Vivibilità ambientale, secondo Legambiente Spezia è al 30° posto

Edizione numero 22 per “Ecosistema Urbano“, la ricerca di Legambiente (eseguita con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore) sulla vivibilità urbana, che tiene in considerazione 18 indicatori: tre sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili). In questa edizione (si legge sul sito di Legambiente) sono due su diciotto gli indicatori selezionati per la classifica finale (incidenti stradali e consumi energetici domestici) che utilizzano dati pubblicati da Istat.

A guidare la classifica è Verbania, a chiuderla Messina: dal punto di vista ambientale, in generale si vive meglio al Nord che al Sud e, secondo questa ricerca, La Spezia si piazza al 30° posto su 104 città.

L’intero dossier è scaricabile qui, mentre su www.legambiente.it è possibile consultare la classifica.

Secondo Legambiente, però, i passi in avanti sono troppo pochi: le città sono ingessate, statiche e pigre.
“Per sperare che le nostre città migliorino – 
dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – c’è una sola strada. Fare la scelta strategica, con i ministeri interessati coordinati da una vera cabina di regia, di fare dell’innovazione urbana e del miglioramento della vita in città la vera grande opera pubblica. La trasformazione delle città è una grande sfida che intreccia nuovi bisogni con cambiamenti istituzionali e organizzativi con sviluppo di nuove filiere industriali e passa dalla messa in sicurezza dalle catastrofi naturali, dal rilancio della vita sociale nei quartieri, dalla valorizzazione della cultura, dalla riqualificazione energetica, dall’arresto del consumo di suolo, dagli investimenti nel sistema del trasporto periurbano, dal sostegno alla mobilità nuova. Una scelta politica che andrebbe nella direzione dell’interesse generale: si crea lavoro migliorando il benessere e mettendo al sicuro le nostre città. Questa sì sarebbe un’ottima carta con cui l’Italia, patria dei liberi comuni, si potrebbe presentare a Parigi, nella prossima COP 21 a dicembre”.

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