La discriminazione dei fumatori (di Alberto Bonfigli)

La legge antifumo regola la pratica del fumo e ne indica i vari divieti, limitando la possibilità di fumare negli spazi pubblici e sul posto di lavoro. Dalla legge Sirchia a quella della Lorenzin, la discriminazione dei fumatori continua e si inasprisce.
Al momento, nel nostro Paese, per legge antifumo ci si riferisce a quella del 16 gennaio 2003, n. 3, detta, appunto, legge Sirchia, dal nome del suo promotore Girolamo Sirchia, componente del governo Berlusconi. Ma ripercorriamo la via della campagna antifumo negli anni, ovvero l’iter che ha posto in essere la discriminazione dei fumatori ad ogni ulteriore modifica.

Nel 1972, dietro prescrizione della CEE, in Italia ha preso origine il divieto di pubblicizzare i prodotti per i fumatori.

Nel 1975, entra in vigore la legge n. 584 con la quale è vietato fumare sui mezzi di trasporto pubblico (con eccezione delle carrozze riservate ai fumatori), e in locali pubblici come ospedali, cinema, teatri, musei, università e biblioteche.

Nel 1986, il Ministro della Sanità Costante Degan presenta un disegno di legge con il quale prova ad estendere il divieto di fumo anche ai ristoranti e sul posto di lavoro. Ma tale progetto dette luogo a moltissime proteste, tanto che fu messo da parte.

Il 1991 segna la prima volta che viene impresso sui prodotti da fumo – per la prima volta in Italia – la scritta a caratteri cubitali Il fumo è nocivo.

La citata legge Sirchia, al suo articolo 51, stabilisce che il fumo è vietato nei locali chiusi, esclusi quelli privati non aperti al pubblico, e a eccezione di apposite sale fumatori nelle quali è possibile anche assumere cibo. Una modifica del 2013, inoltre, aggrava ulteriormente la materia, estendendo il divieto di fumo anche nelle aree all’aperto di pertinenza delle istituzioni scolastiche. Per quanto riguarda le sale fumatori – di cui il Ministro non ha previsto l’obbligo -, soltanto l’1% dei locali pubblici ha messo a disposizione degli ospiti una sala fumo, a causa degli elevati costi per l’adeguamento.

Da più parti si fanno pressioni per estendere il divieto di fumo anche negli stadi, ed esistono movimenti d’opinione che chiedono di proibire il fumo anche nei giardini pubblici. Intanto, dal novembre 2013, il Ministro della salute Beatrice Lorenzin, ignorando le varie proteste, ha posto in essere il totale divieto di fumo nelle scuole, compresi i cortili, durante l’intervallo. Beatrice Lorenzin insiste, proponendo una modifica alla legge Sirchia per vietare di fumare nelle spiagge attrezzate, parchi pubblici, auto private se trasportano minori e nelle serie TV. E ancora: per ridurre l’attrazione verso il fumo, il Ministro Lorenzin intende aumentare progressivamente il prezzo dei tabacchi attraverso nuove accise.

Intanto, il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo riguardante i prodotti a base di nicotina. I pacchetti da dieci sigarette vengono eliminati dal mercato, poiché si ritiene che siano attraenti per i giovani, e sono in arrivo le immagini shock sulle confezioni per disincentivare il consumo. Tuttavia, la novità più importante è quella delle fotografie di persone in ospedale e dei particolari dei corpi malati, con accanto scritte tipo “Il fumo del tabacco contiene oltre 70 sostanze cancerogene” e “Il fumo uccide”. La norma citata, prevede anche il divieto di fumare in auto quando ci sono bambini o donne incinte, nonché nelle pertinenze esterne degli ospedali e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pediatrici, nonché nelle pertinenze esterne dei singoli reparti pediatrici, ginecologici, di ostetricia e neonatologia.

Che dire?

