La gloria non è ancora finita: Umberto Tozzi

L’occasione per parlare di Umberto Tozzi è il singolo appena uscito, “Sei tu l’immenso amore mio”che ha preceduto, di poco, un nuovo album, “Ma che spettacolo”. Umberto Tozzi è uno dei cantanti italiani che ha venduto più dischi, circa 80 milioni e la sua celebre “Gloria”, insieme a “Volare di Modugno, è la canzone italiana più famosa al mondo. La vita di Tozzi è costellata di improvvisi trionfi e pause di riflessione, una carriera iniziata ufficialmente nel ’68 che lo ha visto protagonista in Patria e all’estero. Nasce come chitarrista di buon livello accompagnando il fratello maggiore Franco che conobbe una effimera notorietà; una prima svolta avvenne con l’incontro con Adriano Pappalardo il quale, ai tempi, godeva di un certo credito nell’ambiente musicale e con il quale collaborò intensamente.

La gavetta prosegue con esperienze varie arrangiando brani anche per Mia Martini Ivano Fossati e in gruppi come “La Strana Società”, quelli del tormentone “Pop Corn”. Ma la svolta vera, quella che ti cambia la vita, arriva grazie all’incontro con l’indimenticato paroliere-produttore Giancarlo Bigazzi. Umberto Tozzi esordisce con “Donna amante mia”: “Come cresce bene il nostro amore, non lo voglio abbandonare, questo timido germoglio…”. Il disco non vende molto, sebbene già interessante, ma l’anno dopo, siamo nel ’77, arriva il successo clamoroso con “Ti amo”che stravince il Festivalbar e sbanca la hit parade vendendo tantissimo anche all’estero, in particolare in Francia con la cover di Dalida. Questa canzone di facile presa, dal testo ironico e dal ritornello inconfondibile, sarà uno dei marchi di fabbrica del cantante torinese. Visto che ad ogni estate apparivano sulla scena diverse meteore, nessuno si aspettava che Tozzi bissasse l’exploit precedente, invece, contro tutti i pronostici, esce “Tu” ed è un altro trionfo. Sull’onda della popolarità, mentre Umberto è diventato il nuovo idolo delle platee femminili, il trittico magico si completa, nel ’79, con la travolgente “Gloria”, brano diventato di dominio mondiale che raggiunse il primo posto negli USA con la versione di Laura Branigan e che verrà pubblicamente elogiato addirittura dal grande compositore Burt Bacharach.

Negli album precedenti, erano presenti altri brani interessanti come “Dimentica dimentica” e “Zingaro”, mentre in questo “Gloria” troviamo piccole perle come “Non va che volo” ma soprattutto la splendida, poetica ed amara “Qualcosa Qualcuno”: “…amare cos’è? E’ ascoltare in silenzio la luna. E’ perdere te e soffrir senza fare rumore. Amare sei tu, rassegnato risveglio di un fiore. Amare di più  è una dolce follia, è anche un po’ colpa mia…che ti amo di più …”.  A questo punto è difficile superarsi, iniziano gli anni ottanta ma le cose procedono bene con “Stella stai” il cui album contiene, tra le altre, “A cosa servono le mani”. L’anno seguente è la volta di “Notte Rosa” altro classico: “…e un naufragio farò più possibile a sud, abbracciando il tuo corpo per ore ed ore, a far l’amore con la tua assenza…”, nel 33 giri troviamo anche “Roma Nord”. Il biennio successivo è quello di “Eva” e “Nell’aria c’è” ma la crisi è dietro l’angolo, infatti, l’album “Hurrah” dell’84 vende poco, confermando la spietata legge del mondo musicale che vuole che dopo enormi successi subentri un declino.

Tozzi rimane alla finestra per tre anni e quando il rischio di rimanere nell’oblio si fa concreto, come un’araba fenice risorge e vince il Festival di Sanremo insieme a Morandi e Ruggeri con la nazional-popolare “Si può dare di più ”. Un brano semplice, con un testo ingenuamente impegnato, la cui vittoria premia la carriera di tre grandi protagonisti della musica di casa nostra e che ha avuto il merito di restituire il lavoro ai dipendenti della casa discografica, la CGD, che si trovavano in cassa integrazione. Tornato sulla breccia, Tozzi riconquista l’Europa insieme a Raf con la celeberrima “Gente di mare”che spopola nel vecchio continente. Dopo dischi live e tournee, avviene la separazione dal fido Bigazzi, rompendo un sodalizio secondo solo al duo Mogol/Battisti. Altra pausa di riflessione seguita da un’altra vittoria, quella del Festivalbar del ’94 con “Io muoio di te”: “Ogni cosa fai, ogni se, ogni mai, io muoio di te. Ogni volta no, ogni tuo non so, ogni tornerò, io muoio di te…”.

Proseguendo tra raccolte e concerti prestigiosi, Umberto Tozzi trova il modo da una parte di fare beneficenza per un ospedale pediatrico devolvendo gli incassi di un disco e dall’altra di evadere il fisco italiano stabilendo la residenza a Montecarlo e subendo una condanna ad 8 mesi con pena sospesa. Si diceva del nuovo singolo ed album, incentrati, come sempre su tematiche di coppia, “Sei tu l’immenso amore mio”: “Sei tu l’immenso amore mio, non so spiegartelo neanch’io perché ti voglio cosi’…”.

Una lunga carriera spesa a cantare le mille sfaccettature di quella che in fondo, è la cosa più bella della vita, l’amore.

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