Io sto con Bjelica

LA SPEZIA – Abbiamo appreso in questa settimana che Nenad Bjelica è stato confermato.
Per chi, come me, ritiene che Bjelica – dopo le esperienze passate, anche recenti, che dà fastidio perfino rievocare – sia stato il meglio che ci potesse capitare, dovrebbe essere una buona notizia.
Ed invece credo che sia una pessima notizia perché il fatto di averlo confermato non può che essere la conseguenza di averlo messo in discussione.
Bene, dopo i giocatori, viene messo in discussione anche l’allenatore così il peso delle aspettative e delle responsabilità condizionerà non solo le gambe dei ragazzi ma anche il pensiero del mister.
Nenad Bjelica si è imposto all’attenzione ed all’affetto del gruppo e del pubblico per la serietà del suo stile, per la cultura del lavoro, per l’ostinazione di scegliere atleti che avessero altri valori oltre a quelli tecnici, per aver così costruito un gruppo di ragazzi bravi e generosi sempre più coinvolti in quello che oggi i commentatori d’alto bordo chiamano progetto.
Non mi risulta abbia mai mancato di rispetto al pubblico, anzi mi è parsa una forzatura giornalistica quella di attribuirgli quell’accusa di imborghesimento che, se non ho capito male, non riferiva certo ai tifosi ma se mai, anche con una certa eleganza linguistica, all'”ambiente”.
C’è qualcuno che ha nostalgia di allenatori che si portano dietro squadriglie di collaboratori, tutti da pagare naturalmente o che rifilano l’acquisto di qualche “svernatore” perché impostogli magari da amici procuratori?
Credo di no. Ed allora non buttiamo via tutto quello che di buono è stato fatto soprattutto in questi due anni, tutto quello che ha fatto divertire il pubblico ed aumentare i tesserati, che ha fatto sognare e farà ancora sognare se avremo la pazienza di seguire con fiducia lo svolgersi di un campionato lungo, lunghissimo, che comincerà a dare i suoi responsi assai più in avanti.
È vero, la squadra vive un periodo di appannamento, di minor freschezza e disinvoltura e anche l’allenatore avrà anche commesso qualche errore di troppo, chi non ne commette, ma è pur tuttavia nelle posizioni di classifica che consentono qualsiasi sviluppo e forse soffre anche di incertezze societarie che stanno venendo al pettine e che forse si sono a suo tempo sottovalutate.
Questa squadra è orfana di un direttore sportivo di esperienza e qualità quale è stato Guido Angelozzi. È stato davvero sostituito a dovere?
Abbiamo nuovi dirigenti che con il calcio professionistico, quello vero, non hanno alcuna dimestichezza: non basta seguire la squadra per diventare dirigenti di una società di serie B.
E ci sono infine due questioni sulle quali sarà bene fare chiarezza anche per sfuggire alla suggestione di addossare a chi va in campo il risultato di errori ed equivoci che non gli appartengono e magari, con qualche ribaltone, confondere le idee a tutti.
La prima riguarda il rapporto fra il nostro amatissimo patron e la Sampdoria.
Le smentite in questo senso sono sempre meno e meno convinte.
L’attuale legislazione calcistica non consente a due società appartenenti alla stessa proprietà di militare nella stessa serie.
Io mi accontenterei anche di stare sempre in serie B perché senza Volpi non ci sarà la serie A ma non ci sarà neppure la serie B.
Comunque, come dicono i francesi, il faut savoir.
Si è poi sparsa voce in città di presunte ambizioni politiche del presi-dente.
Tutto legittimo, non si usi però lo Spezia.

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