Che non si possa fumare all’interno dei locali pubblici, come ristoranti, cinema, scuole, ospedali, negozi di vario genere, centri commerciali e via dicendo, è senza dubbio un provvedimento giusto e equo se pensiamo a coloro che non fumano e che, giustamente, non vogliono odorare le volute di fumo che possono disturbare, e ancor più evitare il fumo passivo. Quindi, nulla da ridire.
Ma che ogni ministro della salute che si insedia a Palazzo Chigi voglia stampare a fuoco il suo nome nei libri di storia, sempre a discapito dei fumatori, è un altro paio di maniche. Il bello, però, è che, come in questo caso, quando un ministro prende possesso della poltrona e trova già una legge più o meno completa – legge Sirchia, che consente di fumare liberamente nei luoghi aperti (compresi stadi, parchi e spiagge) e in quelli parzialmente coperti (dehors, portici…) oltre che, ovviamente, nelle residenze private e nelle sale fumatori, si chiede, naturalmente, cosa può fare per far sentire la sua presenza. E la sua risposta è tanto ovvia quanto assurda e illogica: “Divieto di fumo anche all’aperto” – d’altronde non c’era rimasto più nulla da vietare.

E allora vengono prese di mira le spiagge, i parchi, gli stadi, le auto e le pertinenze esterne – all’aperto – di una serie di ospedali. “Fatto! Ora sarò famosa, e i miei nipoti leggeranno il mio nome sui libri di storia e nelle riviste mediche specialistiche, nonché sulle enciclopedie e nei vari servizi giornalistico-storici dei quotidiani e delle emittenti televisive”.

Ed ora la parte seria.

Se si parla di fumo – artatamente, per distogliere l’attenzione dal vero problema -, si pensa che la gente dimentichi il vero responsabile di innumerevoli malattie mortali: l’inquinamento. E l’inquinamento non è solo quello atmosferico – l’unico di cui si parla ogni tanto, proprio quando succede qualcosa di sgradevole -, ma è anche idrico, del suolo, degli ambienti confinati, domestico, sul luogo di lavoro, urbano. Inoltre, si deve anche parlare del tipo di agente inquinante: chimico, fotochimico, biologico acustico, elettromagnetico, luminoso, termico, genetico, radioattivo/nucleare, naturale, architettonico, agricolo, industriale.

Mi pare sufficiente, no?

Visto che il tema è il fumo di tabacco, e certamente non parlare di tutto l’inquinamento appena citato, affrontiamo il problema dell’inquinamento atmosferico. Sì, poiché se viene vietato il fumo negli spazi aperti, implicitamente si deve pensare all’inquinamento atmosferico, e non alla sottomissione al fumo passivo di chi si trova nel parco o in spiaggia. Non esiste!

All’origine dell’inquinamento atmosferico non c’è il fumo dei tabacchi, bensì l’attività dell’uomo che con le industrie, il riscaldamento e le automobili è causa di immissione nell’aria di gas nocivi, quali ossido di carbonio, anidride solforosa, ossidi di azoto, benzene, ozono e polveri sottili. Ma quelle più presenti e dannose sono senza ombra di dubbio l’ozono, il particolato atmosferico e il biossido di azoto. Le principali cause inquinanti dell’atmosfera, quindi, sono la crescente presenza dell’uomo sul territorio, con esigenze sempre maggiori di fonti di energia, di mobilità e di sviluppo industriale, che sono la causa principale del cattivo stato dell’aria. In conclusione, vorrei proporre un caso emblematico di discriminazione che ho trovato su un sito di cui riporto l’indirizzo web per coloro che vogliono toccare con mano una profonda iniquità: www.leggo.it.

In finale dell’articolo troverete, come presente ormai in quasi tutti i siti web, il pulsante “Condividi”, che, giustamente, offre la possibilità di esprimere la propria opinione in merito alla condivisione di quanto è stato scritto. In questo caso, noterete che l’articolo è stato condiviso da 12mila persone. Un bel numero, ma se consideriamo i milioni di persone che avrebbero avuto la possibilità di esprimersi: un’illusione “numerica”.

Tuttavia il fatto discriminante non sta in questo, ma, come avrete modo di appurare, manca il pulsante dedicato a chi “non condivide” quell’articolo. Pertanto, i 12mila click non hanno alcun valore. Comportamento deplorevole!

(Alberto Bonfigli)

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