teatro Valle (concorrenti dell’Argentina) che a Rossini erano però legati da profonda amicizia.

Le cause effettive sono da imputarsi allo stesso Rossini che nel suo “Barbiere” volle introdurre numerose novità musicali e drammaturgiche, disorientando il pubblico romano in quella sera del 20 Febbraio ma che ne fecero, in seguito, la fortuna dell’opera stessa riconosciuta poi come un capolavoro.

Grazie anche al libretto dello Sterbini più aderente, rispetto ad altre edizioni, all’originale francese Le Barbier de Siville di  Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais andato in scena a Parigi nel 1775, il Maestro pesarese presenta il barbiere sivigliano sotto una nuova luce, cogliendo ed esaltando l’aspetto rivoluzionario della vicenda e del resto, la lezione gli viene da La Folle journèe ou le Mariage de Figaro sempre del Beaumarchais (1784) e musicata da Mozart (1786) con l’apporto letterario di Da Ponte, negli anni vicinissimi ai cambiamenti sociali che l’ Ottantanove aveva portato alla Francia e al mondo intero.

Il valore del denaro come “motore” principe delle azioni, elemento caratterizzante della nuova borghesia di cui Figaro ne è il rappresentante più originale e significativo, emerge con grande forza.

Il “factotum” (a cui, non a caso, viene conferito il timbro vocale di baritono che nell’Ottocento operistico vivrà il massimo fulgore) tratta con i nobili senza sottomettersi alle loro volontà ma, da pari a pari, pieno di fiducia in se stesso è intraprendente e molto intelligente; la gioia di vivere, la bravura e l’astuzia esplodono nella cavatina di sortita che è divenuta uno dei brani più famosi di tutta la produzione melodrammatica.

Il personaggio del Conte di Almaviva (tenore), si libera dai precedenti schemi interpretativi riservati al suo ruolo divenendo il prototipo del tenore romantico: innamorato, capace di grandi virtuosismi, deciso e coraggioso.

Rosina è affidata alla corda di contralto per meglio valorizzare la natura di un carattere passionale o al registro di soprano, per puntare più sull’aspetto civettuolo; determinata ed energica, non disposta ad accettare le convenzioni dell’epoca (altro forte accento sul tema rivoluzionario) senza dimenticare, nella sua definizione, l’aspetto capriccioso tipicamente femminile.

Bartolo (basso buffo) sembra una figura prestata dall’Ancienne Régime, non più al passo coi tempi e, per questo, eletto a icona del perdente. Infine, Don Basilio (basso) delinea un essere servile e calunniatore, scaltro e opportunista; con graffiante satira, a questo personaggio ricco di “virtù”, viene appunto assegnato il mestiere di maestro di musica!

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